La TARI, a Frosinone, sembra trasformarsi in uno scrigno da custodire gelosamente. Non solo per il suo peso nelle casse comunali, ma per un fenomeno amministrativo che meriterebbe approfonditi studi: accesso agli atti con risposte parziali, versioni multiple e, infine, silenzio.
La vicenda è semplice, estremamente semplice. I consiglieri comunali Giovambattista Martino e Pasquale Cirillo chiedono i dati completi sulla morosità TARI per svolgere il proprio ruolo di controllo. “Non una curiosità personale, non una richiesta bizzarra, ma l’esercizio di una prerogativa prevista dalla legge. L’articolo 43 del TUEL parla chiaro: accesso pieno e diretto. Fine. Nessun enigma, nessun bizantinismo interpretativo.
In un primo momento, a seguito della richiesta completa dei dati, è stato inviato esclusivamente un elenco anonimo di contribuenti morosi relativo agli anni dal 2014 al 2022, contenente due codici numerici identificativi per ogni posizione”. – Si legge in una nota congiunta.
“Successivamente, a fronte del diniego opposto alla richiesta di ulteriori dati, i sottoscritti hanno chiesto almeno l’indicazione degli indirizzi. È stato quindi trasmesso un elenco di indirizzi palesemente incompleto e parziale, meno della metà rispetto ai casi di morosità indicati nel primo invio, senza riportare i codici identificativi precedentemente forniti, rendendo quasi impossibile la correlazione tra l’elenco dei morosi e quello degli indirizzi. Quindici giorni orsono, dopo l’ultima richiesta integrativa: “risposta muta”.
L’Amministrazione ha pensato bene di adottare la più antica delle tecniche burocratiche: il silenzio. Non un diniego motivato, non una richiesta di chiarimenti, non un “stiamo lavorando”. Nulla. – Incalzano Cirillo e Martino.
Il risultato è paradossale. Da un lato la legge riconosce ed affida ai consiglieri un potere di controllo, dall’altro lato la prassi amministrativa sembra suggerire che il modo migliore per evitarlo sia semplicemente ignorare le richieste. Una sorta di “trasparenza selettiva”: si veda quello che si vuole sia visto, il resto rimanga avvolto nella nebbia”.
Segnalazione al Prefetto
“La questione non è affatto marginale. Parliamo della morosità TARI, cioè di entrate fondamentali per i servizi pubblici. Sapere dove si concentrano le criticità non è un capriccio politico, ma uno strumento per valutare l’efficacia delle politiche di riscossione e la giusta ripartizione del peso contributivo. Impedire, di fatto, questa analisi significa depotenziare il controllo democratico.
E così si arriva all’epilogo: una segnalazione al Prefetto, perché quando il dialogo istituzionale si interrompe, resta solo l’intervento esterno. Non esattamente il miglior biglietto da visita per l’Ente che rappresentiamo e che dovrebbe fare della trasparenza una bandiera. – Rimarcano i consiglieri.
Se dovessero non trovare spiegazione le prime risultanze contabili estrapolate dai dati, pochi e parziali, messi a disposizione, l’argomento potrebbe diventare deflagrante: la cancellazione del contratto sociale.
Considerati unicamente i casi di mancata contribuzione superiore ai 1000 euro, risultano centinaia le persone giuridiche (esercizi commerciali, società, attività produttive etc.), 520 per l’esattezza, che anno dopo anno, tra le pieghe di un dedalo normativo (14 modalità di riscossione), non hanno pagato la TARI per oltre 2 milioni e 850 mila euro, il 76% del debito totale.
La maggior parte, due su tre, di coloro che producono reddito e tanti rifiuti non paga la TARI, mentre buona parte delle famiglie e dei cittadini, ad esigua produzione di rifiuti, in proporzione, si fa carico regolarmente della contribuzione. Nel frattempo, il silenzio continua a parlare. Molto più delle risposte”. – Chiosano Martino e Cirillo.