“Stellantis deve accelerare la definizione del piano per lo stabilimento di Cassino, anticipandone tempi e contenuti e fornendo indicazioni chiare sui modelli produttivi e sui volumi. Cassino è oggi l’unico sito industriale italiano del Gruppo ancora in attesa di una prospettiva definita e questa situazione alimenta incertezza tra i lavoratori, le imprese dell’indotto e l’intero territorio”. La Regione Lazio al tavolo sull’automotive che si è tenuto al Mimit, per bocca della vicepresidente Roberta Angelilli, continua a descrivere senza fronzoli la situazione drammatica del sito di Piedimonte San Germano e dell’indotto. Al di là ed oltre le consuete acrobazie, escogitate probabilmente per non scontentare troppo l’azienda, eseguite dal ministro Adolfo Urso.
“Abbiamo apprezzato le parole del responsabile di Stellantis Europa, Emanuele Cappellano, che ha escluso qualsiasi ipotesi di chiusura dello stabilimento di Cassino – ha puntualizzato al numero due della giunta Rocca -. Si tratta di un segnale importante, ma ora è necessario compiere un ulteriore passo avanti, definendo rapidamente una prospettiva industriale chiara che garantisca continuità produttiva, salvaguardi l’occupazione e dia certezze all’intera filiera”. La Regione ha al Mimit rilanciato “la richiesta strategica per il Lazio: valutare l’introduzione di una Zes di filiera”. Infine Angelilli ha annunciato che sarà con gli altri assessori competenti delle Regioni automotive italiane a Bruxelles dal 7 al 9 settembre per una serie di incontri con le istituzioni europee sul pacchetto automotive.




La posizione di Urso
“Non c’è più tempo da perdere: il 2026 deve essere l’anno delle riforme europee. Se non interveniamo subito, la transizione si trasformerà in deindustrializzazione”. Ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Urso, aprendo il tavolo automotive, che si è svolto a Palazzo Piacentini, cui hanno partecipato ieri – oltre al Sottosegretario con delega alle crisi di impresa, Fausta Bergamotto – i vertici di Stellantis e le altre imprese del settore, le Regioni ove hanno sede gli impianti produttivi e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali.
Nonostante gli oltre 5 anni di smantellamento che i francesi di Stellantis hanno operato sui siti italiani, tagliando oltre 12 mila lavoratori diretti e colpendo a morte componentistica e indotto, il componente del Governo Meloni ritiene che “l’epicentro della crisi è a Bruxelles nelle follie del Green Deal, che ha messo in ginocchio l’industria automobilistica europea, favorendo la tecnologia e la produzione cinese. Oggi i fatti dimostrano che avevamo ragione. Non è soltanto Volkswagen in grave difficoltà: la crisi sta investendo i principali costruttori europei e rischia di travolgere l’intera filiera industriale del continente”.
Il ministro Urso non sa fare altro che prendersela con l’Europa e si ripete
Quanto al Dpcm automotive, l’intervento prevede dal 2026 al 2030 1,35 miliardi per il settore, destinando il 70% delle risorse a sostegno della filiera attraverso gli Accordi per l’innovazione e i mini Contratti di sviluppo, con soglia di accesso più adatta alle PMI. Sul fronte della domanda, il provvedimento prevede invece gli interventi per i veicoli commerciali, o veicoli di categoria L, il retrofit e le infrastrutture di ricarica, introducendo anche il noleggio sociale a lungo termine per le famiglie meno abbienti.
Su Stellantis, il Ministro ha sottolineato che il Governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’attuazione del Nuovo Piano, verificando il rispetto degli impegni assunti. “Cinque miliardi di euro in nuove tecnologie, piattaforme e modelli più in sintonia con il mercato, insieme a 7 miliardi di contratti ogni anno per la filiera della componentistica, indicano la strada per salvaguardare tutti gli stabilimenti, l’occupazione e rilanciare la produzione. Un risultato ancora più significativo se confrontato con quanto sta accadendo altrove, a cominciare dalla Germania”, ha assicurato – beato lui – il ministro.
Per Cappellano (responsabile Europa) il piano Italia è un successo
Urso del resto continua a vedere proprio tale e quale alla multinazionale di Parigi. Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis, intervenendo al tavolo automotive al Mimit ha scandito: “Proprio da questa sala, circa un anno e mezzo fa, siamo partiti con il cosiddetto ‘Piano Italia’. Un piano fatto di obiettivi ambiziosi, che oggi possiamo dire di aver in gran parte raggiunto e, in alcuni casi, superato grazie anche alle importanti novità del nostro nuovo piano strategico. Un risultato di cui siamo orgogliosi, frutto dell’impegno di questi mesi. Un impegno, tuttavia, reso più oneroso dal difficile contesto in cui operiamo. La competitività del sistema produttivo italiano e le normative europee restano, infatti, cruciali”.
“Nel nostro Paese – ha aggiunto -, nei primi sei mesi dell’anno le nostre immatricolazioni sono aumentate di quasi il 7%. Se consideriamo anche Leapmotor, siamo quasi al 16%. Fiat, in particolare, ha registrato un primo semestre positivo, con Pandina ancora una volta auto più venduta in Italia, mentre Fiat Professional è leader nel segmento dei veicoli commerciali. Questa risposta positiva del mercato si riflette sull’andamento della produzione nel nostro Paese, che cresce di circa il 14% nel semestre. Grazie a questo incremento produttivo, abbiamo ridotto il ricorso agli ammortizzatori sociali, con benefici significativi e già evidenti nella maggior parte dei nostri stabilimenti”.
La Fiom: così non si esce dagli ammortizzatori sociali negli stabilimenti
Per tornare coi piedi a terra basta ascoltare Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità: “La Fiom ritiene necessario un piano di ricerca, sviluppo e produzione che utilizzi a pieno la capacità installata di un milione e 500mila veicoli, anche favorendo investimenti di nuovi produttori. L’incremento dei volumi di Stellantis ad oggi non consente di prevedere la cessazione degli ammortizzatori sociali in tutti gli stabilimenti. Per realizzare una vera politica industriale riteniamo
necessario un fondo straordinario pubblico e privato che solo per la filiera italiana investa ogni anno, nei prossimi 5 anni, due miliardi per innovare prodotto e processo valorizzando le competenze dei lavoratori in ricerca, sviluppo, progettazione e produzione sviluppando aggregazione di impresa, verticalizzazione e economie di scala. Intelligenza artificiale e batterie sono indispensabili nella mobilità del futuro”.
“Alla difesa della struttura industriale del nostro Paese serve investire per la prospettiva e per la transizione – avvertono in conclusione De Palma e Lodi -. Non si può esclusivamente difendere lo status quo nella ricerca di un consenso immediato senza investire nella costruzione del futuro a partire dalle batterie. Un Paese con un’industria dell’auto non può non avere almeno una gigafactory. Infine, la produzione di mobilità deve passare dal rilancio della produzione di bus, a partire dalla Menarini”.