Hantavirus: secondo uno studio italiano improbabili grandi focolai, ma è fondamentale l’isolamento dei casi

La ricerca pubblicata su Eurosurveillance analizza la possibile diffusione del ceppo di Hantavirus coinvolto nell’epidemia

Le caratteristiche del virus Andes (Andv), il ceppo di Hantavirus associato all’epidemia verificatasi nelle scorse settimane a bordo di una nave da crociera, rendono poco probabile lo sviluppo di grandi focolai epidemici anche nel caso in cui venga introdotto in una popolazione completamente suscettibile.

È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Eurosurveillance e realizzato da ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità e della Fondazione Bruno Kessler. La ricerca, basata su modelli matematici, ha simulato la potenziale diffusione del virus a partire da un singolo caso introdotto in una popolazione generica, elaborando differenti scenari in funzione della percentuale di soggetti efficacemente isolati.

Secondo i risultati ottenuti, a quattro mesi dall’insorgenza dei sintomi del caso indice un eventuale focolaio avrebbe difficilmente superato i 50 casi, mantenendo un’elevata probabilità di estinzione della catena di trasmissione, soprattutto qualora oltre la metà dei soggetti infetti fosse stata isolata efficacemente fin dall’inizio.

Gli studiosi evidenziano come tale capacità di contenimento sia favorita dalle peculiarità epidemiologiche del virus. I dati disponibili mostrano infatti che le infezioni sono nella maggior parte dei casi sintomatiche e gravi. Inoltre, il lungo periodo di incubazione e l’intervallo di tempo che separa la comparsa dei sintomi nel caso primario da quella nei casi secondari consentono alle autorità sanitarie maggiori margini temporali per l’identificazione e il tracciamento dei contatti prima che questi diventino contagiosi.

Gli autori sottolineano tuttavia alcuni limiti dell’analisi. I parametri epidemiologici utilizzati derivano infatti dalla stima di un singolo focolaio e potrebbero non essere completamente rappresentativi di contesti differenti o di una situazione epidemiologica diversa da quella presa in esame.

Le conclusioni dello studio confermano comunque le valutazioni già espresse dalle autorità sanitarie internazionali, che classificano il rischio di diffusione del virus nella popolazione generale come basso o molto basso. Pur delineando uno scenario caratterizzato da un numero limitato di casi anche in presenza di trasmissione non mitigata per diversi mesi, gli autori richiamano l’attenzione sull’elevata letalità associata al virus, evidenziando la necessità di adottare tutte le misure di precauzione disponibili per limitarne la diffusione.

La ricerca ribadisce inoltre il ruolo centrale della diagnosi tempestiva e dell’isolamento dei casi come strumenti fondamentali per interrompere la trasmissione dell’infezione all’interno delle comunità.

La stessa rivista scientifica ha pubblicato anche un secondo articolo dedicato alle differenze tra Hantavirus e Sars-CoV-2, giungendo a conclusioni sostanzialmente analoghe sul limitato rischio di diffusione su larga scala del virus Andes.

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