Dopodomani, mercoledì 8 luglio, una conferenza stampa convocata da Regione Lazio e Unindustria servirà a presentare i nuovi obiettivi del Piano Industriale del Lazio. Saranno presenti Francesco Rocca, presidente Regione Lazio; Roberta Angelilli, vicepresidente e assessore Sviluppo economico, Commercio, Artigianato, Industria, Internazionalizzazione Regione Lazio; Giuseppe Biazzo, presidente Unindustria. Modera i lavori: Fabio Carducci, Capo della Redazione di Roma de Il Sole 24 Ore.
Va ricordato che il Piano industriale 2025 si poneva obiettivi minimi a 4 anni e perciò verificabili al 2029, come la crescita dimensionale delle aziende: ne dovrebbero nascere 190 medie e 1260 piccole; l’incremento di 13mila posti di lavoro nel manifatturiero a media ed alta tecnologia: e 7 miliardi ed 800milioni di export in più. Sotto la guida e il coordinamento del prof. Giuseppe Russo, direttore del Centro Einaudi ed economista esperto di sviluppo territoriale, il piano industriale, dopo una serie di passaggi e sessioni tematiche e territoriali durante il 2024, venne presentato il 26 febbraio 2025, con l’impegno ad aprire la fase operativa.
Il Consorzio industriale ente abilitante per l’attrattività delle aree
Siamo ora, quindi, al primo intervento di aggiornamento evidentemente necessario a rendere raggiungibili gli obiettivi. Il piano è stato adottato dal Consorzio Industriale con delibera del marzo 2025. Tra l’altro, spicca una sezione dedicata proprio al Consorzio, che rappresenta l’evoluzione e l’accorpamento dei consorzi industriali regionali, incluso quello frusinate (Asi) e del Cassinate (ex Cosilam). L’ente, si sottolinea, ha “grande potenziale in termini di promozione e gestione di progetti strategici di innovazione industriale”. È in grado di programmare interventi infrastrutturali per la localizzazione e manutenzione dei servizi nelle aree industriali. Può intervenire sul recupero dei siti dismessi e sulla pianificazione territoriale integrata. Si suggerisce la predisposizione di un Piano Pluriennale degli investimenti, condiviso con le imprese, e il riconoscimento del Consorzio come ente abilitante per l’attrattività delle aree industriali regionali.
Il Consorzio dovrebbe coordinarsi con altri enti e includere tutte le aree industriali strategiche, come quella del Cassinate, elevando gli standard dei servizi. Il settore automotive viene citato tra i comparti industriali strategici del Lazio: secondo il documento dello scorso anno impiega circa 80.000 addetti nella regione ed è ancora considerato uno dei settori trainanti insieme a farmaceutica, aerospazio, ICT, ecc. Pur non essendo menzionata direttamente nella pianificazione adesso aggiornata, Stellantis rappresenta il principale attore industriale del settore automotive nel Cassinate (stabilimento di Piedimonte San Germano, ex FCA). Il documento 2025 sottolinea la necessità di valorizzare i settori “che tirano” e di sostenere la crescita dimensionale delle imprese, l’occupazione qualificata e l’export, obiettivi che coinvolgono direttamente il distretto automotive del Cassinate.
Riqualificazione delle zone produttive in chiave di ambiente e sicurezza
Il piano 2025 perciò puntava sullo sviluppo di programmi di internazionalizzazione e conservazione delle multinazionali (come Stellantis) e attrazione di nuovi investimenti. E inoltre sul potenziamento delle infrastrutture e dei servizi nelle aree industriali del Cassinate per favorire la competitività del settore automotive. Il “Cassinate” non è citato nominalmente nella programmazione, ma viene implicitamente incluso tra le “aree industriali strategiche della regione” che il Consorzio Industriale del Lazio deve valorizzare e rendere più attrattive. Quindi anche il “cratere auto” del sud Lazio avrebbe dovuto beneficiare della riqualificazione delle aree industriali in chiave ESG (ambiente, sicurezza, decoro), dell’efficientamento delle infrastrutture energetiche, digitali e di viabilità intra e inter poli produttivi.