Fratelli d’Italia, la “rete” di Righini e il malumore latente dei ciociari: tra nomine e candidature

La sfida per la presidenza della Provincia e le scelte per i vertici del Consorzio di Bonifica nell'agenda del primo partito del centrodestra

Al Fornaci Village bastava dare la spalle al palco e rivolgersi alla platea per guardare in faccia l’attuale oligarchia di Fratelli d’Italia. Negli sguardi, negli avvicinamenti, nel ritmo delle chiacchierate e nelle distanze tra i principali protagonisti – come pure nelle assenze – andavano misurate questioni pressoché impalpabili quanto rilevanti, come la gestione delle lealtà (specie dopo la conta delle provinciali), le cooptazioni/conferme parlamentari probabili (in vista del 2027) e la selezione delle candidature (a partire dalle presidenziali provinciali in arrivo, per finire con le regionali del 2028). Si poteva ammirare un bel teatro all’italiana con personaggi ben identificabili nell’ambito di quella che è parsa – al di là del ‘comizione’ per il sì al referendum, rispetto al quale nessuno è uscito fuori tema – la celebrazione corale delle anime meloniane riunite per una sorta di festa dell’unità (ovviamente scritta con la minuscola).

La risorse regionali ai Comuni, tattica per gestire consenso

Il personaggio più atteso era sicuramente l’assessore regionale Giancarlo Righini, secondo alcuni parso sicuro di sé dopo la discesa in campo in provincia di Frosinone a seguito di preventiva campagna di avvicinamento di sindaci ed esponenti vari. Ci sono i finanziamenti ai Comuni che pesano non poco ed hanno già contato molto per il rinnovo del Consiglio provinciale. Righini tiene i lacci della borsa di via Colombo e basta copiare le mosse eseguite con maestria da Zingaretti, tenendo le amministrazioni comunali plaudenti e sorridenti (al centrosinistra allora) allineate nel codazzo delle passerelle. Perfino quando attraversava i luoghi simbolo del disastro sanitario. Righini per ora si è limitato a tessere la tela ma di sicuro il suo ruolo, al fianco di un tollerante presidente Rocca, è decisivo nell’ancorare i suoi punti di riferimento sul territorio.

I due casi di scaltrezza politica acuta della media Valle del Liri

Tra questi spicca il sindaco di Isola Liri, Massimiliano Quadrini, di provenienza Pd, dopo un transito in Azione e approdo finale nel limbo di chi finge di non schierarsi mai (la famosa flemma ‘zero tessere’). Una strategia di cui è maestro il presidente della Provincia Luca Di Stefano, sindaco di Sora. Evidentemente nella media Valle del Liri l’epidemia da ‘marpionismo politico acuto’ s’è diffusa (e Arpino forse si salva ancora grazie alla resistenza vegliarda di Sgarbi). La questione è che Quadrini pare essere il prototipo di Righini per il posto di comando di Palazzo Jacobucci. Se non fosse che Fratelli d’Italia può apparire un monolite quando le direttive partono dalle ‘sorelle di ferro’ ma – per il resto – non va considerata una caserma di signorsì, specie quando qualcun altro che non ha il cognome Meloni, da Roma o Velletri che sia, stabilisce che le cose debbano andare in un certo verso. Come la mettiamo con Fabio De Angelis e Alessandro Cardinali, giunto un’incollatura dietro al candidato di Righini/Quadrini per spostamenti di schede verdi verso D’Amore? E con Fabio Tagliaferri, Alessia Savo, Massimo Ruspandini, Paolo Pulciani e Daniele Maura? Un deputato non appare nell’elenco perché è partita la rimozione collettiva del ricordo di un video lucano.

I possibili candidati alla presidenza della Provincia con tessera FdI

Certo, Righini nella sua azione di penetrazione ha sfruttato divisioni locali e stanchezze evidenti, come quelle che sono scaturite dallo scandalo ceccanese. Ma un conto è utilizzare debolezze altrui a proprio favore ed un altro ritenere che davvero in casa d’altri si possa fare e disporre senza rendere conto a nessuno dei residenti. Perché il fronte dei sindaci meloniani – con aspirazioni ed anche profili utili per puntare alla presidenza della Provincia – è ampio e perfino tutti hanno in tasca la tessera col simbolo della Fiamma. Basta citare Alioska Baccarini di Fiuggi, Marco Colucci di Ceprano, ma ci sono non da ultimi Lucio Fiordalisio di Patrica ed Ernesto Gerardi di Amaseno. Ora, a parte le regole della buona creanza, in molti partiti o movimenti sono previste clausole di sbarramento per i nuovi iscritti, proprio per non ostacolare i percorsi dei militanti di lungo corso. Poi, se non si è manco iscritti, inutile sognarsi una designazione. Quindi pare proprio che prendere la tessera e mettersi in coda dovrebbe rappresentare la corretta pratica di chi crede fermamente negli “ideali”.

Il rebus del consorzio di bonifica dove proseguirà il commissariamento

Intanto l’assessore regionale sta anche rimettendo a posto i cocci al Consorzio di Bonifica Valle del Liri, che dovrebbe prima o poi diventare Consorzio di Bonifica Lazio Sud Est. Ma il ‘miracolo’ della fusione tra gli enti di Cassino, Sora e Anagni non pare vicino, anche se nel resto del Lazio s’è adempiuto da un pezzo al riassetto sancito dalla legge regionale 12 agosto 2016 n. 10, art. 11. La commissaria Sonia Ricci, rimasta al di là e oltre la stagione del centrosinistra grazie alla blindatura ricevuta dalla Coldiretti e al sostegno di Righini, come riferito s’è dimessa ed è rimasta a gestire l’ordinaria amministrazione. In Regione ci si è messi a studiare subito sui nomi del successore e di un numero due, perché il prolungamento della gestione commissariale non sconvolge nessuno. Anzi, vuoi mettere la rottura di convocare i consorziati a votare? “Che barba, che noia”.

In previsione due posti, il sostituto dell’uscente Sonia Ricci ed un vice

Certo, Ricci non l’ha scritto nel foglio protocollato, ma la conclusione repentina del suo mandato pare legata alla vicenda delle assunzioni dei 23 stagionali (tra i quali 4 pontini) ufficializzata nel pomeriggio del 31 dicembre 2025. Il direttore generale dell’epoca Remo Marandola era predestinato ad assorbire l’impatto di tutto il clamore (sollevato soprattutto dai sindaci, presi gravemente di sorpresa) ma servivano con urgenza ‘spalle più grandi’. Ovviamente Coldiretti deciderà in maniera pesante ma i soldi li mette la Regione Lazio (un 40% del bilancio consortile è fatto di trasferimenti da via Colombo) e quindi l’assessore competente all’esborso non potrà per ovvie ragioni non condividere e avallare – o meno – la designazione principale. Perché quella a corredo sarà affare strettamente politico.

I probabili candidati. Ma la fabbrica di incarichi regionali non si fermerà

Qui spuntano i primi nomi di candidati che starebbero già approntando le certificazioni necessarie: quello del presidente di Coldiretti Latina, l’imprenditore Daniele Pili quale commissario, il vice commissario potrebbe diventare il ceccanese, ex assessore comunale, Riccardo Del Brocco. Nei mesi scorsi il posto di revisore unico era già andato al capogruppo consiliare cassinate di FdI, Silvestro Petrarcone. Ma ci saranno altre nomine da effettuare in enti intermedi e strumentali della Regione Lazio che praticamente rappresentano un processo continuo. Decide Roma e a Frosinone si resta a guardare?

La risposta a questa domanda in fin dei conti spiega perché – a quanto pare – l’assessore al Bilancio sarebbe andato via dal Fornaci Village né sconfortato ma neppure pienamente soddisfatto: l’applausometro non avrebbe registrato i picchi attesi durante il suo intervento ed anche gli “avvicinamenti” e i capannelli sarebbero stati meno intensi di quanto si potesse pronosticare. Proprio vero che tra palco e realtà spesso prevale il sentimento triste del bicchiere mezzo vuoto.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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