Dolore cronico, stanchezza persistente, disturbi del sonno. L’endometriosi non è soltanto una patologia ginecologica, ma una condizione che può incidere profondamente sulla qualità della vita e sul futuro di chi ne soffre. In Italia, secondo una recente indagine accademica, centinaia di migliaia di donne potrebbero aver visto condizionati il percorso di studi o la carriera lavorativa a causa della malattia.
A fotografare la situazione è uno studio condotto dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Milano, su un campione di 971 donne con diagnosi di endometriosi. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica BMC Psychology, è stata coordinata dalla professoressa Federica Facchin e realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, con il supporto dell’Associazione Progetto Endometriosi (APE-Odv).
I numeri dell’impatto
L’endometriosi, caratterizzata dalla presenza di tessuto simile all’endometrio al di fuori dell’utero, interessa tra il 5% e il 10% delle donne in età riproduttiva. La percentuale sale sensibilmente tra chi soffre di infertilità o dolore pelvico cronico e tra le adolescenti con sintomi dolorosi persistenti. La malattia può proseguire anche oltre i 40 anni e, in alcuni casi, continuare dopo la menopausa.
Lo studio evidenzia che circa una donna su sei riferisce un impatto moderato o elevato sul proprio percorso di studi. La quota cresce fino a quasi una su quattro tra coloro che hanno manifestato i primi sintomi durante l’adolescenza e hanno ricevuto una diagnosi tardiva. In questo gruppo emergono dati significativi: oltre la metà segnala assenze scolastiche frequenti, più di un terzo un calo del rendimento e difficoltà nella preparazione di verifiche ed esami a causa del dolore.
Anche sul fronte lavorativo le conseguenze sono rilevanti. Il 22% del campione dichiara un impatto importante sulla carriera, percentuale che supera il 28% tra chi ha avuto un esordio precoce dei sintomi accompagnato da ritardo diagnostico. Tra i fenomeni più diffusi c’è il cosiddetto “presenteismo”: molte donne continuano a lavorare nonostante il dolore, con una conseguente riduzione della produttività.
Diagnosi tardive e disuguaglianze
Uno degli aspetti più critici resta il ritardo nella diagnosi, che può oscillare tra i cinque e i dodici anni, soprattutto quando i sintomi compaiono in giovane età. Secondo l’analisi, l’esordio in adolescenza può innescare un effetto a catena: difficoltà scolastiche che, nel tempo, limitano le opportunità professionali.
Non mancano ricadute sul piano sociale. Quasi una donna su quattro riferisce episodi di discriminazione sul lavoro, dato che aumenta ulteriormente nel sottogruppo con sintomi precoci e diagnosi tardiva. Molte raccontano di aver modificato le proprie scelte formative o professionali, rinunciando a opportunità o adattando le aspirazioni alle condizioni di salute.
Proiettando i risultati sull’intera popolazione italiana, considerando che circa 1 milione e 800mila donne convivono con una diagnosi di endometriosi secondo l’Istituto Superiore di Sanità, si stima che oltre 300mila possano incontrare ostacoli nel percorso formativo e quasi 400mila difficoltà significative in ambito lavorativo.
Il quadro che emerge sottolinea come l’adolescenza rappresenti una fase decisiva nella traiettoria di vita delle pazienti. Una diagnosi tempestiva e una maggiore consapevolezza nei contesti scolastici e professionali vengono indicate come elementi chiave non solo per la tutela della salute, ma anche per garantire pari opportunità e prevenire nuove disuguaglianze.