Omicidio Thomas Bricca, il dolore di mamma Federica: “Chi ti ha fatto questo deve pagare”

A quasi due mesi dal delitto di suo figlio, Federica Sabellico torna a chiedere giustizia: "Non esistono giustificazioni per un tale scempio"

Alatri – “Chi ti ha fatto questo DEVE pagare…Non esistono giustificazioni per un tale scempio…”. È il grido di dolore di una mamma a cui è stato strappato un figlio, ucciso a soli 19 anni in una fredda serata d’inverno. Federica Sabellico, la mamma di Thomas Bricca, affida il suo strazio ai social. Sul suo profilo Facebook è tornata a condividere un’immagine che, da sola, vale più di mille parole. Ritrae la sua mano mentre stringe quella di Thomas nei suoi ultimi istanti di vita, in quell’ospedale dove suo figlio ha lottato tra la vita e la morte per quasi tre giorni.

Era il 30 gennaio scorso quando due sicari, killer e complice, giunsero in Largo Cittadini, sotto al Girone ed aprirono il fuoco. Tre i colpi esplosi, uno raggiunse Thomas alla testa. Il giovane si spense al San Camillo di Roma il 2 febbraio. A quasi due mesi dall’agguato mortale, mamma Federica, papà Paolo Bricca, i fratelli di Thomas, i familiari, gli amici e l’Italia intera attendono che sia fatta giustizia. E Federica Sabellico torna a chiedere che chi le ha portato via il suo angelo paghi il suo conto con la giustizia.

Il punto sulle indagini

Ad oggi le indagini sull’omicidio hanno portato all’iscrizione di tre persone sul registro degli indagati. Il ventunenne Mattia Toson e suo padre Roberto, 47 anni, con le accuse di concorso in omicidio e detenzione illecita di armi e Luciano Dell’Uomo, nonno acquisito di Mattia, sospettato di aver mentito per coprire gli stessi Mattia e Roberto. L’accusa della Procura della Repubblica nei suoi confronti è quella di aver tentato di distruggere una pistola scacciacani, poi rinvenuta dagli uomini dell’Arma, e di aver sottratto il sistema di video sorveglianza della sua abitazione facendo sparire anche la scheda di memoria. Quelle immagini potevano essere utili per risalire agli spostamenti di padre e figlio nelle ore immediatamente precedenti ed in quelle successive all’agguato. 

Roberto Toson e suo figlio Mattia

Intanto, si continua a scavare negli alibi dei sospettati e, in tal senso, fondamentali saranno le risultanze degli accertamenti tecnici non ripetibili sullo smartphone di Mattia Toson e su quello del fratello Niccolò che, lo ricordiamo, non risulta indagato. Gli uomini del Racis, nella mattinata del 21 marzo scorso, hanno esaminato l’IPhone di Mattia e ora toccherà a quello del fratello minore. La perizia è in programma il prossimo lunedì 3 aprile. Sui telefoni cellulari dei ragazzi potrebbero esserci le risposte che gli inquirenti cercano e prove utili a confermare i sospetti.

Al momento, stando a quanto ricostruito dagli investigatori, Mattia e Roberto Toson potrebbero essere i due uomini in sella scooter dal quale sono stati esplosi i colpi mortali. Da stabilire chi guidava e chi ha sparato. Un quadro accusatorio che, però, non è ancora completo. In questa direzione gli inquirenti stanno lavorando per raccogliere elementi utili ad inchiodare padre e figlio sui quali, sin dal giorno del delitto, si sono concentrati sospetti ed accuse.

Dalle prime indiscrezioni trapelate a seguito della perizia del Racis sull’IPhone di Mattia, lo stesso sarebbe risultato spento all’ora dell’agguato mortale. Perché mentre Thomas veniva ucciso quel telefonino era spento? E dov’erano in quei momenti Mattia e suo padre? Il primo avrebbe fornito un alibi già in parte smontato. La sua presenza alla famosa festa in un agriturismo non lo scagionerebbe. A quel compleanno Mattia sarebbe arrivato – secondo testimoni chiave – alle 21.00, pallido in volto e visibilmente agitato ed avrebbe chiesto dell’acqua per calmarsi. Circa un’ora di ‘buco’, dunque, dalla sparatoria al suo arrivo nel locale. Il padre, invece, essendo sottoposto a misura cautelare, alle 21.00 doveva necessariamente essere a casa ma prima dov’era?

Le risposte ai tanti interrogativi ancora in piedi potrebbero arrivare proprio dalle risultanze degli accertamenti tecnici sugli IPhone sequestrati ai fratelli Toson. È verosimile che – se fosse confermata l’ipotesi dello scambio di persona – killer e complice, una volta resisi conto dello sbaglio, possano aver compiuto dei ‘passi falsi’. Ulteriori risvolti sul fronte delle indagini, che continuano ad andare avanti nel più stretto riserbo, potrebbero arrivare già nei prossimi giorni. La speranza è che la verità sul delitto di Thomas Bricca possa finalmente venire a galla.

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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