È stata una notte di paura a Esperia, dove un violento incendio divampato lungo le pendici di Monte d’Oro ha minacciato da vicino alcune abitazioni, costringendo uomini e mezzi a una corsa contro il tempo per evitare conseguenze ancora più gravi.
Per ore i vigili del fuoco, i volontari della Protezione civile, i dipendenti comunali e gli amministratori locali, con il sindaco e il vicesindaco in prima linea, hanno lavorato senza sosta per contenere il fronte delle fiamme e impedire che il rogo raggiungesse le case.
Quando la situazione sembrava finalmente avviarsi verso il controllo, poco dopo le 22 è scattato un nuovo allarme: un secondo incendio è divampato in un’altra zona della montagna, alimentando il sospetto che possa non trattarsi di una semplice coincidenza. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è anche quella dell’origine dolosa.
Sulla vicenda stanno svolgendo accertamenti i carabinieri della stazione di Esperia, in collaborazione con i carabinieri Forestali della stazione di Pontecorvo. Gli investigatori attendono la relazione tecnica dei vigili del fuoco, fondamentale per stabilire le cause dell’incendio e verificare se dietro l’ennesimo devastante rogo vi sia la mano di un piromane.
Ogni incendio che distrugge il patrimonio boschivo rappresenta un colpo durissimo all’ambiente. In pochi minuti vengono cancellati alberi, habitat naturali e biodiversità costruiti in decenni. A pagare il prezzo più alto sono la flora e la fauna selvatica: animali sorpresi dalle fiamme, nidi distrutti, ecosistemi compromessi e un territorio che diventa più fragile e vulnerabile al dissesto idrogeologico.
Per chi appicca volontariamente un incendio boschivo le conseguenze sono pesantissime. La normativa italiana prevede pene severe che possono portare anche all’arresto e alla reclusione, oltre al risarcimento dei danni ambientali provocati. Un monito rivolto a chi continua a devastare il territorio con gesti criminali che mettono in pericolo non solo il patrimonio naturale, ma anche la sicurezza dei cittadini.