Alzheimer, un “albero genealogico” per recuperare i ricordi sfumati

Un supporto fondamentale anche per attivare tutte quelle aree funzionali della concentrazione, attenzione e memoria autobiografica

Dalle radici ad oggi, ripercorrere la storia della propria vita può essere una prova difficile per i pazienti che manifestano i primi esordi di malattie neurodegenerative, quel gruppo di patologie croniche caratterizzate dal progressivo deterioramento del sistema nervoso centrale o periferico come il morbo di Alzheimer. Per non far dimenticare ai pazienti i nomi dei propri familiari, i colori della propria casa e le peculiarità della propria identità la creazione di un ”Albero genealogico” può essere un supporto fondamentale fungendo non solo da contenitore emotivo ma anche da attivatore di tutte quelle aree funzionali della concentrazione, attenzione e memoria autobiografica. È questo l’obiettivo dell’attività di terapia occupazionale, seguito dalla psicologa Maria Giovanna Pezzuto, presso la RSA San Raffaele di Campi Salentina.

“È un esercizio che funge da strumento di supporto nella gestione dei colloqui individuali, durante i quali il setting e lo scambio emotivo conducono il paziente a sentirsi gratificato, perché conosce la maggior parte delle risposte e non si sente messo alla prova. Una tecnica di estrema semplicità che prevede pertanto di sostenere il racconto della storia di vita e il ricordo degli avvenimenti del proprio passato” spiega la Dott.ssa.

La perdita della memoria autobiografica inizia infatti nella fase moderata della malattia e diventa totale a un livello grave del declino. I laboratori come questi sono quindi un piccolo e quotidiano aiuto per rallentarne il processo che porta a cancellare i ricordi più personali dell’individuo perché “nell’atto di osservare un albero genealogico, rivolgere l’attenzione alle foto è un’opportunità di stimolazione cognitiva per l’ospite della struttura che attraverso il supporto visivo tenta di ricostruire dettagli personali e allo stesso modo di potenziare le sottese abilità cognitive” conclude.

Esercizi mirati e attività studiate ad hoc che come radici, intime e profonde, si insediano nella quotidianità e aiutano a promuovere lo stato di benessere psico-fisico degli ospiti della RSA preservandone i ricordi sfumati. – Fonte San Raffaele.

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