Tutto secondo previsioni, anticipate dalla nostra Redazione, per il Consorzio di Bonifica Valle del Liri, per il Conca di Sora ed il Consorzio A Sud di Anagni – avviati sull’interminabile strada della fusione con legge regionale del 2016 rimasta inattuata solo in provincia di Frosinone -: la Coldiretti ha designato commissario straordinario Daniele Pili, imprenditore a capo di Coldiretti Latina e membro della giunta della Camera di Commercio di Latina e Frosinone. Fratelli d’Italia, e in particolare la regia dell’assessore regionale Giancarlo Righini, ha invece designato il sub commissario straordinario: si tratta del ceccanese Riccardo Del Brocco che è diventato uomo di fiducia per le operazioni di Righini tra i meloniani ciociari.
“Fusione entro 12 mesi, intendo incontrare i comitati”
“Si prospetta un compito piuttosto arduo e complesso – ha commentato al telefono il neo commissario Pili – anche perché quello delle bonifiche è un tema che riguarda un settore dell’agricoltura molto sensibile. I consorzi sono fondamentali per l’agricoltura e non solo, riguardando la sicurezza dei cittadini che risiedono nei territori. Insomma avremo un compito di grande responsabilità”.
Quanto all’interminabile iter della fusione fra i tre consorzi di Cassino, Sora e Anagni, Pili avverte d’essersi dato una deadline: “non resterò più di dodici mesi. Mi auguro di fare la fusione entro quel periodo e di riportare il consorzio alle regolari votazioni. Certo, molto dipenderà anche dalla collaborazione della struttura e degli stessi utenti”.
Quanto ai comitati anti-bollette in azione da anni in provincia e promotori anche di una dura campagna per indurre interi paesi ad uscire dal perimetro di contribuenza, Pili pare aprire uno spiraglio: “Mi farebbe piacere incontrarli e spiegare le mie intenzioni”.
Del Brocco: “Massimo impegno”
“Ringrazio il presidente Rocca per la fiducia accordatami con questa nomina, in un momento particolarmente delicato per i Consorzi di Bonifica del Lazio meridionale. Un ringraziamento speciale va all’assessore Giancarlo Righini, che ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di visione nel guidare un processo di riorganizzazione complesso con determinazione e competenza. La sua attenzione costante ai temi dell’agricoltura e della gestione del territorio rappresenta un riferimento prezioso. Lavorerò con il massimo impegno per garantire continuità e qualità nell’azione amministrativa, rafforzando il raccordo tra i livelli operativi — a partire dal direttore generale Andrea Renna e dal direttore provinciale Aurelio Tagliaboschi — e i livelli regionali dell’assessorato. Sono convinto che la strada intrapresa sia quella giusta: l’assessorato ha sempre dimostrato, con lungimiranza, un’attenzione concreta e strutturata verso i Consorzi di Bonifica del Lazio, che svolgono un ruolo fondamentale non solo per l’agricoltura ma anche e soprattutto nella lotta ai cambiamenti climatici ed alla difesa del suolo, del territorio e delle comunità locali. Onorerò questa fiducia con il lavoro di ogni giorno”.
Sui conti resta l’incognita dei residui attivi e dei contenzioni
Il Consorzio di bonifica prevede di introitare nell’anno in corso 17 milioni e 716mila euro. I tributi dei consorziati ammonteranno a 8 milioni e 264mila euro. Si tratta di 5 milioni e 364mila euro derivanti dal ruolo di bonifica e 2 milioni e 900 mila euro dal ruolo di irrigazione. Le spese per il personale saranno di 3 milioni e 454.500 euro in aumento rispetto all’esercizio precedente per 283.500 euro in quanto è prevista la seconda tranche del rinnovo dell’aspetto economico del contratto collettivo nazionale di lavoro ed un maggior ricorso ai contratti di somministrazione.
Mole ingente di residui attivi ancora da verificare e bagaglio di contenziosi non risolti o rispetto ai quali l’ente è rimasto soccombente come avvenuto nel 2022 col ministero delle politiche agricole, rappresentano incognite sui conti che non sono state ancora superate.
Dalle denunce degli scorsi anni alle recenti assunzioni di Capodanno
Ma il fronte più pesante appare quello sociale, con interi paesi che hanno deliberato l’uscita dal perimetro di contribuenza ed un’azione costante dei comitati che chiedono la liberazione dei cittadini da quella che viene considerata una gabella, senza alcun vantaggio per i cittadini come corrispettivo per la somma prelevata dalle loro tasche. L’ultima polemica sulle assunzioni di Capodanno e sull’ulteriore appesantimento dei conti, sfociata poi nel demansionamento del direttore generale del tempo e successivamente nelle dimissioni della commissaria Ricci, descrivono tensioni legate ad una gestione poco accorta che arriva per la gran parte dal passato e che negli anni scorsi – e non senza motivazioni – è finita sui tavoli della Procura penale come su quelli della Procura della Corte dei conti.