Rifiuti-gate, la discarica “s’ha da fare”: Cerreto e Panaccioni sul podio. La misura dei giochi politici è colma

Rocca parla di due discariche necessarie in provincia. Serviranno per ripulire la Capitale? Il possibile accordo e le ipotesi sul tavolo

Rifiuti-Gate – “La soluzione non è solo la discarica”, scandiva il presidente Saf Fabio De Angelis nell’intervista del 13 marzo richiamata la scorsa puntata. LEGGI QUI La “soluzione” – si fa per dire – sembrano essere, infatti, ben due discariche. Stando all’uscita tutta da interpretare del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che ad “Un Giorno da Pecora”, il talk show in onda su Rai Radio1, il 14 marzo ha dichiarato che entro l’estate nel territorio regionale del Lazio saranno individuate due discariche al servizio di Frosinone e una potrebbe essere quella di Roccasecca.

“Il Lazio oggi ha una sola discarica a Viterbo che è la pattumiera di tutta la Regione, a causa delle responsabilità della giunta Zingaretti e quindi del Pd. Roccasecca? Sì, vedo che vi siete informati, è uno dei luoghi sul tappeto, ma ci sono valutazioni in corso”. – Ha detto Rocca. A Cerreto, del resto, i lavori del quinto bacino erano iniziati. Non completati. La società proprietaria aveva abbozzato lo scavo della vasca. Problemi giudiziari a parte, completare l’invaso e dare un altro milione di tonnellate di autonomia sarebbe una bazzecola.

Cerreto e Panaccioni sul tavolo?

La seconda discarica – data per scontata la volontà di riaprire Cerreto – quale sarebbe? Vuoi vedere che ci sono spazi nel sito dei Panaccioni che possono essere usati ancora per i sovvalli Saf? Potrebbe essere questa la ragione per cui la società di Provincia e Comuni ha deciso di acquistare la proprietà del sito (725K), mentre tutti pensavano che la finalità più ovvia potesse essere quella di occuparsi della bonifica (c’è un allarme percolato per le falde idriche), quando ovviamente qualcuno avesse messo i molti soldi necessari? Cerreto e Panaccioni hanno il “pregio” (si fa sempre per dire) di essere utilizzabili in tempi ristretti. Invece il sito di cui finge di occuparsi alacremente la Provincia di Frosinone – ce ne sarebbero 45 in realtà – comporterebbe bene che veda una procedura di almeno tre anni prima di essere funzionante. E qui invece servono subito gli spazi. E non solo per i rifiuti urbani della Ciociaria.

Infatti De Angelis aveva preannunciato – nella stessa intervista citata – proposte ai sindaci per tagliare i costi esorbitanti che si trasformano in debiti insostenibili per i sindaci. Al di là dei fattori interni attivabili, come il miglioramento della produzione di Css-Cdr per i termocombustori, qual è la “magia” possibile per sistemare bilanci Saf e tranquillizzare i soci? La soluzione potrebbe essere quella già vista – e subita dai residenti – da anni. Era l’aprile 2013 quando Ama si servì del Tmb di Colfelice per una delle emergenze rifiuti della Capitale. Nel luglio del 2016 i conferimenti alla Saf avvennero di nuovo. Nel maggio 2019 siamo punto e da capo: altra emergenza ed altra immondizia capitale a Colfelice. Febbraio 2024: di nuovo aree della capitale sommerse da buste e scarti di ogni tipo. L’anno santo si avvicina e il sindaco Gualtieri prega per il termovalorizzatore (ancora tutto da costruire ma è stagione di miracoli) che dovrebbe far sparire tutta l’immondizia romana che, nel frattempo, Ama manda in giro in Italia e all’estero, spendendo cifre insensate per una capitale perennemente umiliata dalla sporcizia e ai minimi europei quanto a decoro urbano.

Il possibile accordo per ripulire Roma dai rifiuti

Allora l’accordo possibile, l’ennesimo, è di far ri-trattare rifiuti della Città Eterna al Tmb Saf, Ama ne prenderebbe indietro una parte (triturata e imballata) e Saf ne manderebbe in discarica l’altra. Potrebbe essere un’altra operazione una tantum, ma da 8-10 milioni di euro. La trovata non è nuova. E’ inquinante, visto l’impatto dei camion senza contare le emissioni (che sarebbero state nel frattempo tecnicamente limitate). Ma aiuta i conti di una società asfittica.

Lo scorso anno abbiamo scoperto – leggendo i giornali – che la Saf non esisterà più nella versione industriale che conosciamo (vecchia, inefficiente e pressoché fuori mercato) ma si trasformerà nella “Fabbrica di materiali”: a seguito di un processo di modernizzazione che si sarebbe dovuto chiudere entro la fine del 2023, secondo quanto dichiarato dal direttore tecnico. Ma pare che, oggi come oggi, Saf sia ancora un semplice impianto di trattamento meccanico e biologico di rifiuti indifferenziati. Oltretutto senza strutture di sbocco proprietarie, sia in termini di indifferenziato che di trattamento dell’umido (quanto alla plastica abbiamo parlato di Remat che va solo a far concorrenza a privati che già gestiscono l’intero mercato).

Intanto, il biodigestore di Anagni pare un discorso ormai fermo, in attesa di trovare un partner con competenze, degno di succedere ad A2A. Operazione difficile, perché Acea ambiente non pare interessata e, francamente, non è neppure paragonabile quanto ad expertise di settore con milanesi e bresciani. Peraltro ormai di umido si occuperà un privato: Ares Ambiente di Piedimonte San Germano starebbe per lavorare a pieno regime producendo compostaggio e, quindi, operando nella “trasformazione dei rifiuti organici in compost di alta qualità, ricco di nutrienti, che può essere utilizzato come ammendante per il suolo e le coltivazioni. Coniuga due esigenze: la corretta gestione degli scarti organici, la reintegrazione e l’incremento del contenuto di sostanza organica dei suoli agricoli”.

La misura dei poltronifici è colma

Insomma cari sindaci proprietari di Saf, inutile sprecare risorse – che poi non ci sono – su questo fronte di pseudo imprenditorialità. Il problema vero è ripensare l’intera mission del Tmb di Colfelice che appare sempre di più solo come una fabbrica di costi più che di materiali. L’impennata delle tariffe che stanno per subire i cittadini, al di là delle rassicurazioni sul fatto che possa essere riassorbita dalla restituzione del bonus ecologico ad alcuni Comuni e dalle rateizzazioni per altre amministrazioni, è l’indice di una misura colma per gli assoggettati alla Tari e di una inefficienza strutturale fondata sull’emergenza senza fine. Questa storia dei rifiuti non può ridursi ad assi politici trasversali e poltronifici. Perché è di quelle che ti cambiano la qualità della vita, te la possono avvelenare, senza far rumore, “limitandosi” a svuotarti il portafogli. Come se scivolare giù da quella china maleodorante e inquinante sia cosa normale. Ineluttabile. (QUI la prima puntata; QUI la seconda; QUI la terza; QUI la quarta).

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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