Quando il cibo diventa spettacolo: il lato oscuro e pericoloso delle sfide alimentari sui social

Dal mukbang alle eating challenge estreme, milioni di visualizzazioni e un prezzo altissimo per la salute di creator e spettatori

All’inizio erano video curiosi, quasi folkloristici. Un uomo davanti a una webcam, piatti colmi fino all’inverosimile, un pubblico che osservava tra stupore e incredulità. Da lì, nel giro di pochi anni, il mangiare è diventato una performance globale. Oggi le cosiddette eating challenge dominano TikTok, YouTube e Instagram: pizze extralarge da divorare in pochi minuti, montagne di hamburger, dolci industriali consumati senza sosta. Il tutto trasformato in intrattenimento, con premi, sponsorizzazioni e milioni di clic.

In Italia il fenomeno ha trovato terreno fertile tra creator pronti a spingersi sempre oltre per attirare attenzione. Ristoranti e pizzerie cavalcano l’onda, proponendo sfide a tempo con porzioni fuori scala: chi riesce a finire vince, chi fallisce diventa comunque parte dello spettacolo. Il risultato è una gara continua all’eccesso, dove lo stomaco diventa un palcoscenico e il limite un ostacolo da superare.

Dalle origini asiatiche alla viralità globale

Il mukbang nasce in Corea del Sud all’inizio degli anni Dieci, come risposta a un problema sociale: mangiare da soli. Le dirette servivano a creare compagnia virtuale, a condividere un momento quotidiano. Con il tempo, però, il formato si è deformato. Le porzioni sono cresciute, i cibi sono diventati sempre più calorici e la componente relazionale ha lasciato spazio alla spettacolarizzazione.

L’arrivo dei video brevi e degli algoritmi ha fatto il resto. Più il contenuto è estremo, più viene premiato. Così il mangiare smette di essere nutrimento e diventa una prova di resistenza, una sfida a colpi di calorie. Un meccanismo che intercetta soprattutto un pubblico giovane, attratto dal sensazionalismo e poco consapevole delle conseguenze.

Come funzionano le sfide

Le formule sono molteplici ma ruotano tutte attorno allo stesso principio: stupire.
C’è chi mangia da solo quantità spropositate davanti alla telecamera, commentando tra un boccone e l’altro. Chi gareggia contro amici o follower. Chi aderisce a challenge a tema, legate a festività o trend stagionali. E poi esistono le versioni più estreme, dove contano la velocità, la sofferenza o il rischio: cibi piccantissimi, sessioni interminabili, combinazioni pensate più per scioccare che per essere consumate.

La regia è studiata nei minimi dettagli: primi piani, suoni amplificati, reazioni enfatizzate. Negli ultimi tempi, filtri ed effetti digitali hanno reso il tutto ancora più artificiale, spingendo l’asticella dell’eccesso sempre più in alto.

Un conto salato per il corpo e la mente

Dietro l’apparente leggerezza di questi contenuti si nascondono rischi concreti. Sul piano fisico, l’ingestione di migliaia di calorie in poche ore mette sotto stress l’organismo: problemi digestivi acuti, dilatazione gastrica, soffocamento, fino a eventi cardiovascolari. L’esposizione ripetuta a queste pratiche favorisce sovrappeso, obesità e patologie metaboliche.

Ma il danno non si ferma al corpo. La dimensione psicologica è altrettanto critica. Trasformare il cibo in una prestazione può alimentare disturbi del comportamento alimentare, sia in chi produce i contenuti sia in chi li guarda. L’idea che l’eccesso sia normale, persino applaudito, contribuisce a un rapporto distorto con l’alimentazione e con l’immagine di sé.

L’effetto sugli spettatori più giovani

Il pubblico più esposto è quello degli adolescenti. La continua visione di abbuffate normalizza comportamenti che nella realtà sono pericolosi. Non è raro che ragazzi tentino di imitare quanto visto online, senza alcuna consapevolezza dei limiti del proprio corpo. A questo si aggiunge una comunicazione nutrizionale spesso fuorviante, veicolata da influencer privi di competenze ma dotati di enorme visibilità.

Tentativi di argine e responsabilità

Le piattaforme hanno iniziato a introdurre restrizioni sui contenuti più estremi, ma la regolamentazione resta fragile. Il confine tra intrattenimento e rischio è sottile, e spesso viene superato in nome delle visualizzazioni. Intanto, organizzazioni sanitarie e istituzioni richiamano l’attenzione sul ruolo dei social come fattori che influenzano la salute pubblica.

Serve un cambio di prospettiva. Ai creator viene chiesto maggiore senso di responsabilità, agli utenti spirito critico, alle famiglie attenzione. Perché dietro l’illusione di una sfida divertente si nasconde una realtà ben più complessa.

Le abbuffate in diretta raccontano molto del nostro tempo: la solitudine mascherata da intrattenimento, la ricerca di consenso trasformata in spettacolo, il corpo usato come strumento per ottenere visibilità. In un ecosistema digitale che premia l’eccesso, la vera sfida non è mangiare di più, ma fermarsi in tempo.

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Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli, giornalista pubblicista, specializzata in sport ma con una passione anche per musica, cinema, teatro ed arti. Ha collaborato per diversi anni con il quotidiano Ciociaria Oggi, sia per l'edizione cartacea che per il web nonché con il magazine di arti sceniche www.scenecontemporanee.it. Ha lavorato anche come speaker prima per Nuova Rete e poi per Radio Day e come presentatrice di eventi. Ha altresì curato gli uffici stampa della Argos Volley in serie A1 e A2 e del Sora Calcio.

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