Rottamazione Quinquies 2026: la nuova pace fiscale tra attese, realtà e consapevolezza

La misura promessa dal Governo potrebbe rappresentare un’occasione per milioni di contribuenti, ma serve chiarezza e prudenza

In questi giorni se ne parla ovunque. L 2026, inserita nel disegno della prossima Legge di Bilancio, promette di offrire una nuova possibilità a chi vive da anni sotto il peso delle cartelle esattoriali. In Italia si contano oltre 22,8 milioni di contribuenti con debiti pendenti verso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, e circa 16 milioni – quasi il 70% – potrebbero rientrare nel perimetro della nuova sanatoria.

Tra attese, dichiarazioni e bozze di legge, è però importante essere chiari: la misura non è ancora in vigore e il testo potrà subire modifiche prima dell’approvazione definitiva. Tuttavia, alcune indicazioni sono già delineate.

Cosa prevede il testo in discussione

Secondo l’articolo 23 del disegno di legge, è prevista una “definizione agevolata” dei debiti iscritti a ruolo tra il 2000 e il 2023. In pratica, chi aderirà potrà pagare soltanto il capitale originario e le spese di notifica o procedura, senza sanzioni, interessi di mora o aggio di riscossione.

La principale novità riguarda le modalità di pagamento: fino a 54 rate bimestrali, cioè nove anni di tempo per saldare. Gli interessi sulle rate saranno del 4% annuo, ma solo a partire dal 1° agosto 2026. La prima scadenza è fissata al 31 luglio 2026.

La differenza con la Rottamazione Quater

La precedente Rottamazione Quater (DL 34/2023 convertito in L. 56/2023) aveva mostrato un limite evidente: molti piani di pagamento si sono interrotti per mancanza di liquidità. Le rate erano troppo ravvicinate e le prime tre particolarmente onerose. Il risultato è stato che una larga parte dei contribuenti è decaduta dalla misura.

La nuova Quinquies nasce proprio per correggere questi problemi, rendendo il percorso più sostenibile e realistico. Non si tratta di un condono, ma di un modo per rendere effettivamente possibile ciò che sulla carta era già previsto.

Chi potrà beneficiarne

Potranno aderire tutti i contribuenti con cartelle affidate all’Agenzia delle Entrate-Riscossione entro il 31 dicembre 2023.

Resteranno esclusi:

•chi non ha mai presentato dichiarazioni fiscali

•chi è stato accertato per evasione totale o frode

•chi, pur avendo debiti, non può sostenere nemmeno il pagamento del capitale

In questi casi, esistono altri strumenti previsti dalla legge, come le procedure di sovraindebitamento del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019), che consentono – sotto il controllo del tribunale – di rinegoziare o cancellare parte dei debiti, comprese le cartelle esattoriali.

Cosa conviene fare adesso

Non è ancora possibile presentare domanda, poiché manca l’approvazione definitiva e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Ma aspettare non significa restare fermi.

Chi ha debiti dovrebbe iniziare a verificare la propria posizione sul portale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, chiedendo l’estratto di ruolo completo, raccogliere la documentazione e controllare le date di notifica delle cartelle. È consigliabile farsi assistere da un professionista esperto per valutare se conviene aderire o se esistono alternative più vantaggiose.

Ogni situazione è diversa, e in alcuni casi la soluzione migliore è già prevista dalla normativa vigente, senza dover attendere una nuova sanatoria.

Un’occasione per ripartire, ma con consapevolezza

La Rottamazione Quinquies 2026 rappresenta un segnale positivo: lo Stato riconosce che molti contribuenti non vogliono sottrarsi ai propri doveri, ma desiderano poterli adempiere in modo sostenibile.

Sarà davvero una misura utile? Dipenderà da come verrà scritta la versione definitiva e, soprattutto, da quanto sarà accessibile a chi vuole davvero ripartire.

Nel frattempo, è fondamentale informarsi solo da fonti ufficiali e non lasciarsi trascinare da annunci prematuri o promesse infondate. Quando la legge sarà approvata, ci sarà tempo per agire. Ma, come sempre, chi arriva preparato è un passo avanti. – Fonte www.consumerismonoprofit.it –

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