Vittime del covid o della malasanità? Ecco le testimonianze shock dei familiari

Un duro spaccato della sanità. “Gestione sciatta, terapie mancate, assistenza negata", la denuncia dei familiari delle vittime

Rosalia e Francesco sono venuti da Palermo per partecipare al convegno del Comitato nazionale familiari vittime del covid che si è tenuto a Roma. La pandemia anzi “la malasanità della pandemia”, come loro denunciano, nel 2020 gli ha portato via Dario, il loro figlio di 28 anni.
Ci siamo fidati delle Istituzioni, siamo rimasti a casa come ci hanno detto- racconta il papà- abbiamo preso il covid, Dario ha avuto febbre, gliel’abbiamo fatta passare, poi un po’ di affanno e avevamo una bombola di ossigeno a casa”. 

IL RACCONTO DEI GENITORI DI DARIO, MORTO A 28 ANNI DI COVID IN OSPEDALE

Ma continuano ad avere fiducia e Dario va in ospedale. “‘Mi stanno mettendo in coma farmacologico e mi stanno intubando’ è stato il suo ultimo messaggio alla mamma appena varcata la soglia dell’ospedale, racconta Rosalia, “non si è mai svegliato e così è morto”, ha detto ancora. Non lo vedranno mai più, Dario per 4 mesi resta in coma, e torna “in un sacco bianco chiuso” per essere sepolto. “Se Dario fosse stato vostro figlio?” dice Rosalia ai magistrati con al collo un cuore con la foto del suo ragazzo. Pensano di fare denuncia, “ma se archiviano sarebbe un dolore”, un altro sulle spalle di questa mamma e questo papà.

VITTIME COVID, COLETTA: “MIO PADRE VITTIMA DELLA MALASANITÀ”

Eleonora Coletta, avvocata, al convegno del Comitato Nazionale familiari vittime del Covid ha portato il suo libro denuncia ‘Canale terminale’ sulla malasanità del Covid che contiene tra l’altro l’ultimo contributo lasciato dalla giornalista scomparsa pochi giorni fa Maria Giovanna Maglie.
“Mi definisco vedova della malasanità”, spiega alla Dire mentre racconta la morte di suo marito e di suo padre deceduto quest’ultimo nel giorno del funerale di suo marito. Coletta prende le cartelle cliniche, le studia e denuncia: “Una gestione sciatta, terapie mancate, assistenza negata. Mio padre non è stato cambiato per 15 giorni, scrivono di 84 anni e ne aveva 74, a mio marito non è stata fatta la Tac che doveva mostrare che l’ossigeno ad alti volumi gli aveva procurato un pneumotorace. La chiede il cardiologo, ma invece lo mandano in rianimazione dove gli aumentano l’ossigeno con il casco e la notte gli scoppia un polmone“. “A mio padre non è stato somministrato nulla”. Un vissuto che Coletta ha intrecciato con le storie di tanti: “Una gestione arrendevole come se di covid non si potesse essere curati” che oggi è diventata la sua, come di molti che hanno avuto “questo destino”, una battaglia giudiziaria per la verità.

VITTIME COVID, VALENTE: “MIO MARITO È MORTO QUANDO LE TERAPIE SI CONOSCEVANO”

“Aveva appena compiuto 60 anni. Uno sportivo…e’ stato ricoverato per una TAC e non l’ho più rivistoHa perso la maschera di ossigeno e se ne sono accorti la mattina dopo, tra il sabato e la domenica. L’hanno intubato senza chiedermi alcuna autorizzazione. È morto dopo dieci giorni”. È la denuncia di Carolina Valente, vicepresidente del comitato nazionale familiari vittime covid di quanto accaduto a suo marito nel 2021 in un importante ospedale della Capitale.

“Medico di famiglia e Usca non si sono prese la responsabilità di curarlo- racconta Carolina alla Dire- e hanno attivato il 118. Mio marito si è vestito ed è andato con le sue gambe in ospedale. Saturava 95 ed e’ stato ricoverato con polmonite bilaterale interstiziale. È stato portato via per fare la TAC” e avendo la febbre non si poteva fare altrimenti. “È morto a maggio, quando ormai le terapie si conoscevano. Ho fatto denuncia e stiamo tentando tutti insieme una causa civile“, conclude. -Fonte Agenzia DIRE www.dire.it

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