Consorzio di bonifica, appello del comitato a Mattarella: “Ora basta con questa ingiustizia”

Il professor Lucio Bove ha inviato per le vie formali l'istanza al Quirinale riferendo dei problemi finanziari dell'ente e del caso assunzioni

Porre fine ad “un’ingiustizia sostanziale”, ad “un grave abuso che va a incidere pesantemente su bilanci familiari già allo stremo”. È un passaggio dell’appello inviato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dal Comitato consorziati della Bonifica Valle del Liri e sottoscritto da uno dei promotori storici della mobilitazione civica, il professor Lucio Bove. L’iniziativa arriva dopo i prolungati silenzi della Regione Lazio (a conduzione centrosinistra prima e centrodestra ora) e finanche dall’indisponibilità pratica degli ultimi due prefetti a ricevere i sindaci che hanno deliberato, nei rispettivi Consigli comunali, la decisione di uscire dal perimetro di contribuenza dell’ente con sedi a Cassino, Sora ed Anagni. Circostanza quest’ultima non riferita nel documento per garbo istituzionale.

“Illustrissimo Signor Presidente, desidero sottoporre alla Sua autorevole attenzione, in qualità di garante della legalità e dei diritti dei cittadini, la grave situazione di stallo e di presunta opacità amministrativa in cui versa il Consorzio di Bonifica della Valle del Liri, Ente pubblico economico che insiste sulla provincia di Frosinone – si legge nella nota già inviata al Quirinale e per conoscenza a Regione e Prefettura -. La gestione dell’Ente è da anni caratterizzata da profonde criticità finanziarie e gestionali che gravano pesantemente sui consorziati, senza che le istituzioni regionali abbiano finora fornito risposte concrete ed efficaci”.

Inviato al Quirinale il documento sottoscritto dal prof. Bove

Nello specifico, Bove ricorda il “Dissesto finanziario: la crisi strutturale dell’Ente è emersa in tutta la sua gravità a seguito della formale denuncia-querela, presentata nel febbraio 2018 (archiviata per prescrizione) dall’allora commissario straordinario Dott. Riccardo Casilli, per falso in atto pubblico e falso in bilancio. L’azione legale ha svelato l’esistenza di un buco di bilancio quantificato in circa 20 milioni di euro, generato da pesanti debiti fuori bilancio e contenziosi storici mai correttamente iscritti nelle scritture contabili ufficiali. Per risanare il suddetto ‘buco di bilancio’ il Dott. Casilli estendeva il pagamento del contributo di bonifica dai terreni anche a tutti i fabbricati, compresa la prima casa, con notevole aggravio per i cittadini che, improvvisamente, si sono sentiti vessati da un ingiusto e immotivato balzello”.

“A seguito di ciò sono sorti spontaneamente il Comitato Civico Arcese e altri comitati in provincia di Frosinone, per una civile risoluzione della problematica, investendo, purtroppo senza esito, le autorità competenti”. L’appello fa quindi riferimento alla “Mancanza di trasparenza nelle assunzioni: si registrano forti contestazioni in merito alla gestione del personale dell’Ente (con segnalazione all’ANAC), con la pubblicazione di atti e delibere inerenti a nuove assunzioni di cui risultano oscurati i nominativi. Tale pratica contrasta apertamente con le linee guida della trasparenza amministrativa e con il diritto di accesso agli atti della cittadinanza”.

Denuncia di inerzia nei confronti della Regione: istanze ignorate

Riferita al Capo dello Stato anche “l’inerzia della Regione Lazio: nove Comuni hanno approvato specifiche delibere per chiedere l’uscita dal perimetro di contribuenza del consorzio, come già avvenuto nel passato (V. Comune di Terelle), a causa della totale assenza di benefici diretti e specifici sui terreni e sugli immobili (V. Sentenza della Corte Costituzionale 188/2018), senza ricevere dalla Regione Lazio alcuna risposta in merito. A fronte di formali istanze e proteste, di ripetute interrogazioni regionali, di una interrogazione parlamentare e di un’audizione con il presidente della XII Commissione consiliare permanente “Tutela del Territorio (a cui ho partecipato personalmente con il Sindaco del Comune di Arce, Germani), la Regione Lazio continua a non fornire risposte istituzionali, lasciando i cittadini in una condizione di totale incertezza giuridica ed economica”.

Non passa inosservato, poi, l’infinito commissariamento: “l’Ente è privo di una governance ordinaria ed elettiva da troppo tempo. L’avvicendamento continuo di ben 5 commissari straordinari consecutivi in 10 anni non ha fatto altro che cronicizzare l’emergenza gestionale, trasformando uno strumento per sua natura temporaneo in un regime di gestione permanente, privo di controllo democratico da parte del territorio”.

Prelievo ingiustificato da bilanci familiari già in gravi difficoltà

Ma il tutto si inserisce in un contesto di disagio della popolazione: “in questi tempi così critici e incerti in cui molti cittadini sono costretti a pesanti rinunce per fronteggiare una situazione economica difficile (6 italiani su 10 arrivano a fine mese con grande difficoltà – Fonte Eurispes 2026), la pretesa di pagamento di contributi da parte del Consorzio di bonifica, a fronte di inesistenti benefici diretti e specifici, viene avvertita non solo come un’ingiustizia sostanziale, ma come un grave abuso che va a incidere pesantemente su bilanci familiari già allo stremo”.

“Tutto ciò premesso – è la conclusione dell’appello a Mattarella -, Le chiedo umilmente di valutare un Suo autorevole intervento affinché gli organi competenti facciano piena luce sulla gestione dell’Ente, si ripristinino i canoni fondamentali della trasparenza amministrativa e si solleciti la Regione Lazio a dare riscontro alle legittime richieste del territorio in merito alla revisione dei piani di classifica e di contribuenza”.

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