Comune di Frosinone: in 10 chiedono lo scioglimento del Consiglio. Anselmo Pizzutelli: “Democrazia azzerata”

"L'assenza del Presidente costituisce impedimento al corretto funzionamento dell'organo e un ostacolo allo svolgimento del mandato elettivo"

La spaccatura all’interno del Consiglio comunale di Frosinone raggiunge il suo punto di non ritorno e approda sui tavoli delle più alte istituzioni romane e provinciali. Con una formale segnalazione inviata tramite PEC in data 2 settembre 2026, dieci consiglieri comunali si sono rivolti al Prefetto di Frosinone, al Ministero dell’Interno (Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali) e per conoscenza al segretario generale del Comune, chiedendo di valutare i presupposti per lo scioglimento del Consiglio comunale ai sensi dell’articolo 141, comma 1, lettera a) del D.Lgs. 267/2000 (TUEL).

Al centro del durissimo attacco vi è il perdurante stallo politico relativo al rinnovo della Presidenza dell’aula consiliare, una situazione che – secondo i firmatari – sta paralizzando l’attività amministrativa del capoluogo da oltre tre mesi. L’iniziativa porta la firma trasversale di dieci esponenti di opposizione e dell’area critica dell’aula: Anselmo Pizzutelli, Maria Antonietta Mirabella, Giovanni Bortone, Pasquale Cirillo, Giovambattista Martino, Paolo Fanelli, Norberto Venturi, Teresa Petricca, Angelo Pizzutelli e Fabrizio Cristofari.

I contenuti del documento: “Una paralisi e una grave violazione di legge”

I consiglieri ripercorrono la cronologia del blocco istituzionale, iniziato il 30 maggio 2026 con le dimissioni a effetto immediato del Presidente del Consiglio comunale, seguite il 30 giugno e il 3 luglio dalle dimissioni di due componenti dell’Ufficio di Presidenza (Vicepresidenti e Consiglieri Segretari).

Nel testo inviato a Prefettura e Ministero, i firmatari sottolineano il richiamo formale giunto dalla stessa Prefettura il 18 agosto 2026, che ribadiva l’obbligatorietà della figura del Presidente per i comuni sopra i 15.000 abitanti e auspicava la convocazione dell’assise per superare l’impasse. Ciononostante, a seguito di un parere legale interno acquisito dalla maggioranza nella seduta del 30 luglio, l’organo sovrano è stato limitato a poter approvare esclusivamente atti “quando non ulteriormente procrastinabili ovvero laddove l’inerzia dell’organo sovrano inciderebbe sulla sua sussistenza e/o provocherebbe grave nocumento o danno all’ente locale”.

Un assetto che i dieci consiglieri giudicano costituzionalmente e legalmente inaccettabile: “L’assenza del Presidente del Consiglio comunale, oltre a rappresentare una grave e persistente violazione di legge […] costituisce un evidente impedimento al corretto funzionamento dell’organo e un ostacolo allo svolgimento del mandato dei consiglieri comunali. Ad oltre un anno dalle previste elezioni, infatti, il Consiglio si trova in una situazione di paralisi, in quanto da oltre tre mesi non può esaminare gli atti ordinari […] La limitazione non deriva da una precisa disposizione di legge, ma da un inadempimento ad eleggere il Presidente da parte della maggioranza”.

Da qui la formale richiesta di scioglimento della massima assise cittadina.

Lo sfogo: l’assise è ormai mortificata dal persistente vuoto istituzionale

A sviscerare i risvolti politici e la gravità del clima che si respira in aula è il consigliere Anselmo Pizzutelli, che esprime la propria preoccupazione. «Oggi il Consiglio comunale è mortificato da questa persistente assenza della figura del Presidente», esordisce Pizzutelli, rimarcando come la legge preveda che l’elezione debba avvenire fin dalla primissima seduta dopo l’insediamento.

La stoccata politica rivolta all’amministrazione e alla guida dell’ente è diretta: “Il Sindaco si è dimostrato incapace di coinvolgere, come sarebbe stato opportuno, tutte le forze e i gruppi consiliari per una figura che deve essere di garanzia. Non ha mai proposto un confronto e non è neanche evidentemente in grado di portarlo avanti all’interno di una maggioranza che è più litigiosa di quello che sembra, legata solo dal collante della gestione del potere”.

Pizzutelli pone l’accento anche sui continui ostacoli frapposti all’attività di controllo e spunto democratico delle opposizioni, denunciando il progressivo svuotamento delle prerogative dell’aula, con interrogazioni e Question Time ridotti a un mero esercizio formale o spesso elusi: “Erano assenti il Sindaco – presente solo 10 minuti –, il Vicesindaco e gran parte degli assessori. L’unico momento di confronto, il Question Time, perde così di valenza. Si tratta di una strategia, un pericoloso tentativo di mettere in crisi il dibattito democratico. Un’amministrazione che non accetta la critica e preferisce fare propaganda sui social piuttosto che rispondere in Consiglio”.

“Ferrara ha dimenticato il suo scontro con l’ex presidente Tagliaferri”

Il consigliere riferisce inoltre un episodo avvenuto nell’ultima seduta, lamentando la violazione dei regolamenti e una gestione dell’aula a suo dire arbitraria e penalizzante: “Mi è stato impedito di svolgere pienamente la mia attività di consigliere comunale. Sono state cambiate continuamente le regole del gioco, con interruzioni e il mancato rispetto del regolamento sul Question Time, aprendo dibattiti infiniti e dimenticando il timer per alcuni. Ho ricordato al Vicepresidente vicario Marco Ferrara come nel novembre 2025, durante un duro scontro con l’allora presidente Tagliaferri, lui stesso invocava l’articolo 39 e minacciava di rivolgersi al Prefetto per poter fare le proprie domande. Mercoledì sera, invece, mi è stato impedito di fatto di porre i miei quesiti”.

La conclusione del consigliere di minoranza sintetizza il valore istituzionale della battaglia dei 10 firmatari: “Adesso non è più una questione amministrativa: è una questione di regole del gioco, di democrazia e salvaguardia delle istituzioni. Il potere di sedere su una sedia non deve essere accompagnato dall’arroganza, bensì dalla responsabilità. Questo Consiglio comunale va sciolto perché non è più in grado di svolgere il proprio ruolo e sta impedendo a noi consiglieri di svolgere il nostro mandato”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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