Resta altissima l’attenzione sul cantiere per la realizzazione del biodigestore agricolo in località Capannaccio ad Anagni. Il nucleo di Polizia Giudiziaria del Comando di Polizia Locale ha infatti disposto il sequestro preventivo dell’area ai sensi dell’articolo 354 del Codice di Procedura Penale. Il provvedimento è scaturito dall’istruttoria avviata dal Comune di Anagni, in attesa che la Magistratura analizzi il fascicolo e stabilisca eventuali ulteriori disposizioni.
La natura dell’impianto e l’inghippo burocratico
L’impianto in questione è un biodigestore di natura esclusivamente agricola, progettato per la produzione di biometano da prodotti e sottoprodotti agricoli, letame e residui organici attraverso un processo biologico di decomposizione anaerobica (in assenza di ossigeno).
L’origine del blocco risiederebbe in un macroscopico vizio procedurale. L’impresa esecutrice dei lavori ha ottenuto l’autorizzazione all’impianto da Provincia e Regione tramite la PAS (Procedura Abilitativa Semplificata), il regime amministrativo previsto per gli impianti da fonti rinnovabili. Tuttavia, la società avrebbe erroneamente considerato la PAS sufficiente anche per l’avvio delle opere edili.
Per la costruzione del manufatto è infatti obbligatorio il Permesso di Costruire (PDC) rilasciato dal Comune, titolo abilitativo di cui la ditta è risultata sprovvista per non aver depositato il necessario progetto architettonico prima di aprire il cantiere.
Le carenze documentali e l’ordinanza del Comune
L’atto di sequestro arriva a breve distanza dall’ordinanza di sospensione immediata dei lavori emessa lo scorso 21 settembre dal responsabile del Servizio Tecnico Urbanistica, Ambiente e SUAP del Comune di Anagni.
Oltre alla mancanza del titolo edilizio, gli uffici comunali hanno riscontrato pesanti lacune nella documentazione a corredo del progetto. Tra le irregolarità contestate figurano:
- L’assenza del parere preventivo dei Vigili del Fuoco;
- La mancanza dell’autorizzazione sismica;
- L’assenza degli elaborati tecnici relativi allo smaltimento delle acque, alla viabilità e alle superfici impermeabilizzate;
- La mancata presentazione dei progetti per gli impianti elettrici e per le opere di allaccio alla rete del metano.
Proteste dei cittadini e affondo dell’opposizione
La vicenda si inserisce in un clima sociale già teso. Il progetto del biodigestore aveva sollevato nei mesi scorsi forti contestazioni e la ferma opposizione dei comitati civici e dei residenti della Valle del Sacco, fortemente preoccupati per le potenziali ricadute ambientali e sanitarie sul territorio.
Sulla vicenda è durissimo l’affondo delle forze di opposizione consiliare, che chiedono chiarezza sulle responsabilità amministrative e sui controlli. Mentre il cantiere in località Capannaccio resta sotto sigilli, la palla passa ora alla Procura della Repubblica, chiamata a fare piena luce sugli eventuali aspetti penali della vicenda.
