“Conoscersi per poi riconoscersi nel momento del bisogno”, i carabinieri salgono in cattedra

Sora - Abbattere le distanze comunicative con i ragazzi: questo l'obiettivo dell'incontro tenutosi presso il Liceo “Antonio Valente”

Nella mattinata del 7 dicembre, nell’aula multimediale del Liceo Artistico Statale “Antonio Valente di Sora, un nuovo incontro tra i Carabinieri della locale Compagnia e gli alunni delle classi prima e seconda. È il secondo appuntamento ideato con l’I.I.S. “Vincenzo Simoncelli” di Sora, a cui anche il Liceo Valente fa riferimento, voluto con grande interesse dal Comandante della Compagnia Carabinieri di Sora, il Capitano Domenico Cavallo, e dalla dirigente dell’I.I.S. Prof.ssa Clelia Giona. Ben 3 ore e mezza di colloquio e confronto con i ragazzi dai 14 ai 16 anni, in cui il Capitano Cavallo ha provato a condividere i valori fondanti dell’Istituzione con coloro i quali indiscutibilmente rappresentano “il nostro futuro”.

Ad accompagnare il Comandante il Car. Angelo Ranalli, 22 anni, giunto alla Stazione di Sora soltanto 5 giorni fa: “Ho portato Angelo con me non soltanto perché è chiaramente più carino, ma per dirvi che la nostra Istituzione è, e vuole restare, sempre al passo con i tempi; che nelle nostre uniformi troverete sempre persone che capiscono il vostro linguaggio, a cui potrete rivolgervi per un consiglio, per poter chiedere una indicazione, o dare una informazione senza sentirvi giudicati”. – Ha affermato il Capitano Cavallo.

Bellissimo è stato il momento di interazione dei ragazzi con il giovane Carabiniere, a cui sono arrivate tantissime domande sul perché abbia fatto questa scelta, su quali siano le sue sensazioni e motivazioni, sul come si trova in città, su come viva la distanza da casa e dagli affetti. Domande alle quali il Car. Ranalli ha risposto con schiettezza e sincerità. Tante le tematiche affrontate dai Carabinieri e dai ragazzi, seguendo la linea che portava ad uno scopo indicato dal Capitano Cavallo e dalle Professoresse Olga De Gasperis, Maria Angela Pallisco, Bianca Maria Petrillo e Martina Garofali che hanno partecipato agli incontri: abbattere le distanze comunicative tra ragazzi e Carabinieri, conoscersi per poi riconoscersi nel momento del bisogno.

Tra le tematiche affrontate, chiaramente l’uso e abuso dei Social Network con un monito da parte dei militari: ogni informazione condivisa non è più controllabile e viaggia velocissima non soltanto e mai soltanto fino a dove vorremmo noi, quindi tantissima attenzione nel condividere informazioni e immagini proprie. D’altro canto, però, il Capitano ha tenuto ad evidenziare che lo spaccato che emerge dai Social Media è lontanissimo dalla realtà; è sì una realtà parallela, ma la sua importanza la dettiamo noi e quindi, nella difficoltà, non vale la pena mai disperarsi per quello che nasce da un post, dai commenti da un’immagine o dalla diffusione di un contenuto che non avremmo voluto condividere. Il mondo digitale, ormai, ne è talmente saturo che i riflettori puntati su quel “nostro” contenuto durano solo il tempo di guardare il prossimo. Si è parlato di atteggiamenti e di consapevolezza del proprio dire e fare, di come le parole facciano tanto male ma di come anche ignorare le persone ed esiliarle sia un atto di violenza inaudita.

Ai ragazzi verranno inviate le locandine edite dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri e intitolate “Bullizzometro” e “Violenzametro”, che sono due “test di autovalutazione”, elaborati dal Reparto Analisi Criminologiche del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Roma, per rilevare i segnali del livello di violenza subita. Il Capitano ci ha tenuto a sottolineare che, seppure qualcuno abbia posto in essere un atteggiamento potenzialmente “maltrattante” segnalato nel test, già il prenderne coscienza è l’inizio del cambiamento.

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