Torna a farsi incandescente il dibattito sulla presenza dei grandi predatori a ridosso delle aree urbane. L’ultimo preoccupante episodio si è consumato nei giorni scorsi nella contrada Bartolone, territorio comunale di Arpino, dove la piccola Waneda, un’asinella di soli 11 mesi, è stata brutalmente aggredita dai lupi nel cuore della notte: i predatori sono riusciti ad aggirare la recinzione ed entrare nella stalla.
L’animale ha riportato gravissime lesioni, localizzate in particolare sull’arto posteriore destro: profonde lacerazioni con tessuti letteralmente strappati e ferite da morso hanno interessato l’intera coscia, compresa la delicata parte interna. Solo il tempestivo intervento del proprietario e il successivo consulto con un medico veterinario hanno evitato il peggio.
Attualmente Waneda è sottoposta a una delicata e complessa terapia farmacologica per scongiurare il rischio di infezioni sistemiche, spesso letali dopo i morsi dei selvatici. Una convalescenza lunga e dolorosa, supportata dalle cure incessanti del suo proprietario, impegnato nel medicare le ferite anche durante le ore notturne.
La vicenda ha riacceso con forza i riflettori su una problematica ormai cronica per il territorio arpinate, dove gli avvistamenti e le predazioni a ridosso delle abitazioni e delle aziende agricole si stanno moltiplicando.
A farsi portavoce del malcontento sono soprattutto gli allevatori, anche quelli con pochi capi di bestiame. La categoria descrive una situazione di profonda solitudine istituzionale: la percezione diffusa è quella di un sostanziale disinteresse da parte delle autorità locali che, nonostante il ripetersi di attacchi documentati, sembrano non voler affrontare l’emergenza in modo strutturato.
Tra chi lavora sul territorio cresce la richiesta di interventi concreti di monitoraggio e tutela, per evitare che la convivenza con la fauna selvatica si trasformi in un danno economico e di sicurezza insostenibile.


