Cerquozzi scrive a Bonaccini: “Caro Stefano, ti prego abolisci il ma anche”

L'assessore comunale di Veroli, esponente del Pd, interviene in merito al dibattito per il rinnovo della segreteria del partito

“Caro Stefano Bonaccini, ti prego, abolisci il “ma anche”… Può sembrare una battuta, ma in realtà penso che uno dei mali del nostro Partito sia quello di sostenere un’idea e, allo stesso tempo, anche il suo contrario. Sintomo di una costante mediazione al ribasso, di una incapacità di scegliere da che parte stare, di un vuoto ideale. Tutti fattori che ci hanno portato a perdere identità e determinazione su alcuni grandi temi rispetto ai quali le persone ci vorrebbero chiari, decisi e combattivi”. Così Francesca Cerquozzi, assessore comunale di Veroli, esponente del Pd

“La conseguenza di tutto questo è che oggi al PD mancano senza dubbio quella spinta e quella sintonia con gli italiani che ci hanno fatto vivere stagioni straordinarie e ci hanno spinto, nella sfida di governo, a portare l’Italia fuori da crisi pericolosissime che potevano minare nel profondo il futuro del paese”.

Occorre allora ripartire da qui: i temi, le idee, la scelta da che parte stare. Dal lavoro alla sanità, dal welfare alla crescita, dall’ambiente all’istruzione: quale è la nostra idea di società, di paese, di mondo che vogliamo realizzare. Insostanza: quali sono lo scopo del PD e la sua funzione?” Prosegue Francesca Cerquozzi.

“Penso che solo in questo modo il Pd possa diventare una grande forza popolare, riformista e con un forte radicamento territoriale e sociale. Bisogna tornare nei “luoghi” in cui la nostra presenza può fare la differenza per la vita delle persone, migliorandola. Un grande partito che si batta per obiettivi chiari che abbia voglia di combattere le disuguaglianze (sociali territoriali culturali), che sappia coinvolgere tutti ed incarnare il desiderio di crescita e di cambiamento che l’Italia chiede”.

“Un grande partito che abbia la forza di combattere e di fronteggiare la destra sfidandola sul piano della proposta politica; un partito femminista, che sappia combattere per i diritti delle donne e che sia espressione della loro visione del mondo; un partito per il lavoro e del lavoro, per l’ambiente e dell’ambiente. Un partito che assuma, insieme alla questione di genere, l’altra grande questione che interroga non solo noi, ma il Paese: quella generazionale. Sostenendo molte delle battaglie che le donne nel Pd stanno portando avanti, ho riflettuto su un eventuale sostegno ad una delle due donne in campo, Elly Schlein e Paola De Micheli. Perché sicuramente la presenza, per la prima volta nella nostra storia, di due dirigenti politiche alla corsa per la segreteria rappresenta un segnale positivo di cambiamento”.

“Alla fine di questa riflessione – aggiunge – ho maturato la convinzione che la candidatura a segretario di Stefano Bonaccini sia la più adatta per portare il Pd fuori dal pantano della rassegnazione in cui siamo un po’ tutte e tutti precipitati. Perché il tema è politico e riguarda appunto la proposta messa in campo per il PD. E quella di Bonaccini mi sembra maggiormente convincente”.

“Bonaccini può costruire un grande partito che sappia coniugare radicalità di pensiero e radicamento nel territorio, che sappia stare a proprio agio sia nella piazza virtuale che reale, che sappia vincere quella antica contrapposizione tra il partito dei dirigenti e quello degli amministratori e che sappia dare a ciascuno la propria missione e la propria funzione al servizio di una idea di società più giusta, aperta, moderna. Sono convinta che possiamo ripartire da qui. Con forza e determinazione. Per il bene del Pd e dell’Italia, perché in questa società c’è ancora molto bisogno della visione dei democratici e delle democratiche”.

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