Sora – Giovane minaccia il suicidio nel Centro Serapide, soccorritori sul posto

Carabinieri, sanitari del 118 e Vigili del Fuoco sono giunti sul posto. L'allarme lanciato da un'amica della giovane

Sora – Carabinieri, sanitari del 118 e Vigili del Fuoco sono piombati, poco fa, dinanzi al Centro Serapide. Un dispiegamento di forze che ha richiamato l’attenzione di passanti e residenti. I soccorritori, al momento, stanno operando sul posto. Stando a quanto si apprende, una ragazzina avrebbe annunciato la volontà di compiere un gesto estremo ad una sua amica. La giovane ha, così, fatto scattare l’allarme temendo il peggio.

Al loro arrivo i Carabinieri sono entrati nell’ex Tomassi forzando la recinzione ed ispezionando sia la parte bassa che tutti i gli altri piani. Fortunatamente, in poco tempo, la ragazzina è stata individuata e dissuasa dal suo intento. Le sue condizioni fisiche sono buone. I soccorritori stanno parlando con lei per cercare di tranquillizzarla e, nel frattempo, hanno avvisato i familiari.

Inizialmente si era pensato ad un epilogo drammatico considerato che il Centro Serapide, già in passato, è stato teatro più volte di morte. Non si conoscono al momento i motivi che avrebbero spinto la giovanissima a tentare di compiere il gesto estremo. Ma la tempestività dei soccorsi ha permesso di scongiurare il peggio.

Il caso riaccende i riflettori sulla pericolosità del Centro Serapide. Un “mostro” di cemento, in pieno centro, abbandonato da anni senza che chi di dovere se ne interessi.

* Aggiornamento delle 18.00 – Questa la ricostruzione della vicenda fornita dal Comando Provinciale dei Carabinieri. Pubblichiamo la nota integralmente.

“Nella mattinata di oggi, a Sora, era stata segnalato al numero di emergenza 112 e per il tramite di quegli operatori ai sanitari del 118 ed ai Carabinieri, che una dodicenne si trovava all’interno della struttura abbandonata del centro commerciale, mai terminato, “Serapide” con l’intento di farsi del male. I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Sora con i colleghi della Stazione di Sora si sono portati sul posto, dove sono sopraggiunti anche personale del 118 e dei Vigili del Fuoco. La priorità era accertare intanto che la segnalazione non avesse riscontro e che il fatto non stesse accadendo. Così, mentre le prime pattuglie intervenute stavano ispezionando sia l’esterno che l’interno della struttura, i colleghi della Centrale Operativa cercavano di interloquire con la segnalante per avere informazioni attendibili e poter anche gestire meglio possibile le risorse sul campo. Dopo diversi minuti, a causa delle farraginose comunicazioni che avvenivano tra le persone e che ritardavano le possibilità di contatto, si riusciva a comprendere che la segnalante al NUE112 non aveva avuto informazioni dirette ma che la sua segnalazione nasceva dalle considerazioni fatte da un’altra persona sulla base di un messaggio ricevuto da una sua nipote.

A questo punto, fortunatamente, si delineava l’ipotesi di un grosso malinteso, autoalimentato dalla difficoltà di comunicare con le “protagoniste” della storia da parte di chi poi la stava diffondendo ed aveva dato l’allarme che aveva già iniziato a diffondersi sui social e anche su qualche canale media on-line.

Quando poi i Carabinieri riuscivano ad avere i riferimenti, facendo telefonicamente tutti i passaggi fino ad arrivare alla prima segnalante, emergeva che una ragazzina 12enne, aveva inviato ad una sua coetanea un messaggio. Quest’ultima, raccogliendo una lamentela della sua amica, le aveva chiesto informazioni e spiegazioni. Non avendo risposta dall’amica, in maniera totalmente autonoma aveva immaginato che stesse accadendo qualcosa; era a scuola e doveva posare il telefono perché l’intervallo stava finendo allora ha avvisato una sua zia, chiedendole di accertarsi che all’amica non stesse accadendo nulla. Insomma, da un messaggio frainteso, il tam tam delle comunicazioni, a cui non seguivano spiegazioni e verifiche, ha fatto sì che fosse dato l’allarme da una quarta persona.

Le due ragazzine però si trovavano entrambe a scuola e solo per questo non potevano rispondere alle prime richieste di chiarimento dell’amica, l’una, ed alle richieste di ulteriori informazioni, l’altra. Anche il riferimento all’edificio abbandonato era venuto alla donna che aveva ricevuto la richiesta di “aiuto” dalla nipote. Tutto si è rasserenato ed è stato chiarito quando i militari hanno avuto difronte le due ragazze e, malgrado la confusione e le paure, va benissimo che sia andata così”.

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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