Congresso Pd, Grossi: “Guardiamo fuori dal partito e recuperiamo un percorso comune a Frosinone”

La figura di riferimento dell'area Schlein in provincia chiede che il partito torni presto attivo sui territori e aggreghi un'ampia coalizione

Danilo Grossi, dirigente del Pd e già assessore comunale a Cassino, guida in provincia la componente che fa riferimento alla segretaria Elly Schlein. Le fasi del congresso di federazione sono ormai definite e ci si avvia verso l’assemblea. “Siamo felici che si stia concludendo una stagione che è stata lunga – commenta -, che non ha permesso di avere una guida salda in quest’ultimo anno e mezzo. Si è riusciti a vincere le elezioni a Ceccano con accordi e soluzioni trovati per l’occasione. Ma l’attività quotidiana del partito non c’è e questo è un grave vulnus a fronte delle conseguenze di una destra che sta amministrando la Regione Lazio oltre al Governo. Fino ad oggi non abbiamo avuto sul nostro territorio una struttura di partito adeguata, in grado di controbattere e realizzare l’alternativa politica”.

Di quale tipo di alternativa parla?

“Noi come collettivo ‘Parte da noi’ vogliamo guardare con forza fuori dal partito senza restare solo a confrontarsi all’interno. C’è un mondo fuori che aspetta che il partito prenda posizione, si impegni e lotti. Per situazioni preoccupanti che vanno dalla giustizia sociale e climatica fino ai diritti sociali e ai diritti civili. Poi emergono la questione industriale, il lavoro, gli stipendi bassi, le ore di cassa integrazione. Tutte vicende di stretta attualità soprattutto se si guarda al nostro territorio che soffre pesantemente”.

Una assemblea per mozioni non è iattura ma auspicabile

Mancherà l’intesa tra le due aggregazioni di componenti provinciali e si andrà alla conta. Sarebbe stato meglio un documento programmatico e politico condiviso?

“I congressi sono fatti perché ci siano delle proposte e cioè delle persone che si riconoscano in posizioni anche differenziate. Non vedo la preoccupazione o il motivo di dover evitare il voto dei cittadini, degli 8500 che si sono iscritti e che hanno creduto in questa classe dirigente. Poi all’interno dello stesso partito dovranno essere riconosciute qualità delle proposte e le convergenze. Come avvenuto a livello nazionale nei ruoli e nelle iniziative di Elly Schlein e Stefano Bonaccini, grazie alla collaborazione viva e sana che si è attivata”.

Vabbè, al di là di frasi di circostanza, sarà conta di tessere?

“Non sarà una conta di tessere. Ci sarà anche una proposta fatta di mozioni, c’è una nuova classe dirigente che cerca di proporsi e di portare idee e iniziative che vogliono portare un cambio di passo nei prossimi mesi e anni. Tutto questo in linea con quel che è avvenuto a livello nazionale, con fatica, responsabilità e pazienza”.

Schlein e la sua corrente paiono sempre sotto assedio…

“C’è tutto un partito che, soprattutto dalle regionali, riconosce il cambiamento e i risultati importati che hanno fatto uscire il Pd da una situazione drammatica. Schlein era al 14% e pareva che dovesse finire l’esperienza del partito e si dovesse cambiare nome. Si è lavorato con molta responsabilità e con un’attenzione diversa sia nei confronti delle persone che dei luoghi più complessi come periferie e fabbriche, manifestazioni ed anche altri partiti. Una volontà diversa e una generosità che stanno portando risultati importanti. Ci sono altre forze della coalizione di grande valore che portano a porre le basi per una alleanza più ampia possibile”.

Comprensibili i distinguo dell’M5S ma urge la coalizione ampia

Il famoso campo largo incontra difficoltà quando parliamo del Movimento 5 Stelle che legittimamente insegue una propria identità e una sostanziale distinzione da voi.

“Se l’M5S dicesse le stesse cose del Pd non ci sarebbe bisogno che si candidasse. Ci sono differenze ma anche percorsi comuni realizzati in questi anni, sia dal punto di vista parlamentare che con un lavoro di opposizione con tante vittorie elettorali. E poi il primo partito della coalizione deve farsi carico di un lavoro di responsabilità nei confronti della coalizione intera”.

Quanto allo schieramento di centrosinistra si profila una situazione decisamente in salita nel capoluogo, tra Pd fermo e Psi impegnato a correre in avanti. Quale la sua valutazione?

“È fondamentale che il partito sia in piena attività, in campo, perché va fatto un lavoro importante di raccordo tra le forze di centrosinistra. Non aiuta l’assenza del Pd che non dà punti di riferimento per costruire l’alleanza. Il Psi sta facendo il suo percorso ma spero che ci siano condizioni per intraprendere un tragitto collettivo”.

Intanto siamo al rinnovo del consiglio provinciale.

“In attesa di una nuova legge che restituisca ruolo e funzioni alle province, il Pd dovrà costruire una lista e costruire alleanze importanti per essere decisivo in questo contesto”.

La vicenda Zes ci fa capire che quanto fatto finora non basta

In prospettiva ci sono presidenza della Provincia, regionali e politiche. Tante caselle da riempire e tanti appetiti da placare.

“Il Pd negli anni ha costruito una classe dirigente e potrà guardare anche ad una platea di validi amministratori locali che si sono costruiti un percorso importante fondandolo sul lavoro con i cittadini, con l’obiettivo del bene comune. In ogni caso oggi è prematuro parlare di candidature e chi lo fa sbaglia”.

Intanto politicamente la classe dirigente ha dimostrato che come territorio contiamo ben poco, basta vedere come è finita con l’inclusione nella Zes unica.

“Il problema è che un paese come Rocca d’Evandro ha una situazione di incentivazioni diversa da quella di Cassino o Piedimonte San Germano o dell’area del Golfo. Siamo contornati da regioni con regime agevolato e il Lazio è fuori per colpa del peso di Roma. Mentre Frosinone attraversa uno dei momenti più complessi per automotive, farmaceutico, deindustrializzazione estesa. Se gli imprenditori hanno agevolazioni forti e strutturali a qualche chilometro dal nostro territorio il problema diventa serio. Ciò che si sta portando avanti assomiglia a pannicelli caldi nei confronti del progressivo impoverimento del Lazio meridionale. Ma è anche una questione strutturale non certo di quest’anno. Il ruolo della politica è di intervenire con forza e prendere atto che tutto quel che è stato fatto fino ad oggi non basta”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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