Carrie, quando lo ‘sguardo di Satana’ è pronto a vendicarsi: lo straordinario esordio di King

La recensione del romanzo di esordio (1974) del 'maestro dell'horror' Stephen King, scritto quando aveva 27 anni

Carrie White è una liceale che vive in una piccola città del Maine con una madre ossessionata dalla religione. Goffa, solitaria, vittima dei tiri mancini dei suoi coetanei, Carrie scopre gradualmente di avere poteri telecinetici, poteri che si erano già manifestati all’età di tre anni, dopo il primo choc della sua vita. Un giorno, l’innocente e beffeggiata Carrie userà il suo potere e sarà ovunque orrore, distruzione e morte.

‘Carrie’ (1974) è stato il primo romanzo di Stephen King ad essere pubblicato e uno dei più brevi che King abbia scritto. Brian De Palma ne ha realizzato una versione cinematografica nel 1976 – Carrie – Lo sguardo di Satana -, ed è stato uno dei pochi adattamenti per il cinema apprezzato anche da King. Al film sono succeduti un sequel nel 1999, Carrie 2 – La furia e due remake: Carrie (2002) e Lo sguardo di Satana – Carrie (2013).

Bullismo, fanatismo religioso e tanto sangue

Il ‘Re dell’horror’ aveva 27 anni mentre scriveva Carrie. Era al suo esordio letterario…e che esordio! King aveva le idee già ben chiare e subito ha mescolato con accuratezza temi riscontrabili in ogni società ed ogni epoca. Carrie è una ragazzina molto diversa da quelle della sua età. È sempre sola, non è accettata dalle compagne, è chiusa nel suo piccolo e fragile mondo interiore. Carrie è figlia del bigottismo religioso, di una donna ossessionata dal concetto di peccato, ma anche colpita da una società che mette ai margini le persone considerate appunto diverse e che non fa nulla per aiutare, salvare una vita. Umiliata, ‘bombardata’ di assorbenti, schernita. Carrie piange sotto la doccia senza mai guadagnare un minimo di comprensione. Tutti conoscono la sorte di Carrie, ma nessuno fa nulla. Quello che non conoscono è l’immenso potere della anonima Carrie White. Carrie è telecinetica e lo è sin da bambina. Sa muovere gli oggetti con il solo pensiero. Proprio per questo sua madre ha tentato più volte di ucciderla, considerandola un essere maligno. E non tutti sanno che Carrie è come una grossa spugna che assorbe vessazioni, si gonfia di mortificazioni e dolore. Fino a quando la classica goccia non farà solo traboccare un vaso più che colmo ma esploderà in un tripudio grandguignolesco di sangue e vendetta. La rabbia giovanile si trasforma in una forza paranormale, un superpotere simbolico: non si scherza con i sentimenti adolescenziali perché potrebbero partorire una furia malata, distruttiva senza precedenti.

Povera Carrie, cattiva Carrie

Se fin dalle prime battute si comprende l’epilogo del romanzo, resta l’esperienza di una storia raccontata con una dovizia di particolari nonostante la brevità del testo. Resta un pathos crescente che riesce a trasmettere momenti di puro terrore. Il personaggio di Carrie è senza dubbio il più complesso psicologicamente e il più sfaccettato. Riempie la scena meglio di chiunque altro, comprensibilmente. Ma anche la madre di Carrie, Margaret White, assume un ruolo fondamentale: il vero motore in fondo, colei che con le sue vessazioni e le sue manie religiose ha, a forza, costretto la figlia ad una vita di ostinata emarginazione. “Povera, povera Carrie”, verrebbe da dire. In un gioco perverso tra paranoia cristiana, preghiere che sprofondano in una paludosa superstizione, si gioca tutto il sottile e terrificante meccanismo che fa di Carrie una invincibile macchina da guerra, mutando in una “cattiva, cattiva Carrie”. Il resto, le vessazioni dei compagni, le incomprensioni dei professori, le prevaricazioni, le offese gratuite del mondo esterno restano quasi sullo sfondo a completare, seppur marginalmente, un quadro psicologico al limite della follia.

Un ‘anticipo’ sul futuro

Con ‘Carrie’, l’autore getta i semi germinali della sua futura e prolifica scrittura. La fanno da padrone temi che torneranno ciclicamente nei suoi lavori, come i poteri paranormali, il bullismo, l’emarginazione, i conflitti familiari. Già dal suo primo volume si evince la stoffa di King. Con uno stile sincero e realistico, plausibile, il ‘maestro’ tratteggia l’imprevisto nella vita di tutti i giorni utilizzando una stesura particolare. Alterna, infatti, la narrazione della storia di Carrie ad articoli di giornali, libri e interviste provenienti dal futuro, a distanza di anni dalla vicenda che ha portato alla ribalta il potere mentale della giovane (fatto che conosceremo, inevitabilmente, nelle ultime pagine del romanzo), quasi sulla scorta di Bram Stoker e del suo epistolare ‘Dracula’. Questi salti nel futuro danno alla storia di Carrie un senso di ineluttabilità, di irrimediabile discesa all’inferno che non lascia alcuna speranza. Leggere il romanzo è come iniziare a correre lungo un pendio. All’inizio la pendenza sembra lieve, ma presto si perde il controllo della propria corsa e si caracolla verso il fondo sapendo che prima o poi si perderà l’equilibrio e lo schianto sarà inevitabile. La crudeltà circonda e rinchiude Carrie costringendola a diventarne parte, fino alla mattanza totale. Il romanzo diventa anticipatore di suoi futuri lavori come ‘Le Notti di Salem’, ‘It’, ‘L’incendiaria’ e tanti altri volumi.

Un libro che non si dimentica

Era una ragazza tozza, con foruncoletti sul collo, sulla schiena e sui glutei. I capelli bagnati, senza colore, le si appiccicavano pesantemente alla faccia, e le se ne stava lì, la testa un po’ piegata in avanti, lasciando che l’acqua le rotolasse via dalla pelle. Sembrava, ed era, l’agnello sacrificale, il bersaglio perpetuo, vittima indifesa di ogni sorta di tiri mancini, di tranelli e scherzi spietati”.

‘Carrie’ per gli argomenti sviscerati, per i cambi di registro, per la scrittura fluida, è un libro che si legge velocemente. Ma non si dimentica. Il dramma della solitudine di quella 16enne goffa e impacciata e poi letale, abbrutita dalle crudeltà inflittele da ogni parte, resta dentro. Giustifichiamo la sua funesta vendetta, quel pirotecnico finale in cui nessuno ha scampo. E nella testa continua a ronzarci il suo ‘sguardo bovino’ eppur carico di dolore. ‘Carrie’ è l’apripista ideale per chi vuole leggere Stephen King ed è un gioiello breve e intenso, che lascia dentro un senso di profonda inquietudine. Imperdibile.

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Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli, giornalista sportiva con una passione per musica, cinema, teatro ed arti. Ha collaborato per diversi anni con il quotidiano Ciociaria Oggi, sia per l'edizione cartacea che per il web nonché con il magazine di arti sceniche scenecontemporanee.it. Ha lavorato anche come speaker prima per Nuova Rete e poi per Radio Day. Ha altresì curato gli uffici stampa della Argos Volley in serie A1 e A2 e del Sora Calcio.

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