Bambino autistico poco seguito a scuola, genitori costretti a cambiare asilo: la denuncia della mamma

Sora - Il bimbo protagonista della spiacevole vicenda compirà 5 anni. I genitori raccontano il loro calvario perché non accada ad altri

Sora – Bambino autistico poco stimolato in classe, genitori costretti a cambiare asilo. La denuncia arriva dalla mamma del piccolo. Il bimbo protagonista della spiacevole vicenda compirà 5 anni ad ottobre, autistico grave, non parla, ha bisogno di tutta l’attenzione dovuta. Ovviamente fa terapia, ha un’assistenza specialistica ed anche a scuola viene affiancato da un’insegnante di sostegno per il massimo delle ore previste, ovvero 25.

Non è facile seguire un autistico, di qualsiasi età: l’autismo è un disturbo cerebrale che incide sull’interazione e la comunicazione dei soggetti affetti. Chi soffre di autismo ha problemi a parlare, a relazionarsi con altre persone proprio per la difficoltà di comprensione del pensiero altrui, la complessità ad esprimersi con parole, attraverso la gestualità o movimenti facciali. Gli autistici, inoltre, assumono comportamenti insoliti che non è semplice ricondurre ad un sentimento o ad un’emozione, positiva o negativa che sia. Perciò è necessario cogliere qualsiasi spunto di relazione, di comunicazione, per facilitare la socializzazione, stimolare la motricità, il loro interesse, il linguaggio del corpo, le espressioni facciali: tanti “piccoli” dettagli che diventano fondamentali davanti ai disturbi dello spettro autistico.

Un percorso ad ostacoli

I giovani genitori del bimbo in questione, a settembre dello scorso anno, avevano riposto la loro fiducia nella scuola dell’infanzia di un istituto comprensivo di Sora, affidando il figlio alle docenti ed in particolare all’insegnante di sostegno in carico ad una delle classi: tante le perplessità di mamma e papà durante l’anno scolastico relative all’interazione del bimbo con i compagni e con la stessa maestra, all’attività in aula, agli stimoli offerti, perplessità puntualmente espresse alla docente, evitando di rivolgersi alla Dirigente Scolastica, per mantenere gli equilibri e quel filo diretto con l’insegnante. A giugno i genitori chiedono appuntamento con la Preside la quale, in due distinti incontri, così come raccontano i protagonisti, si dimostra comprensiva e solidale, amareggiata dagli episodi dettagliatamente illustrati dalla famiglia e pienamente disponibile ad andare loro incontro, “rimproverando” i genitori che, a suo dire, avrebbero dovuto lamentare anzitempo il disagio, per una tempestiva ed opportuna risoluzione, rassicurandoli sul massimo impegno a trovare un’intesa per il nuovo anno scolastico.

Nella stessa sede mamma e papà chiedevano di sostituire l’insegnante di sostegno oppure di collocare il bambino in una sezione diversa, implorando alla DS la massima chiarezza cosicché, nel caso non si potessero mettere in pratica le alternative, la famiglia avrebbero provveduto in tempo reale alle pratiche di nulla osta per trasferire il bambino in un altro istituto, anche in virtù del fatto che a settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico, avrebbe iniziato ad andare a scuola anche il fratellino minore. I genitori, inoltre, riferiscono di aver depositato in segreteria una comunicazione scritta nella quale chiedevano espressamente di non volere la continuità con l’insegnante di sostegno in oggetto.

Nei giorni scorsi, mamma e papà sono stati convocati in presidenza, davanti alle insegnanti oltre che alla presenza della Dirigente Scolastica. Hanno nuovamente esposto le proprie perplessità: la scuola ha tentato di rassicurarli, informandoli infine che nessun cambiamento sarebbe stato praticato se non un “impegno diverso, rinnovato, più costruttivo”. Il bimbo, quindi, non ha iniziato regolarmente l’anno scolastico nella data prevista, la famiglia, infatti, messa davanti al fatto compiuto, ha dovuto fare le pratiche in fretta e furia per trasferire i bambini presso un altro istituto, rischiando di non trovare più la disponibilità di posti.

La mancata inclusione

Tra i diversi episodi di scarsa inclusione riportati dai genitori, due tra tutti lasciano sconcertati: lo scorso dicembre, in occasione delle imminenti festività natalizie, la classe era stata portata al rione “Canceglie” a vedere i presepi: il bambino autistico, invece, era stato tenuto in classe per “fare qualcosa di costruttivo”. A metà mattinata i genitori hanno chiesto cosa stesse facendo il bimbo “di costruttivo”, la stessa insegnante di sostegno avrebbe inviato una foto alla madre nella quale si vede il bimbo, solo in classe, con ancora indosso la felpa, addormentato sopra una panca. Oltretutto, la scuola aveva a disposizione un passeggino fornito dai genitori stessi. In un’altra occasione, il bimbo non è potuto salire sul pulmino per andare a seguire un appuntamento presso l’auditorium in quanto mancava l’insegnante di sostegno; i genitori hanno dovuto provvedere al trasporto, con tutti i disagi che ne sono conseguiti. Inclusione, socializzazione, partecipazione, stimoli creativi, comunicazione, motricità, essere da modello sono una priorità, gli obiettivi principali quando si parla di scuola e bambini diversamente abili. I genitori ci tengono a specificare che il bimbo protagonista della vicenda, prima di iniziare la scuola dell’infanzia, ha regolarmente frequentato l’asilo nido, senza avere mai alcun tipo di problema.

Dal canto suo, la scuola in oggetto conferma di essere stata sempre a disposizione, sensibile in primis alle esigenze del bambino e poi dell’intera famiglia. È la stessa scuola in cui l’anno scorso, ad ottobre, un alunno delle elementari, sempre autistico, era rimasto solo all’ingresso del plesso tanto che, smarrito, vagava avanti e dietro finché non era stato raggiunto dalla sorellina, anche lei alunna dell’istituto, la quale, dopo aver rassicurato il piccolo, aveva provveduto ad accompagnarlo in classe. I genitori indignati avevano sollevato l’attenzione sulla circostanza chiedendosi “e se fosse uscito in strada?”. Forse c’è qualcosa da rivedere. * Di Sara Pacitto

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