Droga, telefoni e armi in carcere con i droni: latitante in fuga dopo l’operazione “Volo criminale”. Arrestato

L'uomo era latitante dallo scorso marzo quando scattò la maxi operazione che ha coinvolto anche il penitenziario di Frosinone

Operazione “Volo Criminale”, arrestato nella giornata di ieri uno dei destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere. Era latitante dallo scorso marzo quando scattò la maxi operazione che ha coinvolto anche Frosinone. – LEGGI QUI – L’uomo, stando a quanto trapelato, sarebbe stato rintracciato in Campania.

Tra i 31 destinatari complessivi delle ordinanze, lui però era irreperibile da circa due mesi. La prima ordinanza, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, era stata eseguita da personale del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, delle Squadre Mobili di Frosinone e Napoli, nonché della S.I.S.C.O. di Napoli, nei confronti di 20 destinatari, gravemente indiziati di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, detenzione di armi comuni da sparo ed accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti. L’attività è stata avviata ad aprile 2021 a seguito del rinvenimento di alcuni cellulari presso il carcere di Secondigliano, indagine per cui è stato delegato il Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria.

L’indagine partita a Frosinone da una sparatoria in carcere

L’attività investigativa era entrata poi in convergenza con un’indagine parallelamente svolta dalla Squadra Mobile di Frosinone, anch’essa poi delegata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, inizialmente originata da una sparatoria del 19 settembre 2021 all’interno del carcere di Frosinone. Da qui erano state avviate attività finalizzate all’identificazione del soggetto responsabile di aver introdotto all’interno del carcere un’arma da fuoco per mezzo di un drone. La prosecuzione delle indagini ha consentito di portare alla luce una struttura criminale in grado di garantire l’approvvigionamento di apparecchi telefonici, sia smartphone che piccoli cellulari, nonché di rilevanti quantità di stupefacente in molteplici strutture penitenziarie, anche ospitanti detenuti classificati di massima sicurezza, dislocate in tutta Italia.

Un meccanismo perfetto che nel carcere di Frosinone è saltato proprio nel settembre del 2021 a seguito della sparatoria. All’interno del braccio di sicurezza un detenuto armato di pistola sparò diversi colpi contro un gruppetto di pregiudicati che nei giorni precedenti lo aveva malmenato. Solo per un caso fortuito l’aggressione a colpi di calibro 22 non si tramutò in omicidio ma da quel momento in poi all’interno del penitenziario si toccó il punto di non ritorno. La sparatoria accende i riflettori dei media nazionali e del Dipartimento Penitenziario che, unitamente alla Questura di Frosinone, avvia un’indagine sfociata nelle ulteriori 11 misure cautelari a carico di detenuti e affiliati alla criminalità organizzata che dall’esterno organizzavano i ‘voli del malaffare’ dei droni, manovrandoli da zone situate a poca distanza dal carcere ciociaro.

Il carcere di Frosinone strategico

Il carcere di Frosinone ritenuto, per importanza strategica, al pari di quello di Secondigliano e Poggioreale. Questo è quanto era emerso dall’ordinanza che aveva portato allo smantellamento dell’organizzazione criminale che riusciva a introdurre all’interno del penitenziario di via Cerreto, con l’utilizzo di droni ultramoderni, telefoni cellulari, armi e droga. Un modus operandi radicato in diversi penitenziari d’Italia che anche a Frosinone aveva trovato terreno fertile: l’utilizzo di droni, abilmente manovrati da basi operative, ha consentito l’arrivo nelle celle di quanto necessario ai detenuti per comunicare con l’esterno o per soddisfare i loro fabbisogni quotidiani.

Un “service” con “un vero e proprio tariffario” utilizzato da diversi clan della camorra che dava la possibilità ai detenuti reclusi in 19 istituti penitenziari italiani di ricevere, attraverso droni modificati, droga, schede telefoniche, cellulari di vario tipo per comunicare anche con l’esterno. A Frosinone era stata introdotta anche una pistola.

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