Il ‘periodo d’oro’ della provincia di Frosinone. Ok la cultura tra la nota aquinate Conte e l’onorevole scrittore

La crisi globale accelera anche il declino della provincia di Frosinone aggrappata alle multinazionali che reggono, a partire dalla Difesa

È un periodo d’oro per la provincia di Frosinone. Si patteggiano pene per chiudere capitoli di cui non parlare più, perché c’è la voglia di srotolare sotto il naso dei ciociari nuove narrazioni, splendenti come un rubinetto che perde (dopo che il gestore idrico provvede a sprecare il 70% del liquido immesso nelle reti idriche), produttive come lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano che nel 2026 ha lavorato meno di 20 giorni, efficienti come il ciclo dei rifiuti che più differenzi e più paghi Tari (tanto i morosi li hanno scoperti le opposizioni di Frosinone: imprese e persone giuridiche lasciano un buco da 2,85 mln nei bilanci comunali).

Tutto funziona benissimo nell’ufficialità, tranne scontrarsi con le urgenze quotidiane anche drammatiche: tipo la sanità quando si scopre che all’atto pratico un 48,8% di utenti laziali non ottiene appuntamenti nei tempi previsti dalle impegnative ed un 70% si scontra con le liste d’attesa chiuse. Anche se chiuderle sarebbe vietato per legge. Già, quella uguale per tutti.

Tempi duri per i creduloni. Economia, l’export premia solo le bombe

Giganteggiano la propaganda e le fake news, anche con l’aiuto di chi dovrebbe proteggere i creduloni, almeno per deontologia professionale. Ma tutti tengono famiglia nel Paese dell’amichettismo, del familismo ad oltranza, del regime delle amanti che se non le accontenti ti sputtanano alla prima domanda del primo video blogger incontrato. In una provincia dove la crisi energetica sta mettendo alla corda pure l’industria farmaceutica (costi in aumento e approvvigionamenti instabili), reggono essenzialmente le armi (gli elicotteri però sono belli e ci stanno simpatici pure, ci riferiamo soprattutto a proiettili, bombe e missili). In effetti le multinazionali ci hanno salvato fino ad oggi, almeno per la parte nord della provincia.

Perché se i francesi sono pericolosi (tranne quelli di Sanofi Aventis e di Saint-Gobain, insomma che fanno lavorare gli italiani), è meglio non scommettere troppo sulle iniziative nazionali. Quelle si moltiplicano soprattutto dove non dovrebbero: tipo biodigestori da impiantare a Patrica, simbolo di una delle aree più compromesse d’Italia o all’interno dello stabilimento auto cassinate, dove le officine producono solo crisi nerissima, come lo sbuffo Marangoni sulla Valle del Sacco.

L’idea del centro quantistico? Troppo innovativa. Anticaglia avanti

Non è per essere pessimisti a tutti i costi ma solo perché si fatica a trovare le notizie incoraggianti sul fronte socio-economico. Qualche spiraglio però arriva dalla cultura, fortunatamente. Come l’impegno della collega di Aquino, Claudia Conte (assurta agli onori nazionali per puro gossip) che stava argutamente perorando la causa dell’architetto Giacomo Bianchi per realizzare all’ex Concentramento di Caira a Cassino un centro di ricerca d’eccellenza sul calcolo quantistico. Sindaco e ambienti connessi di maggioranza ed opposizione (che poi sono la stessa cosa) invece vogliono lì un tradizionale e noioso museo della guerra. Da scommettere che prevarrano i più potenti (e Claudia non lo è più essendosi giocata Matteo): la cultura sopravviverà nelle sue polverose logiche.

Meglio quelle che niente, beninteso. Ammesso che la Regione Lazio tiri fuori i soldi o che qualcuno vada a prenderseli in Europa perché, si sa, il governo piange miseria ed è sotto ‘scacco di stabilità’.

Il dubbio su quali siano i giganti, al di là del libro dell’onorevole

Passiamo al versante letterario, altrettanto raggiante. L’onorevole Massimo Ruspandini ha dato alle stampe “La terra dei giganti”, opera che già nel titolo manifesta una certa generosa autostima visto l’argomento impegnativo scelto. Un politico che scrive un libro: evento raro specie in aree come le nostre. L’onorevole ha scelto la penna con un moto d’orgoglio. E questo è già, oggettivamente, un atto di coraggio. Avrebbe potuto raccontare cose che conosce meglio per la sua quotidiana attività, occupandosi di politica. Ma certo non sarebbe stata più la ‘terra dei giganti’.

Quanto ai lettori, purtroppo, più di un amministratore da un po’ di tempo è stato costretto a leggere sì, ma essenzialmente atti giudiziari. E in ogni caso, restando al titolo e guardando alle cronache, viene spontaneo chiedersi: quali giganti? Quelli che affollano enti e società partecipate in quota a qualcuno ed a spese di tutti? Quelli che sono finiti col mettere le coop coi medici pensionati nei pronto soccorso delle nostre periferie? Quelli che vogliono la Tav ed ogni convegno è buono per parlarne? O quelli che la Zls o la zona doganale sono meglio che niente?

Il libro sarà sicuramente in vendita nelle migliori librerie. Ma le peggiori probabilmente avranno esposto, nell’angolo edicola, anche le cronache sulle trattative per assegnare le deleghe in un ente decotto e sempre meno utile che, però, macina silenziosamente e trasversalmente la gestione di decine di milioni di euro di denaro pubblico: la Provincia. A proposito di ‘giganti dei centri di spesa’.

Quando si celebra un territorio che ormai è in completo declino

In definitiva, care lettrici e cari lettori, la Ciociaria ci offre un quadro cristallino: si celebra la grandezza del territorio in un libro, mentre il territorio affonda nelle procedure dei licenziamenti collettivi, nella povertà che si allarga, nell’assenza di idee della classe dirigente su come riprendere una situazione finita fuori controllo, al di là e oltre la quasi recessione globale. Ci resta la virtù civica dei cittadini che continuano a pagare le bollette Acea nonostante i rubinetti a secco, la Tari nonostante un sistema costoso e inefficiente, ad andare compostamente fuori Asl per farsi curare, a temere tacendo che gli sversamenti nel Sacco come nel Liri si infilino nel piatto della tavola. Perché il betaesaclorocicloesano non si degrada, né scompare. Tale e quale alla mala politica.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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