Un Consiglio Comunale dei Giovani agitato, acceso, quasi specchio perfetto della politica cittadina. – LEGGI QUI – Martedì 26 maggio, nell’aula del Consiglio dei Giovani di Frosinone, non è andata in scena soltanto una semplice seduta politica. È andato in scena qualcosa di molto più simile a ciò che ormai la città vede quotidianamente nella politica “dei grandi”: tensioni, maggioranze fragili e la continua difficoltà nel trasformare le idee in qualcosa di concreto.
Con una differenza però. I giovani, almeno, riescono ancora a riunirsi.
Il passo indietro di Giorgio Russo
Il passaggio decisivo arriva con le dimissioni di Giorgio Russo dal ruolo di vicepresidente. Un passo indietro che porta Edgar Ruffini a ricoprire il nuovo incarico e che segna ufficialmente l’apertura di una nuova fase politica interna.
Russo sceglie di spiegare la decisione con parole nette. Parla di “senso delle istituzioni”, di “maturità politica” e soprattutto della necessità di costruire una maggioranza più ampia e stabile.
“In questi giorni si è aperta una nuova fase politica all’interno del Consiglio dei Giovani di Frosinone”, scrive nel comunicato diffuso nelle ultime ore.
“Ho scelto di rassegnare le mie dimissioni non per convenienza personale, ma per senso di responsabilità”.
Una scelta che, inevitabilmente, ha il sapore del sacrificio politico. Perché nella politica moderna il passo indietro è quasi diventato un gesto raro. Oggi ci si aggrappa alle cariche, ai ruoli, alle rivendicazioni personali. Russo invece prova a ribaltare questo schema, sostenendo che serva “molta più forza a fare un passo indietro per costruire stabilità, che ad aggrapparsi a una carica per interesse personale”.
Il Consiglio dei Giovani come specchio della politica cittadina
Ed è forse proprio questa la fotografia più forte emersa durante la seduta. Perché, mentre il Consiglio Comunale cittadino troppo spesso fatica perfino a raggiungere numeri e stabilità politica, nel Consiglio dei Giovani continua ad esserci presenza, confronto e perfino scontro politico. A tratti acceso, a tratti disordinato, ma comunque vivo.
Dietro questa decisione c’è però anche un altro tema. Più grande. Più profondo.
Il Consiglio Comunale dei Giovani continua infatti ad essere uno strumento con pochissime risorse economiche e con margini d’azione estremamente limitati.
Ed è qui che nasce la vera riflessione politica. Perché Frosinone continua a parlare di giovani, continua a definirli il futuro della città, continua a riempire discorsi e convegni di parole come “partecipazione”, “centralità” e “protagonismo”, ma poi quando arriva il momento di investire realmente sui giovani tutto si riduce a poche migliaia di euro e a strumenti spesso insufficienti.
La politica dei grandi e la sfida del futuro
E allora la domanda diventa inevitabile: com’è possibile che per alcuni eventi cittadini si riescano a trovare decine di migliaia di euro, mentre quando si tratta di costruire progettualità concrete dedicate ai giovani le risorse siano sempre minime?
È questo il vero nodo politico. Perché il rischio è che il Consiglio dei Giovani finisca per diventare soltanto una copia in miniatura della politica adulta: tante dinamiche interne, tante discussioni, ma poca possibilità concreta di incidere davvero sul futuro della città.
Eppure, nonostante tutto, qualcosa di positivo continua ad emergere.
Nelle loro tensioni politiche, questi ragazzi stanno comunque raccontando una cosa che la politica dei grandi sembra aver perso: il confronto, la presenza, il dialogo.
Allora abbiano il coraggio i grandi di capire che il futuro non sono più soltanto loro. O meglio: sono loro, ma insieme ai giovani. E abbiano il coraggio di dare davvero protagonismo e risorse economiche a un Consiglio Comunale dei Giovani che, senza strumenti concreti, rischia di restare soltanto simbolico.
E abbiano il coraggio anche le opposizioni di comprendere quando sia giusto favorire uno spazio alla maggioranza per il bene della comunità e della città. Perché organizzare eventi, realizzare proposte e costruire iniziative non dovrebbe mai essere una battaglia di interessi personali o di bandiere politiche. Dovrebbe essere soltanto una cosa: fare il bene della città.