*Aggiornamento: i due depositi di ordigni bellici situati all’interno dell’agglomerato urbano sono stati messi in sicurezza: le persone evacuate hanno potuto far rientro nelle loro abitazioni. Resta in corso l’intervento sul terzo sito, situato al di fuori del perimetro urbano, che sarà messo in sicurezza nelle prossime ore. – LEGGI QUI
Una collezione macabra e pericolosissima, rimasta nascosta per anni e venuta alla luce soltanto per una drammatica casualità. Un incendio scoppiato domenica pomeriggio in un garage di proprietà, a pochi metri dall’incrocio di via San Gaspare del Bufalo, ha spalancato una porta su quello che viene definito un vero e proprio arsenale di residuati bellici.
Al centro della vicenda c’è Gaspare Del Proposto, 55 anni, di Campoli Appennino, arrestato e posto ai domiciliari. Il prossimo 1° ottobre comparirà in Tribunale a Cassino per l’udienza di convalida, assistito dall’avvocato Antonio Carugno, davanti Gip e al Pm Alfredo Mattei. La posizione dell’uomo è ora al vaglio della magistratura e, oltre alla contestazione relativa alla detenzione di materiale esplosivo, dovranno essere definite le ulteriori ipotesi di reato eventualmente configurabili alla luce della quantità e della natura del materiale sequestrato.
Ma è soprattutto sul terreno delle indagini dell’Arma dei Carabinieri che si stanno concentrando gli interrogativi. Perché quegli ordigni erano lì? Da dove arrivavano? E, soprattutto, è davvero possibile che un quantitativo così enorme di residuati bellici sia stato raccolto, trasportato e accumulato per anni senza che nessuno si accorgesse di nulla?
Gli accertamenti condotti dai Carabinieri del Comando provinciale di Frosinone, attraverso la Compagnia di Sora, che da domenica sta operando sul territorio, hanno portato alla scoperta di materiale distribuito almeno su tre diversi siti: il garage interessato dall’incendio, l’abitazione di via Marconi riconducibile a Del Proposto e, nelle ultime ore, anche una cascina, un rudere di campagna, dove sono stati individuati ulteriori ordigni.
Il numero complessivo sfiora ormai il migliaio, ma potrebbe essere ancora una stima per difetto. Non si tratta di reperti abbandonati alla rinfusa. Quello che ha colpito gli investigatori è il modo in cui il materiale era stato sistemato e catalogato. Un accumulo apparentemente metodico, quasi ossessivo, comprendente ordigni e munizionamento di diversa tipologia, tra cui granate da 120 e 81 millimetri e un ingente quantitativo di tritolo. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, si tratterebbe in larga parte di residuati del secondo conflitto mondiale, raccolti nel corso degli anni sui monti della zona. Ma anche questo aspetto dovrà essere verificato e ricostruito con precisione.





Una delle domande sulle quali si stanno concentrando gli investigatori è infatti se tutto quel materiale sia stato effettivamente raccolto personalmente da Del Proposto oppure se, nel corso degli anni, altre persone possano avere contribuito a portarlo nei diversi siti individuati. Un interrogativo tutt’altro che secondario, considerato il quantitativo impressionante di ordigni rinvenuti.
Gli investigatori dell’Arma stanno ricostruendo proprio questa possibile filiera: dove sarebbero stati recuperati gli ordigni, quando sarebbero stati trasportati, con quali modalità e per quale ragione una quantità così ingente di materiale esplosivo sarebbe stata accumulata in prossimità di abitazioni e aree frequentate dalla popolazione. Il contesto rende ancora più inquietante la scoperta.
Le reazioni in paese
Ieri, a Campoli Appennino, tra residenti e vicini di casa prevalevano incredulità e sgomento. Del Proposto viene descritto come un uomo schivo, riservato, sempre sulle sue. La sua passione per le armi, raccontano alcuni compaesani, era conosciuta e sarebbe stata tramandata prima dal nonno e poi dal padre. Nessuno, però, avrebbe immaginato che dietro quella passione potesse nascondersi un accumulo di queste proporzioni. La scoperta ha fatto comprendere alla popolazione di avere vissuto per anni a pochi metri da un quantitativo di materiale potenzialmente devastante, senza esserne consapevole.
E proprio l’incendio di domenica potrebbe avere impedito che una situazione del genere continuasse a rimanere sconosciuta. Le fiamme hanno fatto scattare i primi controlli e, da quel momento, quello che inizialmente appariva come un intervento per un incendio in un garage si è trasformato in una gigantesca operazione di sicurezza.
Da questa mattina sono iniziate anche le operazioni degli artificieri dell’Esercito per il trasferimento degli ordigni verso il sito individuato a Pescosolido, a Cava Combex, dove il materiale sarà fatto brillare in condizioni di sicurezza. Una bonifica lunga e complessa, che richiederà tempo proprio per l’enorme quantità di materiale da movimentare.
Nel frattempo Campoli Appennino continua a vivere sotto una sorta di assedio operativo. È stato convocato il Centro coordinamento soccorsi della Prefettura, con l’obiettivo di assicurare la direzione unitaria degli interventi, coordinare le funzioni di supporto e raccordare le attività delle amministrazioni coinvolte. La macchina dell’emergenza vede impegnati il Comando provinciale dei Carabinieri, la Guardia di finanza, la Polizia stradale, il Comune di Campoli Appennino, i vigili del fuoco, Ares 118, l’Esercito, la Croce Rossa Italiana, la Regione Lazio, la Direzione regionale emergenza, la Protezione civile e il 112. Una task force che da giorni lavora senza sosta per mettere in sicurezza il territorio.
Il sindaco di Campoli Appennino, ieri, non ha voluto rilasciare dichiarazioni alla stampa. Una scelta comprensibile, mentre il Comune è impegnato nella gestione di un’emergenza senza precedenti per il piccolo centro della Valle di Comino. Poi, attraverso i social, ha affidato a un lungo messaggio il ringraziamento a quanti stanno lavorando sul posto.
«Giorni lunghi e intensi di attese e preoccupazione infinita in cui perdersi d’animo non è concesso e la forza bisogna trovarla nei volti di quegli uomini e di quelle donne che a vario titolo si stanno adoperando per risolvere questa delicata e complessa situazione che sta subendo Campoli Appennino anche rischiando la propria vita». E ancora: «Grazie a tutti, grazie alle forze dell’ordine di ogni ordine e grado, ai volontari della protezione civile, al personale sanitario, a chi porta un caffè o un piatto di pasta, grazie al personale del comune, grazie ai consiglieri comunali, grazie soprattutto alla popolazione campolese. Presto tornerà il sereno».
Intanto, dopo la bonifica del primo sito di via Marconi, il Comune ha disposto una modifica parziale dell’obbligo di evacuazione relativo alla prima area interessata dal ritrovamento. Resta però il divieto di circolazione stradale, con la viabilità che questa mattina è stata ripristinata su via Borgo Loreto. Restano invece confermati gli obblighi di evacuazione per i due siti di via Borgo San Giacomo, nel raggio di 100 metri, e per il sito in località Colle Lo Zoppo, dove permane anche il blocco della viabilità.
L’auditorium comunale e l’ostello restano aperti come punti di accoglienza per la popolazione. Sono oltre 80 le persone che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni e che attendono di poter rientrare. I tempi, però, non sono ancora certi. Il materiale da mettere in sicurezza è enorme e le operazioni degli artificieri saranno necessariamente progressive. Campoli Appennino, piccolo paese della Valle di Comino, è così finito sulle cronache nazionali per una storia che, a ogni nuovo sopralluogo, sembra aggiungere un tassello a un quadro ancora tutto da ricostruire. Perché resta la domanda più difficile: come è stato possibile che per anni una quantità così imponente di residuati bellici sia stata raccolta e trasferita in più punti del paese senza che nessuno se ne accorgesse? E soprattutto: chi li ha raccolti, dove sono stati trovati e come sono arrivati fino a quei tre siti?
Saranno le indagini dei Carabinieri a dover dare una risposta. Per ora l’unica certezza è che l’incendio di domenica ha portato alla luce qualcosa che, fino a quel momento, nessuno sapeva esistesse. E che avrebbe potuto avere conseguenze ben più drammatiche. L’altro appuntamento cruciale sarà quello del 1° ottobre, quando Del Proposto comparirà davanti al Tribunale di Cassino per l’udienza di convalida. Saranno valutati gli elementi raccolti finora dalla Procura e dovrà essere definito anche il quadro delle contestazioni a suo carico, mentre resta da stabilire quale misura cautelare sarà eventualmente richiesta e disposta dall’autorità giudiziaria, potrebbero essere confermati i domiciliari ma non è escluso un aggravamento con il trasferimento in carcere.