Lunedì sera, ore 20:00. Un vertice teso tra i gruppi consiliari di maggioranza che sostengono il sindaco Riccardo Mastrangeli ha delineato i confini di quella che si preannuncia come una vera e propria “finale”. Sul tavolo c’è la poltrona più prestigiosa e delicata dell’Aula: la Presidenza del Consiglio comunale, rimasta vacante. Nella seduta consiliare prevista per fine mese si arriverà con molta probabilità alla resa dei conti, una sorta di ballottaggio tra due nomi: Gianpiero Fabrizi (Lista Ottaviani) e Marco Ferrara (nuova civica Mani libere).
Sullo sfondo, il primo cittadino osserva e tace. Ha ribadito la sua posizione: non ha un candidato di bandiera, non esprimerà preferenze e si adeguerà alle decisioni della coalizione, purché si garantisca la tenuta del gruppo a 18, il numero che tiene in piedi l’amministrazione. Ma sotto la cenere di una apparente concordia, la riunione di lunedì ha registrato uno scontro appena dissimulato, fatto di veti incrociati, riposizionamenti e sospetti che arrivano fino alle prossime nomine della Saf (Società Ambiente Frosinone).
L’asse della continuità con la vicepresidenza vicaria e quello pro Lista Ottaviani
La discussione si è accesa immediatamente sulla definizione di “continuità” istituzionale. Da un lato c’è l’asse composto da Lista per Frosinone e Mani Libere (che insieme contano 6 consiglieri). Questo blocco spinge per una soluzione di continuità legata alla figura del vicepresidente vicario (che ha guidato l’aula incassando complimenti bipartisan), rivendicando il diritto di far espletare il ruolo a chi ha già dimostrato affidabilità. Parliamo di Marco Ferrara.
A questa visione si contrappone quella di Claudio Caparrelli, che ha invocato una continuità di stampo puramente politico-elettorale: ‘La nostra linea di continuità è rispetto alla Lista Ottaviani, che espresse Max Tagliaferri‘. Ma la geografia della coalizione è cambiata. La reazione di Antonio Scaccia (Lista per Frosinone) è stata netta, fotografando il ridimensionamento della Lista Ottaviani: ‘Max Tagliaferri era un indipendente. Se non vi stava bene, dovevate sfiduciarlo allora’. I conti li fanno tutti i presenti. Oggi la Lista Ottaviani è scesa da 5 a 3 consiglieri, eppure esprime già due assessori e per puntare al presidente del Consiglio di consiglieri ne servirebbero il doppio. Al contrario, Ferrara e Crescenzi oggi non hanno assessori: la Presidenza del Consiglio potrebbe servire a bilanciare questo squilibrio.
Lo stesso Scaccia ha poi lanciato una provocazione al vetriolo rivolta a Polo Civico, ventilando il sospetto di un accordo sottobanco legato anche alle designazioni per il prossimo cda della Saf.
Scontro totale su Ferrara e il “veto romano” di Trancassini per la porta di FdI sbattuta
Il nome di Marco Ferrara è il vero catalizzatore delle considerazioni più polemiche. Su di lui pende un veto del coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Paolo Trancassini. L’accusa a Ferrara (e Sergio Crescenzi) è quella di essere “transfughi”. Il capogruppo meloniano Franco Carfagna, ha attaccato frontalmente: “I nostri tre voti andateli a cercare altrove. Sergio Crescenzi e Ferrara sono usciti dal partito per andare a cercare fortuna da un’altra parte”. La replica di Marco Ferrara non si è fatta attendere, svelando i retroscena della spaccatura interna all’area di centrodestra: “Non potevamo più restare in un finto partito che a Frosinone viene gestito alla stregua di una lista civica personale da parte di un esponente romano”. Illuminando la “longa manus” del presidente Ales Fabio Tagliaferri.
Fabrizi alla fine fa il pragmatico. Resta il rebus Fanelli: è ancora il diciottesimo?
Sull’altro fronte si staglia la figura di Gianpiero Fabrizi, che gioca una partita speculare. Lo stesso Fabrizi ha provato a gettare acqua sul fuoco con pragmatismo sulla presidenza del Consiglio: “Noi pensiamo alla continuità rispetto alla Lista Ottaviani, ma se la maggioranza converge su un altro nome non faremo le barricate, non ci opporremo”. Ma la Lista per Frosinone (che sostiene Ferrara sempre più esplicitamente), con Scaccia, ha gelato i presenti: “Votatevi pure il vostro candidato, ma poi assumetevi le responsabilità delle conseguenze”.
Resta poi il giallo dei numeri e del posizionamento di alcuni consiglieri, primo fra tutti Paolo Fanelli, ieri assente. E’ ancora esponente di FdI? E’ davvero il 18° uomo della maggioranza? L’ex sindaco non ha votato il rendiconto, non votato le delibere del 3 luglio e ha persino firmato la richiesta di parere sulla presidenza del Consiglio rivolta a prefettura insieme all’opposizione. Una crepa politica sempre più evidente.
Verso il Consiglio di fine mese: la ricerca della “quadra”. Il richiamo di Iannarilli
Nel corso della riunione si registrano anche le posizioni d’attesa di Christian Alviani (che riunirà il gruppo) e dello stessa Carfagna (riunione di FdI venerdì). Nel dibattito si inserisce Marco Sordi (Lista Vicano, ma ormai organico alla Lega). A provare a fare sintesi, per evitare il baratro della crisi amministrativa, è stato il leghista Dino Iannarilli: “Basta con questa tarantella, dobbiamo trovare una quadra e uscirne uniti”.
La volontà unanime, almeno a parole, resta quella di trovare un nome interno alla maggioranza entro i prossimi giorni per evitare di arrivare in Aula completamente spaccati. Ma la strada verso fine mese è strettissima. Tra veti romani, appetiti sulle partecipate (Saf) e le grane giudiziarie che lambiscono qualche esponente della coalizione, la sfida tra Fabrizi e Ferrara non sarà solo una votazione per la presidenza, ma il vero test di sopravvivenza per l’amministrazione Mastrangeli.