Gite scolastiche, sempre più studenti rinunciano: pesano costi e disinteresse

Quasi uno su due non parte per i viaggi con pernottamento: tra le cause anche ansia sociale e difficoltà organizzative

Le tradizionali gite scolastiche di più giorni, un tempo considerate un passaggio quasi obbligato della vita studentesca, stanno diventando sempre meno scontate. Secondo l’ultimo monitoraggio realizzato da Skuola.net su un campione di 1.500 studenti delle scuole secondarie, il 44% dei ragazzi rinuncerà ai viaggi con pernottamento. Una scelta dettata da diversi fattori: dall’assenza di docenti disponibili ai costi elevati, passando per problemi disciplinari e, in alcuni casi, una precisa volontà di evitare la convivenza con i compagni.

Tra chi invece partirà (il 66%), una parte lo farà entro la fine dell’anno scolastico (34%), mentre un altro 22% ha già partecipato nei mesi precedenti. Il numero dei partecipanti, però, avrebbe potuto essere più alto: il 38% degli studenti rinuncia controvoglia, mentre un ulteriore 6% sceglie volontariamente di non prendere parte al viaggio. Tra questi ultimi, oltre la metà (52%) decide di restare a casa per non condividere l’esperienza con la propria classe.

Numeri in linea con il passato, ma pesa l’ansia sociale

I dati mostrano un ritorno ai livelli pre-pandemia, segnale che il settore si è progressivamente stabilizzato dopo lo stop forzato degli anni 2020-2021. Tuttavia, tra le motivazioni emerge anche il tema dell’ansia sociale, sempre più diffusa tra gli adolescenti, che contribuisce a ridurre la partecipazione.

Non mancano poi le difficoltà burocratiche: una parte degli studenti segnala che le scuole incontrano ostacoli nell’organizzazione, soprattutto per via delle nuove procedure legate agli appalti e alla gestione dei servizi. Una quota pari al 14% attribuisce proprio a questi aspetti la mancata proposta di viaggi d’istruzione.

Docenti e costi tra i principali ostacoli

A incidere maggiormente sulla cancellazione delle gite sono però i problemi legati alla disciplina e alla disponibilità degli insegnanti. Nel 34% dei casi, infatti, i docenti rinunciano ad accompagnare le classi proprio per le difficoltà nella gestione degli studenti, mentre nel 12% dei casi la motivazione ufficiale è direttamente collegata a comportamenti non adeguati.

Parallelamente, cresce il peso delle difficoltà economiche: il 29% degli studenti segnala che il viaggio non è stato organizzato per costi troppo elevati o per un numero insufficiente di partecipanti. Le tensioni internazionali incidono invece in maniera marginale, fermandosi al 2%.

Viaggi più lunghi e più costosi

Tra chi parte, si registra una tendenza chiara: le gite durano di più e, di conseguenza, costano anche di più. La spesa media si attesta sui 440 euro, in aumento rispetto all’anno precedente. Quasi la metà degli studenti rientra in una fascia di spesa tra i 200 e i 600 euro.

Anche la durata cresce leggermente: si passa da una media di 3,94 a 4,06 giorni, con un aumento degli studenti che trascorrono almeno cinque giorni fuori casa. Un segnale della volontà delle scuole di proporre esperienze più strutturate e complete.

Destinazioni: Italia in testa, ma cresce l’estero

Per quanto riguarda le mete, l’Italia resta la scelta principale, con il 60% delle preferenze. Tra le città più gettonate spiccano Firenze, Roma e Napoli, seguite da altre destinazioni come Torino, Palermo e Bologna.

All’estero, però, si registra una crescita significativa, con il 40% degli studenti che sceglie mete internazionali. In cima alla lista ci sono Vienna e Berlino, seguite da Atene, Praga, Barcellona e Budapest.

Cultura al primo posto, ma il prezzo resta decisivo

La scelta della destinazione è guidata soprattutto dall’interesse culturale, indicato dal 68% degli studenti. Tuttavia, anche l’aspetto economico continua ad avere un peso rilevante: per circa sette ragazzi su dieci la necessità di contenere i costi incide in modo significativo sulla decisione finale.

Trasporti: meno pullman, più treni e aerei

Sul fronte dei trasporti, il pullman resta il mezzo più utilizzato (46%), ma perde terreno rispetto al passato. Crescono infatti le alternative: il 19% degli studenti viaggia in treno, il 28% in aereo e il 5% in nave. In alcuni casi, la nave diventa parte integrante dell’esperienza, trasformando la gita in una vera e propria mini-crociera.

Anche le uscite giornaliere a rischio

Per chi rinuncia ai viaggi di più giorni, le visite didattiche di una giornata rappresentano spesso l’unica alternativa. Tuttavia, anche queste non sono garantite: solo il 31% degli studenti ha già partecipato ad almeno un’uscita, mentre un 34% teme di non prenderne parte affatto entro la fine dell’anno.

Un settore sempre più complesso

L’organizzazione dei viaggi di istruzione si conferma sempre più articolata e regolamentata, tra responsabilità crescenti per docenti e personale scolastico e nuove norme sulla sicurezza. Proprio questi aspetti, uniti ai costi in aumento e alle difficoltà nella gestione delle classi, stanno progressivamente ridimensionando la portata di un’esperienza che, per anni, è stata centrale nel percorso scolastico degli studenti italiani.

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