Così la collega Iolanda Migliaccio ricorda il giovane ingegnere Marco Tramontozzi tragicamente deceduto nella mattinata di ieri, 29 marzo, a Roma, a seguito di un incidente stradale. Uno scontro mortale che non ha lasciato scampo al 33enne – LEGGI QUI –
«Avevamo iniziato a tracciare delle linee insieme, prosecuzione di un rapporto già fatto di certezze e presenze, anche se non quotidiane, ma capaci di lasciare un segno in ogni momento. Mai avrei pensato che quelle linee, così naturalmente convergenti verso il confronto e la ricerca della direzione giusta, potessero interrompersi troppo presto. E ora, a noi che rimaniamo qui, resta il grande compito di capire come ricomporle, quelle linee. Come dare loro una forma diversa, una forma che abbia la forza di arrivare a chi resta, a chi continuerà a custodire il tuo sorriso genuino, come in questa foto che ci ritrae felici dopo una sfida, e il tuo modo unico di rendere semplice ogni cosa, professionale e non, anche quando semplice non lo era affatto. Io scrivo pensandoti. Pensando a tutti i consigli che ci siamo scambiati, alle nostre telefonate, ai messaggi, a quei casi disperati che sembravano non avere mai una soluzione. E pensando che non ti ho mai detto abbastanza quanto ti volessi bene. E che dirlo ora sembra quasi inutile. Svegliatemi e ditemi che è solo un brutto sogno! Ciao Ing!».
Un urto improvviso su una curva con scarsa visibilità, a ridosso di un incrocio già al centro di insistenti polemiche data la sua evidente pericolosità, tra via Mestre e via Monselice in direzione piazza Ragusa, luogo in cui si sono verificati altri incidenti, nei pressi della stazione Tuscolana a Roma. L’ultimo quello di ieri mattina, che ha spezzato la vita di Marco: il giovane era in sella alla sua moto Suzuki Burgman quando si è scontrato con una Toyota Yaris, alla cui guida c’era un 30enne, fermatosi immediatamente per prestare il primo soccorso al motociclista. Come da prassi, l’automobilista è stato sottoposto ai test tossicologici ed alcolemici.
A seguito del violento impatto il giovane ingegnere è stato sbalzato dalla sella della sua moto per poi piombare rovinosamente sull’asfalto: numerosi i traumi riportati, per gli operatori sanitari accorsi sul luogo del sinistro non c’è stato altro da fare che dichiarare il decesso del giovane. I rilievi dell’incidente stradale sono stati eseguiti dagli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale, Gruppo Prati: l’esatta dinamica dell’accaduto è al vaglio delle forze dell’ordine.
Originario di San Donato Val di Comino, Marco si era laureato all’Università “La Sapienza” di Roma. Trasferitosi nella capitale per motivi di lavoro, impiegato in RFI, aveva un futuro dinanzi, tutto da costruire. Un ragazzo educato, discreto, perspicace, con il sorriso sempre in volto. Dopo la morte del padre, avvenuta qualche anno addietro a causa di una malattia, il giovane si era fatto coraggio ed aveva continuato a seguire i suoi obiettivi, a coltivare le sue ambizioni.
Si avvicendano i numerosi messaggi di cordoglio postati sui social. La comunità di San Donato Val di Comino è sconvolta dal dolore e si stringe affettuosamente intorno alla madre del 33enne, mamma Carmelina straziata dal dolore, ed ai parenti tutti. L’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro della salma del giovane, si attende la convalida del nulla osta per fissare la data dei funerali.