La pensione rischia di diventare un traguardo ancora più distante per milioni di lavoratori italiani. Il governo sta lavorando a una nuova revisione del sistema previdenziale che, da un lato, punta a confermare alcuni strumenti di uscita anticipata, ma dall’altro prepara un progressivo innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi previsti dalla riforma Fornero.
Il risultato sarà un sistema a doppio binario: da una parte la proroga delle misure di flessibilità per accompagnare i lavoratori verso la pensione, dall’altra l’aumento automatico dell’età pensionabile collegato all’aspettativa di vita. E per le nuove generazioni, soprattutto per chi rientra interamente nel sistema contributivo, andare in pensione potrebbe diventare sempre più complicato.
Isopensione, il governo valuta la proroga fino al 2029
Tra le ipotesi sul tavolo dell’esecutivo c’è il mantenimento dell’isopensione con l’attuale meccanismo che consente fino a sette anni di anticipo rispetto alla pensione ordinaria. Lo strumento, introdotto con la legge Fornero, permette alle aziende con oltre 15 dipendenti di accompagnare i lavoratori all’uscita attraverso accordi sindacali, sostenendo economicamente sia l’assegno pensionistico sia i contributi fino al raggiungimento dei requisiti previsti.
Senza una modifica normativa, però, dal 2027 l’anticipo massimo tornerebbe automaticamente a quattro anni. Per questo motivo il governo starebbe studiando una proroga fino al 2029, probabilmente attraverso un emendamento al decreto Primo Maggio.
La ministra del Lavoro Marina Calderone ha confermato che l’obiettivo è evitare che imprese e lavoratori perdano uno degli strumenti più utilizzati negli ultimi anni per la gestione degli esuberi e il ricambio generazionale.
Dal 2027 scattano gli aumenti automatici
Il nodo principale resta però quello dell’adeguamento all’aspettativa di vita. A partire da gennaio 2027 entrerà infatti in vigore un primo aumento dei requisiti pensionistici: servirà un mese in più per lasciare il lavoro.
L’incremento continuerà poi negli anni successivi. Nel 2028 sono previsti altri due mesi aggiuntivi e ulteriori due mesi potrebbero arrivare nel 2029. In totale, nell’arco di tre anni, l’età pensionabile aumenterebbe di cinque mesi.
Per la pensione di vecchiaia ordinaria il requisito passerebbe così: 67 anni e un mese nel 2027; 67 anni e tre mesi nel 2028; fino a 67 anni e cinque mesi nel 2029.
Anche la pensione anticipata sarà interessata dall’aumento. Per gli uomini saranno necessari oltre 43 anni di contributi, mentre per le donne il requisito supererà i 42 anni.
Giovani sempre più penalizzati
A preoccupare maggiormente sono soprattutto i lavoratori più giovani e chi ha carriere discontinue. Nel sistema contributivo puro, infatti, il raggiungimento dell’età pensionabile potrebbe non bastare più per ottenere l’assegno, perché bisognerà anche soddisfare determinate soglie minime legate all’importo maturato.
Uno scenario che alimenta il timore di un ulteriore slittamento dell’uscita dal lavoro e che riporta il tema delle pensioni al centro del dibattito politico e sociale.