Elezioni comunali, il centrodestra molto meglio del centrosinistra: ma alla fine hanno vinto solo i sindaci

Difficile trovare tracce evidenti di partiti e schieramenti nelle maggioranze elette. Premiati il pragmatismo e la capacità di amministrare

Venezia e Reggio Calabria avranno pure fatto riprendere fiato al governo e tolto qualche vaga certezza al “campo largo” ma chi pensa di leggere il verdetto del 24 e 25 maggio 2026 nei Comuni della provincia di Frosinone andati alle urne come cartina di tornasole del quadro politico locale sbaglia di grosso. Perché in tutti e nove i centri in questione, a vincere in realtà non sono stati i partiti, ma molto più banalmente i sindaci. Quelli uscenti, in cinque casi su nove. Quelli percepiti come capaci di amministrare, in tutti i casi.

Le sigle nazionali — Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Partito Democratico — sono rimaste sullo sfondo, quasi spettatori di un teatro dove i protagonisti si chiamano «Noi tra Voi», «Per Boville», «Il Cervo per Cervaro», «Ascolta Patrica». Partiti oltretutto (fintamente?) spiazzati da propri tesserati che si sono candidati in schieramenti considerati di parte avversa: ma si tratta di situazioni note da tempo e sulle quali magari accendere i riflettori è utile per strategie interne più che per interesse generale.

Con un’affluenza definitiva del 70,46%, in calo di quasi due punti percentuali rispetto alla tornata precedente (72,08%), circa 40.000 elettori distribuiti in nove comuni hanno rinnovato le amministrazioni locali. Il comune più grande tra quelli al voto — poco più di 12.000 abitanti, capoluogo della Valle del Liri — è Pontecorvo. Anselmo Rotondo conquista il terzo mandato consecutivo con il 52,76% dei voti, battendo Giacinto Carbone di «Ora si Cambia» che si è fermato al 47,24%. Ma ciò che rende il caso Pontecorvo politicamente emblematico non è il margine di vittoria, bensì la composizione della lista vincente. «Noi tra Voi» è uno specchio fedele della trasversalità: tra i candidati consiglieri figura Francesca Gerardi, già parlamentare della Lega, affiancata ad Annalisa Paliotta, che cinque anni fa si era candidata con il centrosinistra cittadino.

Candidati di provenienza politica diversa nelle stesse liste

Due mondi distinti, riuniti sotto la stessa insegna civica. Il messaggio implicito è netto: a livello comunale, le distinzioni ideologiche cedono il passo al pragmatismo della governance. Se a Pontecorvo la politica dei partiti si dissolve nel civismo, a Ripi, Patrica e Fontana Liri accade che un partito, Fratelli d’Italia, appare sempre sullo sfondo ma in maniera meno sfocata come supporto ai primi cittadini. Piero Sementilli è uno dei tre sindaci su nove eletti ad avere un profilo esplicitamente riconducibile ai meloniani. Fratelli d’Italia è la casa politica di Sementilli, e non lo nasconde. Con il 59,23% dei voti — la sua lista «Insieme si Può» — ottiene il secondo mandato battendo nettamente Luca D’Arpino (candidato della Lega, «Adesso Ripi», con circa 400 voti in meno) e il terzo sfidante Marcello Giorgi («Ripi nel Cuore», una ottantina di preferenze).

A Patrica Fiordalisio, con la lista «Ascolta Patrica», registra un plebiscito: 78,63%, un dato che non ammette repliche né analisi complicate. Oltre dieci anni di amministrazione ininterrotta premiata in modo inequivocabile, al di là del colore politico del primo cittadino. A Fontana Liri si chiude definitivamente l’era Sarracco (esponente Pd). Il sindaco uscente Gianpio Sarracco, che puntava al terzo mandato consecutivo, viene sconfitto da Giuseppe Loreto Battista e dalla sua lista «Uniti per Fontana Liri». Il 51,19% di Battista è una maggioranza risicata, ma sufficiente in un comune di piccole dimensioni. L’abbraccio di Antonio Abbate, dirigente storico della destra provinciale, al neo sindaco della città di Mastroianni suggella la svolta a destra fontanese.

Dal plebiscito per Fiordalisio al terzo mandato sofferto per Marrocco

La sfida più lunga si è consumata a Cervaro. Ennio Marrocco — civico di centrodestra, al suo terzo mandato consecutivo, in rotta verso il quarto — ha resistito all’assalto di Luigi Gaglione, candidato di «Cervaro Direzione Futuro». Il risultato finale: 54,48% per Marrocco (2.165 voti) contro il 45,52% di Gaglione (1.809 voti). Per alcune ore i seggi hanno tenuto tutti col fiato sospeso: a metà scrutinio Gaglione era in vantaggio, prima che il trend si invertisse definitivamente a favore del sindaco uscente. La particolarità di questa sfida — che la rende un caso unico tra i nove — è che entrambi i candidati provenivano dalla stessa famiglia politico-amministrativa.

Gaglione era stato assessore nella giunta Marrocco fino a pochi mesi prima delle elezioni. La rottura interna, dunque, non ha avuto connotazioni ideologiche ma personali e strategiche. Gaglione aveva comunque scelto politicamente il Pd ottenendo infine il sostegno esplicito del segretario provinciale Achille Migliorelli.

Guarcino, con il suo «Guarcino di Tutti», racconta una storia di continuità rassicurante: Restante si conferma con il 48,44%. Di Fontana Liri abbiamo detto ma altri tre Comuni — Boville Ernica, Trevi nel Lazio e Belmonte Castello — registrano un cambio di guida.

Boville Ernica torna in area dem ma Fontana Liri è persa

A Boville Ernica, Benvenuto Fabrizi — quarantenne, già vicesindaco con delega ai lavori pubblici — vince con il 49,29% alla guida della lista civica «Per Boville». Una vittoria che nasce dall’interno dell’amministrazione uscente: non un ribaltone ideologico, ma un passaggio generazionale nella stessa area di governo locale. La sua candidatura ha espresso, come lui stesso ha sottolineato, un forte legame con il paese e un desiderio di rinnovamento nella continuità.

Trevi nel Lazio: Francesco Graziani, ingegnere sostenuto dalla lista «Visione Comune», batte il sindaco uscente Silvio Grazioli per 53,42% contro 46,15%, ovvero 287 voti contro 246. Una comunità piccola, dove ogni scheda pesa come un macigno, ha scelto il cambiamento con una partecipazione da record. Cambiamento invocato anche a Belmonte Castello in questo caso nei confronti del pluri-sindaco Antonio Iannetta che ha dovuto prendere atto, pur rimanendo fortemente seccato, dell’affermazione di Carlo Medagli con un eloquente 61,33%.

La vittoria evidente dei sindaci, di cui parlavamo in apertura, non significa, naturalmente, che i partiti siano stati assenti: ma che hanno scelto di «mimetizzarsi» nel civismo, una tendenza consolidata nella politica provinciale. Analizzando i profili dei sindaci e le coalizioni di riferimento, emerge una prevalenza del centrodestra, inteso in senso lato. Marrocco a Cervaro è esplicitamente definito «civico di centrodestra». Rotondo a Pontecorvo è da sempre collocato nello schieramento di centrodesta. Fiordalisio e Restante a Patrica e Guarcino sono figure di lungo corso legate a reti di consenso tradizionalmente moderate-conservatrici. Anche Sementilli di Ripi, come detto, è FdI.

La lealtà politica dei sindaci non porta coalizioni coerenti

Il centrosinistra è di fatto presente con la vicinanza al sindaco di Boville Ernica, Benvenuto Fabrizi. Ma la sconfitta che brucia è quella di Gianpio Sarracco a Fontana Liri, unico esponente davvero organico al partito. In ogni caso il vuoto del campo largo a livello locale è uno dei dati politici più eloquenti di questa tornata. Peraltro la lealtà al candidato sindaco rispetto al partito per cui è tesserato – o comunque al quale è vicino – spesso prevale sulla coerenza delle liste che lo sostengono. Questo fenomeno di commistione politica produce coalizioni che sono politicamente inclassificabili secondo i canoni nazionali. Liste in cui siedono fianco a fianco militanti di FdI e simpatizzanti dem, esponenti della Lega e consiglieri di area PD, ex amministratori di centrodestra e candidati con trascorsi nel campo progressista.

Tirare le fila di questa tornata non è semplice, ma se ci si fermasse alla superficie, si direbbe: ha vinto il centrodestra, con sei-sette sindaci su nove classificabili nell’orbita del polo di governo nazionale. E in un certo senso è così: la geografia politica del Frusinate, storicamente ancorata a un’area moderata-conservatrice con radici nella tradizione democristiana, conferma la sua tendenza. Ma il giudizio più preciso è un altro: ha vinto il pragmatismo municipale. Ha vinto chi ha saputo amministrare – o chi è stato percepito come più capace di farlo -. I partiti nazionali hanno offerto una cornice, a volte anche un simbolo nascosto nelle liste civiche, ma raramente un contenuto autonomo.

La strategia dei partiti confusi nel civismo che pare una furbata

Il centrodestra prevale, ma non trionfa nel senso ideologico del termine. Il centrosinistra è pressoché assente, non per una sconfitta subita ma per una rinuncia strutturale: in quasi nessuno dei nove Comuni ha costruito una proposta credibile e autonoma. Il dato politicamente forse sottaciuto dai più, alla fine dei conti, non è chi ha vinto, ma chi non si è presentato o si è presentato in modo confuso, dentro coalizioni ibride che rendono qualsiasi lettura partitica priva di senso. Ma il senso può averlo, eccome, per i registi di simili alchimie. E solitamente ha a che fare con la gestione del potere.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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