Petrolio, le riserve mondiali ai minimi da dieci anni: cresce il timore di una crisi energetica globale

Il rallentamento del traffico nello stretto di Hormuz alimenta tensioni sui mercati. Gli analisti temono problemi di approvvigionamento

Le riserve mondiali di petrolio stanno diminuendo rapidamente e gli esperti iniziano a guardare con crescente preoccupazione non soltanto all’aumento dei prezzi, ma anche al rischio concreto di carenze nelle forniture energetiche. Uno scenario che potrebbe avere effetti pesanti sull’economia globale, tra industria, trasporti e consumi.

A pesare in maniera decisiva continua ad essere la situazione nello stretto di Stretto di Hormuz, snodo strategico attraverso cui passa circa il 20% del petrolio mondiale. Il traffico delle petroliere nell’area procede ancora con forti rallentamenti, aumentando la pressione sui mercati internazionali e alimentando nuove tensioni sul fronte energetico.

Scorte sempre più basse

L’ultimo allarme arriva dagli analisti di UBS, secondo cui le scorte globali di greggio potrebbero scendere entro la fine di maggio a circa 7,6 miliardi di barili, il livello più basso registrato dal 2016. Solo pochi mesi fa, a febbraio, le riserve mondiali erano stimate intorno agli 8,2 miliardi.

Il progressivo svuotamento dei depositi non sarebbe stato fermato nemmeno dal ricorso alle riserve strategiche da parte di alcuni governi e dal rallentamento della domanda osservato nel mese di aprile. Secondo gli esperti, il mercato continua infatti a vivere una fase di forte squilibrio tra domanda e disponibilità reale di petrolio.

Il timore di una scarsità reale di forniture

Se nei mesi scorsi la principale preoccupazione riguardava soprattutto il caro carburanti, adesso il quadro appare più delicato. Gli operatori iniziano infatti a temere possibili difficoltà concrete nell’approvvigionamento energetico, soprattutto nelle aree maggiormente dipendenti dalle importazioni.

Le riserve, inoltre, non risultano distribuite in maniera uniforme nel mondo: alcuni Paesi potrebbero trovarsi molto più vulnerabili di altri in caso di ulteriori interruzioni delle rotte commerciali o di un peggioramento della crisi nel Golfo Persico.

Prezzi del greggio in forte crescita

Nel frattempo il petrolio continua a correre sui mercati internazionali. Dall’inizio della crisi nell’area del Golfo, il Brent ha superato quota 100 dollari al barile dopo un aumento vicino al 50%, mentre il Wti americano oscilla attorno ai 110 dollari.

Una volatilità che mantiene alta la tensione anche sui mercati finanziari e che rischia di avere ripercussioni dirette sui prezzi dei carburanti, sui costi di produzione e sull’inflazione globale.

Gli analisti non escludono ulteriori rialzi nelle prossime settimane se la situazione nello Stretto di Hormuz dovesse continuare a peggiorare o se le scorte mondiali dovessero ridursi ancora.

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