Serie D – L’ansia e l’incertezza che stanno accompagnando le ore decisive per il futuro del Sora Calcio hanno superato da tempo i confini della città. La vicenda viene seguita con attenzione anche da chi, in epoche diverse, ha contribuito a scrivere pagine importanti della storia bianconera. Tra questi ci sono Pasquale Luiso e Massimiliano Farris, due nomi che a Sora evocano ricordi, emozioni e stagioni rimaste nella memoria dei tifosi e che la nostra redazione ha sentito in esclusiva.
Da una parte il “Toro di Sora”, uno degli attaccanti più rappresentativi mai passati in maglia bianconera, protagonista poi di una brillante carriera in Serie A e nelle competizioni europee. Dall’altra Massimiliano Farris, oggi tecnico in seconda dell’Al-Hilal al fianco di Simone Inzaghi dopo aver condiviso con lui un lungo percorso tra Lazio, Inter e ora Arabia Saudita, ma che nel 2013-2014 guidò il Sora in Serie D vivendo una delle stagioni più difficili e formative della sua carriera.
Entrambi hanno deciso di lanciare un messaggio chiaro a chi è chiamato a decidere il destino della società.
«Parlo da uomo che ha avuto l’onore di indossare questa maglia e da persona che a Sora è legata per sempre», afferma Luiso. «In questi giorni sto seguendo con apprensione quello che sta accadendo attorno al futuro del Sora Calcio e sento il dovere di rivolgere un appello a tutti coloro che hanno la possibilità di decidere le sorti di questa società».
Per l’ex bomber bianconero il Sora rappresenta molto più di una semplice realtà calcistica. Non a caso il soprannome che lo ha accompagnato per tutta la carriera è rimasto indissolubilmente legato alla città volsca. Il “Toro di Sora”, così ribattezzato per il suo passaggio dal Sora al Torino ma anche per il carattere battagliero che metteva in campo, è ancora oggi uno dei volti più identificati con la storia calcistica cittadina.
«Il Sora non è soltanto una matricola o un titolo sportivo. È una storia lunga quasi centoventi anni, è una città intera che si riconosce nei colori bianconeri, è il sacrificio di generazioni di dirigenti, allenatori, calciatori e tifosi che hanno contribuito a costruire qualcosa di importante».
Da qui l’appello rivolto alle parti coinvolte nella trattativa.
«Ho vissuto personalmente l’affetto di questa piazza e so cosa rappresenti il calcio per la gente di Sora. Per questo motivo chiedo a tutte le parti coinvolte, in primis al presidente Angelo Tinto, di fare uno sforzo, di mettere da parte interessi personali, incomprensioni e rigidità, per trovare una soluzione che permetta al Sora di restare a Sora».
Parole che trovano piena sintonia in quelle di Massimiliano Farris. Oggi vive il calcio ai massimi livelli internazionali, ma il legame con Sora è rimasto forte. Nella stagione 2013-2014 sedeva infatti sulla panchina bianconera in Serie D, in un’annata segnata da enormi difficoltà societarie e da continue emergenze che hanno lasciato un segno profondo nel suo percorso professionale.
«Seguo con grande attenzione le vicende del Sora perché questa piazza ha rappresentato una tappa importante della mia carriera e porterò sempre con me il ricordo dell’affetto ricevuto. Conosco bene il calore, la passione e l’attaccamento dei tifosi sorani ai colori bianconeri e per questo mi auguro che il titolo possa restare in città».
L’ex tecnico bianconero si rivolge direttamente a chi dovrà assumere una decisione tanto delicata.
«Il Sora appartiene alla sua gente, a chi lo segue da sempre, a chi soffre e gioisce per questa maglia. Rivolgo anche io un sentito appello ad Angelo Tinto affinché una scelta così importante venga compiuta con responsabilità, sensibilità e piena consapevolezza di ciò che il Sora rappresenta per l’intera comunità. Sarebbe bello vedere prevalere il bene della città e del suo straordinario patrimonio sportivo».
Le parole di Luiso e Farris si aggiungono a quelle dei tifosi, delle istituzioni e di quanti in queste settimane stanno chiedendo che venga salvaguardata una storia iniziata quasi 120 anni fa. Un patrimonio sportivo e identitario che, secondo chi quella maglia l’ha vissuta da protagonista, merita di continuare a vivere a Sora, davanti alla sua gente e nel suo stadio.