Documenti degli ospiti e albergatori: dal garante della privacy arriva il ‘no’ alla conservazione delle copie

Dopo la comunicazione alle autorità vanno cancellati. Stop a foto su smartphone e invii via chat, aumentano i rischi di furti d’identità

Niente più foto dei documenti salvate sul telefono, niente più carte d’identità archiviate “per sicurezza”. Il Garante per la protezione dei dati personali interviene con chiarezza su una pratica ormai diffusa nel settore ricettivo, vietando la conservazione delle copie dei documenti degli ospiti oltre il tempo strettamente necessario.

Alberghi, B&B e affittacamere sono tenuti per legge a identificare i clienti e a trasmettere i dati alle autorità di pubblica sicurezza attraverso il portale “Alloggiati Web”. Ma questo obbligo non autorizza in alcun modo la conservazione delle copie dei documenti. Una volta effettuata la comunicazione, i dati devono essere cancellati o distrutti.

Negli ultimi mesi, complice anche la diffusione di strumenti digitali, si è consolidata una prassi rischiosa, fotografare i documenti con lo smartphone o richiederne l’invio tramite applicazioni di messaggistica. Secondo il Garante, questi comportamenti espongono gli ospiti a rischi concreti, tra cui furti d’identità e accessi illeciti ai dati personali.

L’unico elemento che può essere conservato è la ricevuta della comunicazione alle autorità, generata automaticamente dal sistema, da mantenere per cinque anni come prova dell’adempimento. Tutto il resto deve essere eliminato.

Il Garante richiama anche un principio spesso sottovalutato, la responsabilità nella gestione dei dati. Le strutture devono adottare misure adeguate di sicurezza e formare il personale, perché ogni errore nella gestione può trasformarsi in una violazione con conseguenze rilevanti. In caso di data breach, infatti, scattano obblighi precisi, tra cui la notifica entro 72 ore e, nei casi più gravi, la comunicazione agli interessati.

“Per troppo tempo si è fatto finta che fotografare un documento fosse una prassi normale. Non lo è. È un comportamento rischioso che espone milioni di persone a potenziali furti d’identità. I dati personali non sono un promemoria da tenere in archivio, ma informazioni da proteggere e cancellare quando non servono più”, dichiara Luigi Gabriele, Presidente di Consumerismo.

“Questa indicazione va nella direzione giusta, perché mette ordine in un ambito dove si è diffusa una gestione superficiale dei dati. Serve maggiore consapevolezza da parte degli operatori e maggiore attenzione da parte degli utenti, perché la tutela della privacy passa anche da comportamenti quotidiani corretti”, afferma Barbara Molinario, Segretaria generale di Consumerismo.

Consumerismo invita i consumatori a prestare attenzione quando viene richiesto l’invio di documenti personali, soprattutto tramite canali non ufficiali, e a chiedere sempre chiarimenti sulle modalità di utilizzo e conservazione dei dati. – Fonte www.consumerismonoprofit.it –

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