Ancora echi dall’incontro convocato dal segretario del PD Lazio Daniele Leodori nel tentativo di disinnescare la bomba Isola del Liri. Abbiamo riferito in un precedente retroscena del “nulla di fatto” che ha spinto il segretario regionale, preso atto dello stallo, ad alzarsi e ad abbandonare la riunione in anticipo. – LEGGI QUI – Gli ulteriori retroscena dell’incontro raccontano di una tensione palpabile fin dalle prime battute, sfociata in clima subito aspro nei rapporti tra i due assessori rimasti in giunta — Stefano Vitale e Annapaola Faticoni — e le tre consigliere comunali d’opposizione, Antonella Di Pucchio, Maria Francesca Fiorini e Federica Forte.
A far alzare i toni sarebbe stata la veemenza verbale di Vitale, che non ha certo intimorito le esponenti della minoranza consiliare. Di fronte a questo clima d’avvio del confronto, la reazione di Antonella Di Pucchio sarebbe stata ferma: “Non ci sto alle provocazioni. Da donna e da amministratrice con lunga esperienza sulle spalle non mi faccio certo prendere in giro”.
Di Pucchio ha poi rinfacciato a Vitale la sua parabola politica, ricordandogli un fatto emblematico di due anni e mezzo fa: “al congresso unitario ero stata proprio io a chiederti la disponibilità a candidarti a sindaco. E ora ci troviamo di fronte a questo scenario?”.
Le tre consigliere sono letteralmente saltate sulla sedia quando l’assessore, nel tentativo ritenuto dalle tre a difesa della sua permanenza nella giunta del sindaco Massimiliano Quadrini, avrebbe provato a negare l’evidenza politica del primo cittadino con un’affermazione spericolata: ma Quadrini è davvero di destra? Un tentativo di disconoscere l’appartenenza a FdI di un sindaco che ormai si muove stabilmente nell’alveo del centrodestra.
Il “disegno” provinciale e l’asse con FdI: un’incompatibilità insostenibile
Per il trio Di Pucchio-Fiorini-Forte, la tesi di Vitale e Faticoni sarebbe politicamente indifendibile, denotando una cecità strategica incomprensibile. Non siamo di fronte a un’adesione fine a se stessa, ma a un percorso politico strutturato del tutto incompatibile con i valori storici del PD: innanzitutto Massimiliano Quadrini sta costruendo un asse solido con la destra. Ha già fatto eleggere un consigliere provinciale (D’Amore) nelle file di Fratelli d’Italia e punta dritto alla presidenza della Provincia in quota centrodestra, con lo sguardo già rivolto a una futura candidatura alle Regionali, spinto dall’assessore regionale di FdI Giancarlo Righini (che vedrebbe di buon occhio il ticket Biordi-Quadrini).
Le consigliere hanno ribadito: “come si fa a continuare a portare acqua al mulino di un sindaco che corre con la destra? Pensiamo davvero di poter restare lì in giunta per altri tre anni, sfruttando i posti da assessore, per poi presentarci agli elettori dicendo ‘ora facciamo una cosa di centrosinistra’? Saremmo totalmente privi di credibilità e Vitale lo sarebbe più di tutti”, – accusano. Per loro, anche a costo di una sconfitta elettorale, il PD ha il dovere morale di presentare e sostenere una candidatura di bandiera, alternativa e coerente.
Le tre esponenti dem hanno rinfacciato, poi, la mancanza di rispetto per la base: “siamo dovute venire fino a Palestrina per sollecitare un incontro con te che ti definisci ‘uomo di partito’ – avrebbero scandito all’indirizzo di Vitale -. Non hai colto il segnale di tre consigliere comunali che chiedevano di costruire un dialogo e condividere le scelte amministrative. Invece ci arrivano convocazioni d’urgenza dei consigli e non abbiamo nemmeno il tempo di studiare gli atti. Se lavori a un dossier ci devi coinvolgere prima. La sede del partito deve tornare a essere la sede del confronto amministrativo”.
La guerra delle tessere: la conta fra “truppe cammellate” e “voti reali”
Il tentativo del segretario regionale Leodori di proporre un congresso unitario si è infranto – come riferito nel precedente servizio – sullo scoglio più scivoloso: le regole del tesseramento. Le consigliere d’opposizione pretendono che il tesseramento venga interamente rifatto. Di fronte alle accuse di ostruzionismo, Di Pucchio, Fiorini e Forte hanno risposto denunciando il tentativo di alterare il congresso tramite le “truppe cammellate” già una volta mobilitate da Quadrini per supportare l’area dei due assessori: “noi ci siamo semplicemente difese con tessere che sono sempre state autentiche, fatte da parsone reali e che possiamo confermare in qualunque momento”.
La spaccatura è apparsa anche di natura etico-politica al cospetto del segretario Leodori. Da un lato ci sono tre consigliere che dichiaravano di essere pronte a metterci la faccia e a fare campagna elettorale sul territorio portando i voti veri e riconoscibili del centrosinistra; dall’altro due assessori che, hanno attaccato le consigliere, “si sa benissimo come si sono comportati con il partito durante le ultime elezioni provinciali”. Remando contro le indicazioni ufficiali ed uno votando per Vacana e l’altra per FdI, spiegano i retroscenisti.
La priorità? Bisognava riportare Isola del Liri alle sue storiche radici politiche
Di Pucchio, Fiorini e Forte chiedono un salto di qualità: “non serve a nulla fare un congresso unitario di facciata se poi, parallelamente, non si avvia un percorso politico e amministrativo coerente che veda il PD farsi capofila di una coalizione per riportare Isola del Liri alle sue storiche radici politiche. La nuova fase del partito deve viaggiare di pari passo con gli atti concreti di chi amministra”.
Nel frattempo, le tre consigliere non hanno intenzione di riprendere la tessera dem e lanciano il loro personale avvertimento a tutta la segreteria: “se il partito continuerà a tollerare questa ambiguità a Isola del Liri, alle prossime elezioni il nostro voto non sarà per questo PD svuotato, ma per il centrosinistra reale”.