“Sgarbi portaci a put**ane”, il coro da stadio al Gonfalone fa il giro del web: esplode la polemica

Il Centro Antiviolenza "Fammi Rinascere" prende le distanze dal grave episodio e pretende delle doverose scuse

Arpino – L’onorevole Vittorio Sgarbi, primo cittadino della Città di Cicerone, al Gonfalone con indosso il costume del brigante De Cesaris da Sonnino. Le immagini hanno fatto il giro del web tra plausi e qualche critica. Grande il sostegno da parte dei cittadini: per la prima volta un politico ha indossato il tradizionale costume ciociaro sfilando per le strade della città. E non un politico qualunque ma un Sottosegretario della Repubblica, un critico d’arte noto in tutta Italia. Quel costume ha avuto una “vetrina” di valenza nazionale e con esso il Gonfalone, una manifestazione folkloristica della tradizione che si ripete con vivacità da decenni animando le varie contrade della città.

Fin qui tutto bene, tutto apprezzabile. Forse, però, a qualcuno è sfuggito che, proprio nell’ambito di quella manifestazione, il primo cittadino è stato accolto con cori da stadio da un folto gruppo di giovani al grido di “Sgarbi portaci a put**ane”. E, a ben vedere, anche queste immagini hanno fatto il giro del web suscitando rabbia e sdegno soprattutto da parte di chi, ogni giorno, si batte per i diritti delle donne e lotta contro la violenza di genere. Un’altra “vetrina” della quale, però, c’è poco da vantarsi.

A diffondere il video, nel quale si sentono chiaramente i cori e si vede il sindaco passare davanti ai giovani “cantautori ciociari” sfoggiando un bel sorriso, il Centro Antiviolenza “Fammi Rinascere” che prende le distanze dal grave episodio. Chi sembra, invece, non aver preso le distanze, facendo finta di nulla e, addirittura, alzando il braccio a ritmo di “Sgarbi portaci a put**ane” è proprio lo stesso Sottosegretario alla Cultura. E, come lui, i fedelissimi che lo hanno accompagnato nel tour delle contrade vestito da “brigante”.

Forse, sarebbe bastato che il primo cittadino, anziché sorridere, si fosse fermato disapprovando i cori e mettendo a tacere i giovani “tifosi del meretricio” che pure ha una lunga “tradizione”, come il Gonfalone, ma che di folkloristico e culturale ha ben poco. Anzi, in un’epoca nella quale è quantomai urgente diffondere una cultura della non violenza nei confronti delle donne, il silenzio dei rappresentanti delle istituzioni appare a dir poco fuori luogo e fuori tempo. Far finta di nulla, voltarsi dall’altra parte, prenderla come una “ragazzata” è esattamente quello che la società ha fatto fino ad oggi. Ma se parliamo di un necessario cambio di passo chi, se non la politica e le istituzioni devono iniziare a camminare nella giusta direzione?

Il Centro antiviolenza sulle donne “Fammi Rinascere” pretende delle scuse

“Durante il Gonfalone il primo cittadino è stato accolto da una schiera di ragazzi che urlano a squarciagola: “Sgarbi portaci, portaci a pu**ane!”. E lui è lì che se la ride dandogli anche il tempo…Cosa ci sarà da ridere poi chissà! Ma di cosa stiamo parlando? Cosa stiamo insegnando ai giovani? Che tutto ciò è consentito? Che tutto questo è permesso? Ma anche no! Il centro antiviolenza Fammi Rinascere prende le distanze e non si renderà più partecipe ad iniziative a difesa delle donne sul territorio se non saranno pubblicamente fatte le opportune e dovute scuse! E ci domandiamo, perché nessuno della giunta ha tentato di zittire questo coro?”. – Questo il duro sfogo del Centro antiviolenza.

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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