La festa per il ritorno del Frosinone in Serie A continua ad accendere l’entusiasmo di una città intera e anche gli addetti ai lavori nazionali non hanno nascosto l’ammirazione per il percorso costruito dalla squadra di Massimiliano Alvini. Tra questi c’è Orazio Accomando, talent di Tutti in the Box, telecronista di DAZN, volto della Squadra Mercato di SportMediaset ed uno dei giornalisti sportivi più apprezzati della nuova generazione, che ai nostri microfoni ha analizzato la stagione culminata con la promozione dei giallazzurri nel massimo campionato.
Accomando, diventato negli anni un punto di riferimento del giornalismo sportivo nazionale dopo la gavetta nei media locali della sua Gela e le esperienze con SportItalia e Mediaset, ha raccontato le chiavi del successo del Frosinone soffermandosi sulla crescita della società, sul lavoro di Alvini, sui giovani esplosi durante il campionato e sulle prospettive future del club guidato da Maurizio Stirpe.
L’intervista esclusiva
- Secondo te qual è stato il vero punto di svolta della stagione del Frosinone? C’è stato un momento preciso in cui hai capito che questa squadra sarebbe andata in Serie A?
«Per me la svolta vera e propria è stata la partita col Monza al ritorno, quando segna Monterisi all’89’, se non ricordo male. Quella partita lì ha dato la consapevolezza al Frosinone che una stagione positiva e divertente poteva diventare storica. Contro una diretta rivale, vincere in quel modo e con quella mentalità ha fatto capire che il Frosinone poteva giocarsela fino alla fine. Credo che anche all’interno del gruppo abbiano iniziato veramente a crederci. Quella è la fotografia della stagione».
- Questa promozione dà la sensazione di essere diversa rispetto alle precedenti. Hai avuto anche tu l’impressione di un club ormai più maturo e strutturato?
«Sì, assolutamente. Questa promozione è diversa dalle altre perché nelle precedenti stagioni il Frosinone scendeva in campo fin dalla prima giornata con l’obiettivo dichiarato della Serie A. Quest’anno invece no. Dopo la stagione difficile dell’anno scorso, l’obiettivo era fare un campionato positivo e magari arrivare ai playoff. Invece è rimasto praticamente sempre nelle prime posizioni. Per questo ha un sapore diverso: lo ha fatto una squadra giovane, con il miglior gioco della Serie B e con delle idee che hanno valorizzato anche un allenatore che meritava molto più rispetto».
- Quanto pesa oggi la continuità societaria del Frosinone in un calcio dove molte realtà cambiano tutto ogni sei mesi?
«Pesa tantissimo. Due anni fa il Frosinone ha pagato il fatto di non avere tanti giocatori di proprietà e di aver affrontato la Serie A con qualche lacuna. Però ha gettato basi importanti anche per il futuro. E poi il presidente Stirpe, secondo me, è un genio. Era giusto che si prendesse questa soddisfazione».
- Negli ultimi anni il Frosinone ha valorizzato tantissimi giovani. Pensi che questo modello possa funzionare anche in Serie A?
«Potrebbe non bastare da solo. Avere una squadra fatta di giovani ti dà visibilità, valore e identità, però la storia recente del Frosinone insegna anche altro. Due anni fa la squadra ha pagato l’inesperienza nella fase calda del campionato. Dalla 35ª giornata in poi servono giocatori esperti che ti fanno vincere le partite con la loro esperienza. Secondo me la costruzione della rosa sarà un mix: tanti giovani, ma anche qualche giocatore importante della categoria».
- Quale calciatore della rosa credi abbia ancora margini enormi per esplodere definitivamente anche in Serie A?
«Devo farti per forza il nome di Ghedjemis. Mi aspetto che il Frosinone riesca a trattenerlo dopo aver resistito alle richieste del Celtic a gennaio. Credo possa consacrarsi definitivamente anche in Serie A. Poi mi piacerebbe vedere valorizzati anche Palmisani, Bracaglia, Calvani e tanti altri giovani interessanti».
- Vedi il Frosinone come una semplice neopromossa oppure come una squadra che può aprire un ciclo più lungo in Serie A?
«Secondo me quest’anno deve ragionare da neopromossa, anche per non rischiare di scottarsi. L’obiettivo principale deve essere la salvezza, magari raggiunta con le proprie idee e con i propri giovani. Il progetto per il futuro passa inevitabilmente dalla permanenza in Serie A. Se pensi solo al progetto e non alla salvezza, il progetto rischia di andare in frantumi».
- Dal punto di vista del mercato, quali saranno secondo te le priorità assolute?
«Secondo me servono un difensore, un centrocampista e un centravanti di categoria. Io darei fiducia anche a Raimondo, qualora dovesse restare, però credo serva anche un attaccante con esperienza vera in Serie A. Uno di quei giocatori che conoscono la categoria e possono aiutare tutto il sistema squadra».
- Quanto sarà difficile trattenere alcuni dei pezzi migliori della rosa dopo una stagione del genere?
«Sarà difficile, però credo possa essere anche stimolante per tanti giocatori restare protagonisti in Serie A. Penso soprattutto a Kvernadze e Ghedjemis, che hanno mercato. Per loro potrebbe essere uno stimolo enorme misurarsi nel massimo campionato».
- Qual è la cosa che ti ha colpito di più del Frosinone di quest’anno: organizzazione, mentalità o qualità tecnica?
«Mi ha colpito tutto. Mi ha colpito la voglia di credere in un sogno con una squadra giovane e ambiziosa, le idee di Alvini, la società che non ha mai fatto mancare il supporto, la disponibilità dei giocatori a mettersi in gioco. Quest’anno ha funzionato tutto: dalla società al pubblico, passando chiaramente per i giocatori e lo staff tecnico. Voto 10».
- Pensi che questa società abbia ormai acquisito credibilità anche agli occhi dei grandi club italiani?
«Assolutamente sì. Il Frosinone ormai è un marchio credibile. Non è soltanto una questione di promozioni o retrocessioni. Il presidente Stirpe ha lavorato sullo stadio, sulle strutture, sulla crescita del club. È rimasta una delle poche proprietà italiane davvero appassionate. Il Frosinone oggi è una realtà consolidata ed è giusto che si goda la Serie A».