La strage di Ciaculli raccontata in un libro: postfazione affidata al generale Angelosanto

Cassino - Nella mattanza, per mano della mafia, perse la vita il carabiniere Marino Fardelli, zio dell'omonimo autore

Una strage di mafia raccontata dal nipote di una delle vittime. Il libro ‘I mandarini rossi di Ciaculli’ sarà presentato a Roma domani alle 16 presso l’Istituto Luigi Sturzo a Roma, in via delle Coppelle 35. Il libro, edito da Gemma edizioni è stato scritto da Marino Fardelli, nipote dell’omonimo carabiniere nativo di Cassino e assassinato insieme ad altre 5 persone a Palermo nel 1963.

La prefazione dell’opera è a cura dell’ex presidente del Senato Pietro Grasso, già procuratore Nazionale Antimafia mentre la postfazione è stata affidata al generale Pasquale Angelosanto, comandante del Ros dei carabinieri che lo scorso mese di gennaio ha assicurato alla Giustizia il super latitante Matteo Messina Denaro.

Nell’opera vengono ricordate la triste vicenda della “Strage di Ciaculli” e la vita del “Carabiniere Marino Fardelli”, caduto per mano mafiosa insieme ad altri commilitoni in quella che viene ricordata come la prima strage di mafia nei confronti delle forze dell’ordine, avvenuta a Palermo il 30 giugno 1963. Tra i relatori l’ex procuratore generale della Corte di Cassazione e presidente della Fondazione Vittorio Occorsio Giovanni Salvi, la coordinatrice del Lazio di Avviso Pubblico Arcangela Galluzzo, il presidente onorario della Fondazione Caponnetto Giuseppe Antoci, il direttore de “Il Domani d’Italia” Lucio D’Ubaldo e il condirettore dell’AGI Paolo Borrometi.

L’obiettivo dell’opera è richiamare l’attenzione sulla mancanza di giustizia per le sette vittime di mafia e sulla necessità di ricordare perché per tanti anni lo Stato ha dimenticato questo triste evento. Questa strage rappresentò un punto di svolta nella lotta contro la mafia, portando alla creazione della “Commissione parlamentare antimafia” e alla nascita di un nuovo impegno da parte dello Stato nel contrastare il potere criminale arrestando ben 114 mafiosi (tra cui Riina, Liggio, Provenzano, Badalamenti, Greco) che, dopo il maxiprocesso svoltosi a Catanzaro nel 1968, vennero in buona parte prosciolti.

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