Il progetto Hernica Saxa – promosso dalle città di Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli – nasce come candidatura congiunta a Capitale Italiana della Cultura 2028 e punta sulla valorizzazione del patrimonio storico delle antiche città erniche. Ormai l’attesa sale. Il Ministero della Cultura ha convocato le dieci città finaliste per mercoledì 18 marzo alle ore 11, quando, in diretta streaming, sarà proclamata la proposta vincitrice. Gaetano Ambrosiano, esponente politico ed operatore culturale, residente a Veroli, analizza il dossier: “Quando si parla del suo “difetto”, in genere non esiste un unico errore formale: le criticità di cui si dovrebbe discutere riguardano alcuni aspetti strutturali del progetto”.
- A cosa si riferisce?
“E’ un progetto molto “storico”, poco contemporaneo il cui concept è fortemente centrato su mura megalitiche patrimonio medievale identità degli Ernici. Questo è un punto di forza Storico/Culturale, ma può diventare un limite competitivo perché le giurie della Capitale della Cultura spesso cercano: innovazione culturale /produzione artistica contemporanea/progetti creativi e internazionali”.
L’idea del territorio diffuso è interessante ma più difficile da comunicare
- Qual è il punto?
“Se la narrazione resta troppo archeologica, rischia di sembrare più valorizzazione turistica che progetto culturale innovativo. Inoltre le quattro città racchiudono una governance complessa, il progetto unisce quattro comuni, l’idea di un ‘territorio diffuso’ è interessante, ma comporta difficoltà di coordinamento amministrativo, programmazione unitaria degli eventi e gestione dei fondi. Nelle candidature nazionali questo può essere percepito come minor chiarezza decisionale rispetto a una città capofila forte. Inoltre si pone il problema dell’accessibilità e delle infrastrutture: l’area tra Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli ha grande valore storico ma i trasporti non sempre sono semplici la ricettività turistica è limitata rispetto a città più grandi”.
- Ma la rete di Hernica Saxa è comunque esempio virtuoso per il territorio.
“Il punto è che per una Capitale della Cultura, la capacità di accogliere grandi flussi di visitatori pesa molto. La narrazione territoriale rimane ancora poco “Inter/Nazionale” Il progetto è molto radicato nella Ciociaria e nella storia ernica, ed è percepito come troppo locale e poco collegato a un messaggio culturale europeo o globale. In sintesi: Il possibile “difetto” di Hernica Saxa non è la qualità del patrimonio (che è altissima), ma il rischio conclamato che il progetto appaia troppo storico e poco innovativo e complesso da gestire perché diffuso su quattro città quindi molto meno forte dal punto di vista infrastrutturale e narrativo rispetto ad altre candidature”.
“Candidatura costruita per unire politicamente una vasta area di Ciociaria”
- Si lancia in pronostici per il 18 marzo?
“Molte candidature vincenti della Capitale della Cultura hanno una città guida molto riconoscibile, un brand culturale già forte una struttura amministrativa solida. Nel caso di Hernica Saxa, invece il progetto è distribuito tra quattro comuni e nessuno dei quattro ha una forza nazionale paragonabile a città più grandi. Questo rende il progetto più complesso da raccontare e da gestire. La percezione è quella di un “progetto politico territoriale”, una candidatura che di fatto è stata costruita per unire politicamente il territorio della Ciociaria e creare una piattaforma di sviluppo locale”.
- Non c’è niente di male. Anzi.
“Infatti. Questo non è necessariamente negativo, ma nelle valutazioni può dare l’idea che il progetto sia più territoriale che culturale, più orientato alla promozione turistica che alla produzione culturale nuova. Il paradosso è che il progetto ha un patrimonio storico eccezionale, ma la sfida non riuscita è stata di non trasformarlo in una narrazione contemporanea, in un progetto culturale innovativo e non solo di valorizzazione”.
