Maxi frode con gli incidenti finti, poi riciclavano i soldi con immobili e giocate al casinò: l’indagine

La Finanza scopre un’associazione per delinquere che ha truffato le compagnie assicurative per quasi tre milioni: tre ciociare coinvolte

*Di Vincenzo Lupo – Una complessa indagine della Guardia di Finanza ha smascherato un’organizzazione radicata a Fondi, dedita alle truffe in danno delle compagnie assicurative attraverso falsi incidenti stradali, con un giro d’affari stimato in più di tre milioni di euro. Gli investigatori hanno ricostruito le frodi, ma anche i metodi con i quali venivano riciclati e reinvestiti i proventi dai promotori del sodalizio, come attraverso le giocate simulate nei casinò di Venezia e Saint-Vincent per 220.000 euro, acquisti fittizi di vetture per 400.000 euro e acquisizioni di immobili, dei quali ne sono stati sequestrati per un valore che rasenta i 900.000 euro. – Lo riportano i colleghi di Latina News.

Tre ciociare tra gli indagati

Sono in tutto 42 gli indagati tra Fondi, Terracina, Monte San Biagio, la provincia di Frosinone e Roma, che rischiano il rinvio a giudizio con 39 capi d’imputazione. Tre donne – una nata ad Isola del Liri e residente a Fondi, classe ’74, una nata a Frosinone e residente a Vallecorsa, classe ’83 ed un’altra di Vallecorsa del ’52 – sono finite sul registro degli indagati.

Attraverso il lavoro dei militari delle Fiamme Gialle, la Procura di Latina ha ravvisato l’esistenza di un’associazione per delinquere con base operativa nella città di Fondi, finalizzata alla commissione di reati come le frodi assicurative, autocalunnia, falsità materiale e ideologica, corruzione e falsa perizia con lo scopo di ottenere i risarcimenti per incidenti del tutto finti.

L’inchiesta

Il capo promotore viene considerato dall’accusa P.D.P di 55 anni, titolare di una società di infortunistica stradale di Fondi, affiancato dalla moglie L.C. di 45 anni, che collaborava – sempre secondo l’accusa – all’attività illecita ed era beneficiaria dei proventi.

All’interno dell’associazione per delinquere gli investigatori hanno individuato poi una serie di personaggi che partecipavano all’organizzazione sistematica dei finti incidenti. Tra i più fidati collaboratori di P.D.P. c’era D.P. di 36 anni, attualmente candidato per un posto da Consigliere comunale a Fondi, che partecipava alla gestione delle pratiche di infortunistica stradale anche e soprattutto nel ruolo di titolare del poliambulatorio presso il quale venivano effettuate le visite mediche propedeutiche all’ottenimento dei risarcimenti. N. R. di 52 anni, collaboratrice di P.D.P., era delegata alla stesura dei piani diagnostici degli infortunati, concordati con i medici compiacenti. R.R.C. e V.T., fondani di 55 e 47 anni, svolgevano invece ruoli operativi come procacciare persone che avevano subito infortuni gravi da utilizzare come vittime dei finti incidenti, ma anche persone disposte ad assumersi le responsabilità delle vittime e accompagnavano i clienti presso gli studi medici.

Tra i medici che si prestavano per alterare le consulenze – secondo l’accusa – c’era A.Q. di 59 anni, direttore del Centro di Salute Mentale di Fondi, già coinvolto nell’inchiesta Certificato Pazzo, a sua volta ritenuto dagli inquirenti partecipe dell’associazione per delinquere, perché predisponeva in maniera sistematica e continuativa la documentazione utile a gonfiare i risarcimenti. Altrettanto importanti i ruoli di quei soggetti che mantenevano i rapporti con i dirigenti delle compagnie assicurative addetti alla liquidazione dei risarcimenti, come R.G. di 64 anni residente a Roma, affiancato da J. S., romano di 54 anni, destinatario delle parcelle e quindi dei proventi dell’associazione. Anche D.T. di 49 anni di Roma partecipava al presunto sodalizio intrattenendo i rapporti con le compagnie assicurative, ma anche segnalando le vittime degli incidenti.

La frode consisteva appunto nella simulazione di incidenti tra il basso Lazio e la Campania, soprattutto gravi investimenti stradali di persone sulle strisce pedonali, che consentivano di ottenere importanti risarcimenti, perché l’organizzazione si avvaleva, come vittime, di persone che aveva subito lesioni in seguito a infortuni di altro genere. Tra gli indagati sono finiti quindi tutti quei soggetti che si sono prestati per la consumazione delle truffe, sia come parti offese dei sinistri, che in qualità di automobilista con colpa. Ci sono poi altri medici che si prestavano per la produzione di certificati falsi e persino un poliziotto di Terracina che nel frattempo è deceduto, suicida all’interno del commissariato di polizia in seguito alla scoperta di essere indagato, che in un caso aveva falsamente dichiarato di essere stato testimone di un finto incidente stradale.

Nel corso dell’indagine i finanzieri hanno quindi documentato gli stratagemmi utilizzati dagli appartenenti dell’associazione per delinquere per intascare i risarcimenti e le parcelle, come l’autoriciclaggio consumato attraverso le giocate nei casinò. In questo caso, secondo gli inquirenti P.D.P. si sarebbe avvalso dell’aiuto di un faccendiere fondano, che avrebbe utilizzato 22 assegni circolari, per un totale di 220.000 euro, per acquistare fiches all’interno dei casinò di Venezia e Saint Vincent, che utilizzava per piccole puntate, prima di farle cambiare nuovamente in contanti e ottenere una liquidità. Inoltre P.D.P. avrebbe utilizzato i proventi dell’attività illecita anche per acquistare appartamenti, terreni e una villa in località Cucuruzzo a Fondi, pagata una somma irrisoria, ma sottoposta poi a lavori di ristrutturazione che l’hanno trasformata in un’abitazione di lusso. Infine i finanzieri hanno individuato le false compravendite di auto, con bonifici che la moglie di P. D.P. effettuava in favore di soggetti che poi restituivano il denaro in contanti.

Nel frattempo tutti gli indagati hanno ricevuto l’avviso di garanzia per la conclusione delle indagini preliminari, ma nel corso dell’inchiesta la Procura aveva chiesto l’applicazione delle misure cautelari per cinque coinvolti che il Tribunale di Latina ha respinto. I successivi appelli del pubblico ministero al Tribunale del Riesame di Roma erano stati accolti, con l’applicazione di misure per tutti tranne che per uno, ma la Suprema Corte di Cassazione aveva annullato una prima volta rinviando gli atti al Riesame, che poi aveva di nuovo confermato le misure, con un’ordinanza annullata lo scorso febbraio ancora una volta dalla Cassazione, con l’ulteriore invio degli atti per ripetere l’appello. Confermati invece i sequestri di beni finalizzati alla confisca, a carico di P. D.P., per un valore di oltre 880.000 euro.

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