Il business dell’immigrazione nella struttura per minori: tre misure cautelari

Tra gli ospiti della struttura c’era stato anche Ousmane, il giovane migrante sbarcato a Lampedusa che si tolse poi la vita

La Procura della Repubblica di Cassino ha concluso l’indagine su una casa famiglia di Sant’Angelo in Theodice, struttura destinata ad accogliere minori stranieri non accompagnati (MSNA). Il Dr. Claudio Marcopido, Giudice del Tribunale di Cassino, su richiesta del Dr. Alfredo Mattei, Procuratore della Procura della Repubblica di Cassino, ha emesso: il Provvedimento cautelare reale del sequestro penale per equivalente a carico della legale rappresentante della società che gestiva la struttura di accoglienza per minori, dell’Assistente Sociale Responsabile della struttura e dell’Avvocato consulente legale della società e della titolare pari alla somma complessiva di 17.462,51 euro. Emesso anche il Provvedimento cautelare personale della misura interdittiva del divieto di esercitare attività professionali o imprenditoriali e della sospensione dall’esercizio di ogni pubblico ufficio o servizio nei confronti della legale rappresentante della società che gestiva la struttura di accoglienza per minori e dell’Avvocato consulente legale della società e della titolare.

Personale della Squadra Informativa del Commissariato di Cassino ha proceduto a dare esecuzione ai provvedimenti cautelari reali e personali dei rispettivi destinatari.

L’indagine

L’attività investigativa, coordinata dal sostituto procuratore Alfredo Mattei, è nata nel 2023 in seguito a una serie di segnalazioni di cittadini e a una denuncia presentata da un consigliere comunale di opposizione, che aveva più volte chiesto l’intervento della Polizia di Stato. Le forze dell’ordine erano intervenute in diverse occasioni a causa di litigi e disordini tra gli ospiti, che le indagini hanno ricondotto a carenze organizzative e gestionali da parte di chi si occupava della struttura.

Durante l’attività di indagine vennero eseguiti una serie di controlli ed ispezioni della struttura, acquisita documentazione dai diversi Comuni d’Italia che avevano affidato i minori alla stessa e, da ultimo, furono effettuati i sequestri di documentazione presso la società e dei telefoni della Rappresentante Legale della ditta che gestiva il centro di accoglienza e di un ragazzo straniero che risultava ivi ospitato.

Secondo gli accertamenti, la casa famiglia – inaugurata appena pochi mesi prima della chiusura – non avrebbe garantito adeguati standard di assistenza e sicurezza.
Gli investigatori hanno inoltre riscontrato anomalie nella gestione dei fondi pubblici destinati all’accoglienza dei minori, circostanza che ha portato la Procura a chiedere le misure interdittive e i sequestri ora disposti dal GIP. La casa famiglia si trovava nella frazione di Cassino ed era autorizzata ad accogliere fino a dodici minori stranieri non accompagnati. I diversi controlli espletati permisero di acclarare diverse criticità con la conseguenza iniziale della chiusura della casa famiglia ed il trasferimento dei minori stranieri non accompagnati su indicazione della Procura della Repubblica per i Minori di Roma verso altre strutture.

Gli esiti dell’attività investigativa hanno permesso di acclarare diverse condotte penalmente rilevanti, e nello specifico la violazione da parte degli indagati dell’art. 12, comma 5, del D.L.vo 286/98, in quanto in concorso tra loro, la legale rappresentante della società, che gestiva la struttura di accoglienza per minori, l’Assistente Sociale Responsabile della struttura e l’Avvocato, consulente legale della società e della titolare, favorirono la permanenza irregolare nel territorio dello Stato di un cittadino tunisino, che aveva fatto ingresso in Italia quale minore non accompagnato ed invece era maggiorenne, conseguendo indebitamente le erogazioni concesse dal Comune di Formia per la ospitalità del cittadino tunisino nella struttura per un importo complessivo pari a 17.462,51 euro.

Inoltre, era stata riscontrata la mancata presenza continuativa in struttura della figura del Responsabile, dell’Educatore Professionale, dello Psicologo, oltre che alla assenza di un piano personalizzato educativo-assistenziale, contrariamente agli obblighi assunti dalla società in conformità alle prescrizioni di cui alla Carta dei Servizi trasmessa agli Enti Locali, commettendo frode nell’adempimento degli obblighi relativi alla assistenza e alla accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, collocati presso la struttura citata su richiesta avanzata da parte dei Comuni di Cassino, Piano Romano, Formia, Frosinone, Mantova, Piacenza, Ravenna, Soave e Ventimiglia.

La storia di Ousmane

Tra gli ospiti della struttura c’era stato anche Ousmane, il giovane migrante sbarcato a Lampedusa il 29 luglio 2023 e successivamente accolto nella struttura di Cassino.
Durante il suo periodo di permanenza aveva raccontato di aver subito maltrattamenti e privazioni, circostanze che aveva poi denunciato pubblicamente durante una seduta del Consiglio comunale di Cassino.

Pochi mesi dopo Ousmane fu trovato morto nel centro di accoglienza di Ponte Galeria, a Roma. Sulle pareti della struttura era comparsa una scritta in cui il ragazzo faceva riferimento ai maltrattamenti subiti a Cassino: parole che, pur non collegate direttamente all’inchiesta appena chiusa, trovano oggi un tragico riscontro nel quadro delle carenze accertate dagli inquirenti.

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Angela Nicoletti
Angela Nicoletti
Angela Nicoletti, giornalista professionista iscritta all’albo dal 1998 si occupa di cronaca e giudiziaria sia in provincia di Frosinone che a livello nazionale. Ha collaborato e collabora con le prestigiose testate: Il Mattino di Napoli e Il Tempo. Dal 2001 è la referente per il basso Lazio dell’agenzia giornalistica AGI. Le sue inchieste giornalistiche sono sfociate anche in delicate indagini della magistratura. Nel 2018 è stata insignita del premio letterario e giornalistico dedicato a Piersanti Mattarella con un reportage sui beni confiscati alla criminalità organizzata

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