Un territorio stretto nella morsa di un inquinamento sistemico, paralizzato dalle pastoie burocratiche e segnato dal continuo rinvio dei cantieri di bonifica. Frosinone e la Valle del Sacco continuano a rappresentare una delle ferite ambientali più aperte del Lazio e del Centro Italia.
Per fare il punto sulle vertenze ecologiche del capoluogo ciociaro – dal degrado idrico del fiume Cosa alla bomba a orologeria dell’ex discarica di Via Le Lame – abbiamo intervistato Stefano Ceccarelli, presidente dello storico Circolo Legambiente “Il Cigno” di Frosinone. Un’analisi spietata sulle responsabilità dell’amministrazione locale e sul valore civile del volontariato ambientale.
- – Presidente Ceccarelli, partiamo dal cuore urbano di Frosinone: il fiume Cosa. Un corso d’acqua che per anni è stato sinonimo di identità cittadina e che oggi versa in uno stato di sofferenza cronica. Qual è il quadro reale?
“Il fiume Cosa è lo specchio del disinteresse e della scarsa visione ambientale che hanno caratterizzato la gestione della nostra città negli ultimi decenni. Parliamo di un corso d’acqua gravemente ferito da scarichi abusivi, sversamenti non depurati e da un costante degrado delle sponde. Non si tratta solo di una questione di decoro urbano, ma di una vera emergenza idrica ed ecologica. Come circolo “Il Cigno”, denunciamo da tempo che senza una mappatura rigorosa degli scarichi e un monitoraggio costante dell’Autorità d’Ambito e dei comuni della Valle del Sacco, il fiume Cosa continuerà a fungere da collettore di inquinanti che poi si riversano inevitabilmente nel Sacco. Servono interventi strutturali sui collettori fognari e una tutela attiva dei corridoi ecologici, non pezze estemporanee”.
Via Le Lame, ora messa in sicurezza d’urgenza e cronoprogramma della bonifica
- – Se il Cosa rappresenta l’inquinamento idrico diffuso, l’ex discarica di Via Le Lame è il simbolo plastico dell’inerzia che va avanti da troppi anni. A che punto siamo con la messa in sicurezza e la bonifica di quello che molti definiscono un ecomostro nel Sito di Interesse Nazionale (Sin) della Valle del Sacco?
“Via Le Lame è la più clamorosa dimostrazione di come le lungaggini burocratiche e il palleggio di responsabilità tra enti – Comune, Regione Lazio e Ministero – possano trasformare un sito contaminato in una bomba ad orologeria perenne. Parliamo di una collina artificiale di veleni e rifiuti ammassati per anni a ridosso del fiume Sacco e vicina a centri abitati e commerciali. Ogni ritardo nella gara d’appalto per la caratterizzazione e l’avvio della bonifica reale è un atto d’irresponsabilità politica. Non basta dire che le risorse ci sono o che i procedimenti sono complessi: i cittadini di Frosinone respirano e vivono a contatto con questa realtà. Pretendiamo la messa in sicurezza d’emergenza e cronoprogrammi certi. L’inquinamento non aspetta la burocrazia”.
- – In un contesto istituzionale spesso percepito come lento o distante, che ruolo gioca la cittadinanza attiva? Il volontariato ambientale può davvero fare la differenza o rischia di diventare un mero alibi per chi dovrebbe amministrare?
“Il volontariato ambientale non deve e non può sostituirsi alle responsabilità delle istituzioni, che hanno il dovere costituzionale e amministrativo di tutelare la salute pubblica e il territorio. Tuttavia, la cittadinanza attiva nell’area della Valle del Sacco è l’unico vero motore di cambiamento e di vigilanza democratica. Le campagne come Puliamo il Mondo o le giornate di pulizia e monitoraggio partecipato che organizziamo con i giovani e con i cittadini non sono solo azioni simboliche o di spazzamento: sono atti politici. Servono a riappropriarsi dei beni comuni, a denunciare il degrado e a fare pressione sulle amministrazioni affinché non facciano cadere il silenzio sui dossier scomodi. Senza la pressione dei comitati, delle associazioni e dei singoli cittadini informati, la bonifica della Valle del Sacco sarebbe già stata derubricata a pratica d’archivio”.
L’appello alla classe politica: transizione ecologica necessaria alla sopravvivenza
- – Qual è la richiesta prioritaria che Legambiente rivolge oggi alla classe politica e agli organi di governo del territorio?
“Chiediamo discontinuità, trasparenza e coraggio. Bisogna uscire dalla logica dell’emergenza perenne e dell’economia estrattivista che ha consumato e avvelenato la provincia di Frosinone. La transizione ecologica qui non è uno slogan da convegno, ma una necessità di sopravvivenza economica e sanitaria. Chiediamo la chiusura definitiva del ciclo dei rifiuti senza scorciatoie, lo sblocco immediato dei cantieri di bonifica a partire da Via Le Lame e una pianificazione strategica del verde e dei corsi d’acqua urbani. La pazienza dei cittadini frusinati è finita”.