Invasione di pesci tropicali nel Mediterraneo, gli esperti: “Ecosistema del mare a rischio”

Il fenomeno è esploso durante questa lunga estate calda: la temperatura dell’acqua ha raggiunto picchi di 29 e 31 gradi

Il Mediterraneo è invaso dai pesci tropicali, e non è una buona notizia. Il fenomeno è esploso durante questa lunga estate calda: la temperatura dell’acqua ha raggiunto picchi di 29 e 31 gradi, provocando l’invasione di specie esotiche e mettendo a rischio quelle autoctone, anche negli allevamenti ittici più rinomati. Il riscaldamento delle acque dei mari, insomma, rischia di creare dei danni ben più gravi di quello terrestre: ad affermarlo è Daniele Ingemi, meteorologo esperto di fenomeni estremi e di meteorologia dinamica. “Stiamo registrando- spiega l’esperto- l’invasione di pesci tropicali che arrivano dal Canale di Suez come il Pesce Scorpione o il Pesce Palla, mentre nelle coste dell’Atlantico europee viene registrata la presenza di specie provenienti dalla zone più calde dell’Atlantico. La pesca locale, negli allevamenti ittici sulle coste mediterranee, è dunque a rischio. Nel Mar Cantabrico, ad esempio, che è un mare poco profondo, l’innalzamento globale delle temperatura potrebbe danneggiare le attività esistenti”.

L’aumento della temperatura delle acque non interessa solo il Mediterraneo. Ingemi specifica che “aumenti sono stati registrati anche nell’Atlantico, soprattutto sulle coste del Portogallo, Spagna e Francia. Oltre ad un fatto naturale in cui vi sono cicli caldi alternati a più freddi, vi è il riscaldamento globale derivato da cause antropogeniche che sta causando questi aumenti di temperatura delle acque superficiali dei mari così pericolosi”. Ma non ci possono essere dei rimedi? “Dal punto di vista naturale nei prossimi mesi è in previsione l’arrivo della Niña che, essendo una corrente fredda all’opposto del El Niño, dovrebbe abbassare la temperatura nell’Atlantico”.

Non resta che monitorare l’impatto nei nostri mari. “Se da un lato le perturbazioni porteranno a un abbassamento delle temperature- spiega il meteorologo- dall’altro vi è l’alto rischio di registrare fenomeni estremi localizzati come i Tlc (Tropical Like Cyclone) come venivano chiamati in passato. Sono cicloni di piccole dimensioni che si formano perché il calore e l’umidità dell’acqua sono molto alti. In autunno, con l’arrivo delle perturbazioni atlantiche che sono a temperature più basse, innescano il meccanismo che avviene ai tropici con la formazione dei cicloni. Cicloni di piccole dimensioni ma purtroppo pur sempre potenti che potranno portare danni alle coste insieme alla formazione di mareggiate”.

Cambiamenti climatici evidenti

I cambiamenti climatici nel mar Mediterraneo e nell’Atlantico che lambisce le coste europee soprattutto della Spagna, Portogallo e Francia sono già evidenti: aumentano mareggiate, tempeste, piccoli cicloni, e i venti diventano più potenti. A cambiare, in peggio, è anche la biodiversità marina. Il centro scientifico e tecnologico Azti, con sede nella provincia spagnola di Biscaglia, mette in guardia sui rischi del riscaldamento globale sulle acque. “Le specie provenienti dalle acque più fredde- spiegano dal centro di ricerca- si spostano più a nord e i pesci dei mari più freddi si avvicinino al Mar Cantabrico più caldo”.

La temperatura degli strati più superficiali del Mar Cantabrico, infatti, sta aumentando di circa 0,2 gradi ogni decennio. Guillem Chust, autore principale dello studio, spiega che il livello del mare da loro controllato cresce di 3,2 millimetri ogni anno. “Entro la fine del secolo l’aumento sarà tra i 50 e gli 80 centimetri”. Come conseguenza si prevedono inondazioni in alcune zone della costa in condizioni di maree primaverili e danni ai porti, alle banchine e alle passeggiate durante i temporali. Si stima, ad esempio, che gran parte delle spiagge andranno perdute. E non solo: i ricercatori di Azti hanno condotto uno studio su come la biodiversità dei mari europei stia cambiando, concludendo che negli ultimi anni l’Oceano Atlantico ha sperimentato una tropicalizzazione delle sue comunità, aumentando l’abbondanza di specie tipiche di più acque.

Giovanni Palmieri, a capo della Zarotti Spa, nota azienda di Parma, eccellente per i suoi i prodotti ittici conservati: acciughe, tonni, salmoni, conferma che “l’innalzamento delle temperature metterà a rischio l’ecosistema e di conseguenza sia il settore della pesca, ma anche quello agricolo, ne risentiranno. Il consumatore premia la qualità nutrizionale dei nostri prodotti, a partire dalle alici del mar Cantabrico”.

Il mare nel Dna aziendale e, quindi, la capacità di scegliere i prodotti migliori che arrivano da lì, per portarli sulla tavola dei consumatori. È questa la strategia che ha consentito a Zarotti Spa di Parma di raggiungere importanti obiettivi. A Parma il centro logistico di questa realtà che, nata nel Cilento, va a scegliere i prodotti del mare dove questi spiccano per qualità, in particolare “per qualità nutrizionale- spiega il ceo Giovanni Palmieri- l’aspetto che più premiano i consumatori”.

Così Zarotti l’anno scorso ha lavorato e commercializzato circa 300 tonnellate di alici fresche provenienti dall’area del mar Cantabrico, inconfondibili per essere spesse, robuste e di pezzatura maggiore. “L’Oceano Atlantico concede ai prodotti una bella corposità e le alici sono più polpose e più adatte per avviare la lavorazione dell’acciuga sotto sale” spiega il ceo Palmieri. Si chiude così un cerchio storico perché, se oggi le alici arrivano in Italia dalla costa settentrionale della Spagna per essere lavorate, “occorre ricordare che sono stati i siciliani a trasferirsi sulla coste spagnole e ad avviare, per primi, a fine Ottocento, la salatura delle acciughe”, spiega l’amministratore di Zarotti, una realtà che attualmente impiega duecento addetti. Acciughe innanzitutto, ma Zarotti produce anche tonno, sgombro, salmone, frutti di mare, trasformati in diverse linee di prodotto, che arrivano al consumatore soprattutto attraverso la grande distribuzione. L’azienda produce anche per private label, comprendendo le firme più importanti presenti nei maggiori supermercati.

La sostenibilità è “un caposaldo aziendale irrinunciabile”, pervade ogni aspetto dell’impresa, a partire dal rispetto per il mare. “La pesca delle alici avviene da marzo a ottobre, nelle notti senza luna”, esemplifica Palmieri, e “i pesci sono raccolti con reti a cerchio rispettose dei fondali marini”. Nel 2022 l’azienda ha ottenuto la Plastic free certification, perché per il packaging adopera solo carta, vetro e latta, totalmente riciclabili. Nel 2023 ha ottenuto il rinnovo di questa importante certificazione, raggiungendo il ‘grade C’. Zarotti è stata, inoltre, la prima azienda italiana nel settore alimentare ad aver scelto etichette Upm Raflatac e il loro materiale autoadesivo Ocean action label, etichette realizzate con scarti e rifiuti plastici abbandonati, rinvenuti entro 50 chilometri dalle coste e considerati ad alto impatto ambientale a causa del rischio di finire in mare. – Fonte Agenzia Dire www.dire.it –

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