Il campo aveva consegnato al Sora una salvezza sofferta ma meritata. Le settimane successive, invece, hanno aperto uno scenario ben più complesso, trasformando l’estate bianconera in un susseguirsi di interrogativi, indiscrezioni e timori che oggi tengono con il fiato sospeso un’intera città.
Il punto di partenza è noto. Al termine della stagione il presidente Angelo Tinto, attraverso un comunicato ufficiale, ha manifestato la volontà di cedere la società. Da quel momento le voci si sono rincorse senza sosta, fino ad arrivare alle indiscrezioni degli ultimi giorni che parlano di possibili interessamenti provenienti dalla provincia di Latina e persino di un eventuale trasferimento del titolo sportivo attraverso operazioni societarie che allontanerebbero il calcio di Serie D dalla città volsca.
Uno scenario che ha immediatamente allarmato la tifoseria. Sui social e nei luoghi di ritrovo del popolo bianconero si respira preoccupazione. I sostenitori del Sora chiedono certezze e guardano anche alle istituzioni cittadine affinché possano contribuire a preservare un patrimonio sportivo che da oltre un secolo rappresenta una parte importante dell’identità della città.
Eppure appena poche settimane fa il Sora aveva conquistato una permanenza in Serie D che sembrava poter rappresentare il punto di partenza per una nuova programmazione. La formazione bianconera aveva chiuso una stagione tormentata, caratterizzata da cambi in panchina, risultati spesso imprevedibili e una continua lotta per la permanenza. La salvezza definitiva è arrivata senza passare dai playout grazie alla decisione della Corte Federale d’Appello che ha inflitto undici punti di penalizzazione al Chieti per inadempienze nei confronti dei propri tesserati. Una sentenza che ha ridisegnato la classifica del girone F, facendo precipitare gli abruzzesi al terzultimo posto e garantendo al Sora un margine sufficiente per evitare gli spareggi.
Oggi, però, le questioni sportive sono passate in secondo piano rispetto alle vicende societarie.
Sul fronte societario è stato lo stesso Angelo Tinto, ai nostri microfoni, a fare chiarezza sulle indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, a partire da quella che lo voleva prossimo numero uno dell’Aversa Calcio.
«Non sarò il nuovo presidente dell’Aversa. In passato abbiamo avuto rapporti e ci sono stati incontri perché abbiamo dato una mano a quella società, ma non c’è assolutamente nulla di vero nelle voci che stanno circolando».
Ancora più netta la risposta riguardo al presunto trasferimento del titolo sportivo fuori città, nello specifico dell’Atletico Pontinia.
«C’è un gruppo di imprenditori laziali interessati al Sora, tra i quali figurano anche alcuni operatori economici dell’area pontina. Con loro non chiuderò prima di lunedì, ma posso dire che, almeno ad oggi, il titolo resta a Sora. Prima di arrivare a una decisione definitiva sto comunque valutando altre possibilità. Questa mattina ho incontrato Mario Russo, ex presidente della Palmese, e nel pomeriggio vedrò altri imprenditori. Al momento non c’è nulla di concluso».
Il presidente uscente sottolinea le difficoltà, che a suo dire, avrebbe incontrato durante la sua esperienza alla guida del club. «Se dovessi arrivare a giugno o luglio senza una soluzione e la cessione si concretizzasse soltanto all’ultimo momento, eventuali scenari diversi non dipenderebbero da me. Oggi però non siamo in quella situazione. Anche se sto lasciando perché mi sono sentito poco sostenuto dal primo cittadino, dall’Ente comunale, dal popolo, non ho alcun piacere nel vedere sparire il calcio da Sora».
Poi l’affondo sul contesto economico cittadino. «Portare imprenditori a investire qui è estremamente difficile. Il territorio offre poco in termini di ritorno economico. Lo dico al sindaco e all’amministrazione: bisognerebbe fare qualcosa in più per rendere la città più attrattiva per chi vuole investire nello sport. Il calcio non si sostiene soltanto con i soldi dei proprietari».
Infine i numeri, che secondo Tinto raccontano una parte importante del problema: «Abbiamo chiuso con 97 abbonati – regalando persino una maglia ai fidelizzati che avevano scelto la Tribuna – e una media di circa 250 spettatori paganti. Numeri ridicoli per una piazza che sostiene di amare questa squadra. Anche sul fronte degli sponsor la situazione è stata complicata: il primo anno abbiamo raccolto circa 12 mila euro, il secondo circa 70 mila, ma la maggior parte delle aziende arrivava da Cassino, Napoli o Avezzano. Da Sora sono arrivati pochissimi sostegni. Eppure abbiamo sempre pagato stipendi e fornitori, senza lasciare debiti, come invece hanno fatto altri presidenti negli anni passati».
Resta dunque una domanda che accompagna le giornate della tifoseria bianconera: quale sarà il futuro del Sora Calcio?
Le prossime ore potrebbero risultare decisive. Le trattative sono in corso, gli interessamenti non mancano e le rassicurazioni sul mantenimento del titolo in città arrivate dal presidente potrebbero non bastare. Fino alla firma definitiva, l’incertezza continuerà ad accompagnare una piazza che ha appena conquistato la salvezza e che ora chiede di poter guardare al domani con la stessa serenità.