Ferentino – Fuori l’assessore Dominici, scoppia il caso: maggioranza sulle barricate

"La revoca di Pierina Dominici è uno schiaffo agli elettori: il Sindaco Fiorletta cede ai personalismi e rompe l'equilibrio della maggioranza"

Non si placano le polemiche a Ferentino dopo la revoca dell’incarico all’assessore Pierina Dominici. – LEGGI QUI – Quella che dal palazzo comunale viene liquidata come un normale avvicendamento tecnico, nella realtà è una scelta che rischia di aprire una frattura insanabile nella maggioranza, calpestando i patti su cui è nata la stessa coalizione del Sindaco Piergianni Fiorletta.

A fare chiarezza sulla vicenda sono Giuseppe Marocco (ad oggi commissario di Noi Moderati Ferentino), Marco Marocco, Maurizio Ciriaci e Walter Zaccari (ad oggi responsabile di Futuro Nazionale Ferentino), motori della lista civica a sostegno del Sindaco, che spiegano come sono andate le cose.

“Nessuna staffetta: la verità sui patti originari”

I quattro esponenti smentiscono categoricamente la tesi del Sindaco su un presunto accordo a metà mandato: “La ‘staffetta dei due anni e mezzo’ è un’invenzione dell’ultima ora per giustificare una scelta indifendibile. Gli accordi originari tra le due componenti della lista – quella guidata dal consigliere Ugo Galassi e quella guidata dal consigliere Gianni Bernardini, di cui noi facevamo parte integrante – erano chiarissimi: il patto prevedeva unicamente di lavorare per garantire in futuro il rientro come consigliere di Bizzarri, rimasto fuori dall’aula per un incredibile pari merito risolto a favore di Bernardini solo dall’ordine alfabetico. L’obiettivo era unire le forze e allargare la rappresentanza, non certo cacciare l’assessore Pierina Dominici, che ha sempre garantito stabilità e una presenza costante sul territorio”, spiegano.

Il retroscena: “I patti traditi da Bernardini e il passaggio con Galassi”

Il cuore della crisi politica, secondo gli esponenti, risiede proprio nel comportamento post-elettorale del consigliere Bernardini e nel disconoscimento del lavoro svolto: “Abbiamo sostenuto l’attuale consigliere con lealtà, portandogli materialmente i voti per farlo eleggere, così come abbiamo portato preferenze e consensi ad altri candidati della stessa lista per garantirne la massima competitività. Subito dopo le urne, però, gli impegni presi da Bernardini non sono stati mantenuti; di fronte a questo tradimento dei patti politici, il nostro allontanamento è stato inevitabile e ci siamo immediatamente collocati in modo compatto all’interno del gruppo guidato dal consigliere Ugo Galassi. Da quel momento, Bernardini ha deciso di giocare una partita solitaria, arrivando ad avanzare pretese sull’assessorato per puro calcolo personale”.

I quattro esponenti spiegano anche i tentativi fatti per salvare la situazione prima del collasso: “Insieme al consigliere Ugo Galassi abbiamo cercato a più riprese di ricucire il rapporto e ristabilire la serenità all’interno della lista. Da parte di Bernardini, però, c’è stato un muro totale e il rifiuto di ogni confronto. Il Sindaco Fiorletta era perfettamente informato di questa situazione, ma ha preferito cedere alle pretese di un singolo consigliere piuttosto che difendere il progetto collettivo e la verità dei fatti”.

L’affondo finale: “Ferito il mandato degli elettori”

“Sposando la tesi della staffetta inventata, il Sindaco ha scelto di premiare chi ha disatteso i patti e rifiutato il dialogo, colpendo frontalmente la componente che ha rappresentato il vero motore del consenso di tutta la lista. Togliere un assessore che ha lavorato bene per inserire una figura esterna, mai passata per il vaglio del voto, è uno schiaffo alla democrazia e ai cittadini di Ferentino. Le giustificazioni istituzionali non bastano più: il Sindaco Fiorletta non dimentichi che Ugo Galassi, Alfredo Bizzarri, Giuseppe Marocco, Marco Marocco, Maurizio Ciriaci, Walter Zaccari e Pierina Dominici sono coloro che, dati alla mano, detengono la maggioranza dei voti all’interno della lista. Non si può trascurare questo dato politico ed elettorale. Chi pensa di poter governare ignorando i patti e la reale volontà degli elettori commette un grave errore: il malumore è profondo ed è pronto a spostarsi direttamente sui banchi del consiglio comunale”.

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