Serie D – Angelo Tinto conferma la volontà di lasciare il Sora. Lo ha fatto nel corso di una conferenza stampa fiume nella quale ha ripercorso gli ultimi due anni di gestione, spiegato le ragioni della decisione maturata negli ultimi mesi e fatto il punto sulle trattative in corso per la cessione del club.
«Come abbiamo già fatto attraverso i comunicati ufficiali, c’è la nostra volontà di lasciare il Sora perché dopo due annate molto difficili per la nostra gestione abbiamo pensato di fare un passo indietro e lasciare la società magari a qualche imprenditore locale», ha esordito il presidente bianconero. «L’imprenditore locale però ancora non è arrivato».
Tinto ha quindi ripercorso una stagione vissuta tra continui cambiamenti tecnici. Dall’avvio con Schettino fino all’arrivo di Giacomarro, passando per il successivo cambio in panchina.
«Con Giacomarro l’inizio sembrava eccellente, poi ha avuto problemi con lo spogliatoio. Mi sono trovato davanti a una scelta importante: esonerare una persona oppure dieci giocatori. Siccome avevamo dato anticipi importanti ai calciatori e c’era questa rottura, ho deciso di allontanare il mister».
Successivamente il club si è affidato temporaneamente a Montemitoli prima di puntare su Scorsini: «Scorsini ci aveva garantito un avvicinamento di imprenditori locali oltre alle qualità tecniche. Purtroppo questo non è successo e c’è stata la rottura. Voglio ringraziare mister Lancia perché ha accettato una situazione non semplice».
Uno dei passaggi più attesi riguardava le trattative per il futuro della società. Tinto ha confermato l’incontro con Mario Russo, ma le sue parole confermano l’impossibilità di un accordo.
«Ci siamo visti ieri. Mi ha fatto una proposta che secondo me non garantiva sicurezza. Ma oltre alla proposta ho notato che non c’era un interesse vero e proprio. Sembrava quasi fosse venuto perché chiamato tante volte».
Il presidente ha aggiunto: «Due o tre settimane fa l’avevo chiamato diverse volte perché avevo sentito parlare di un suo interesse. Lui mi aveva sempre negato questa possibilità. Sono rimasto sorpreso quando poi mi ha chiamato spiegandomi di essere stato contattato da persone di Sora e successivamente dal sindaco».
Tra i nomi accostati al club c’è anche quello dell’imprenditore ceccanese Danny Lunghi: «Mi ha chiamato martedì. Gli ho illustrato tutta la situazione del Sora. Mi ha detto che doveva partire per lavoro in Africa e che sarebbe tornato soltanto tra dieci o quindici giorni».
Una tempistica che Tinto aveva già manifestato di voler escludere: «Io non posso arrivare al 20 o al 30 giugno ancora presidente del Sora perché c’è il rischio di non fare il passaggio e ritrovarmi poi ad affrontare un altro anno che non sono pronto a fare».
Il numero uno bianconero ha confermato anche l’esistenza di altri soggetti interessati, di cui abbiamo parlato già nelle ore scorse: «Ci sono persone di Roma e di Latina fortemente interessate ad acquisire il club».
Proprio sul tema del futuro del titolo sportivo Tinto ha provato a rassicurare l’ambiente: «Ho sentito queste voci che dicono che il titolo verrà spostato. Questa cosa non mi è stata detta e non ho percepito questo rischio. A me hanno assicurato che il titolo rimane a Sora».
Nel corso della conferenza non sono mancate le critiche al territorio. Tinto ha indicato nella mancanza di sostegno economico una delle principali difficoltà incontrate durante la sua gestione.
«Abbiamo fatto calcio a Sora per tre anni. Il primo anno abbiamo raccolto 12 mila euro di sponsor, il secondo circa 70 mila euro. Figuriamoci cosa sarebbe potuto arrivare se si fossero impegnati imprenditori di un livello più alto».
Stesso discorso per gli abbonamenti. «Abbiamo chiuso il primo anno con 67 abbonati e il secondo con 94. Numeri molto simili alle gestioni precedenti».
Tinto ha poi difeso il rapporto con la tifoseria organizzata: «Gli unici veri sorani sono quelli della Curva. Sono quelli che facevano chilometri sotto la pioggia, sotto la neve e sotto il sole. Sul piano calcistico possono contestarmi, ma sul piano amministrativo parlano i conti».
Tra le domande rivolte al presidente anche quella relativa alla situazione economica del club: «Pendenze con i giocatori non ne abbiamo. Abbiamo pagato tutti gli stipendi il giorno dopo la salvezza».
Secondo Tinto, inoltre, il club deve ancora incassare diverse somme: «Dobbiamo ancora recuperare due anni relativi agli appartamenti e al convitto già pagato. Abbiamo vinto il premio giovani arrivando secondi e ci spettano circa 25 mila euro. Ci sono inoltre delle valorizzazioni che devono ancora entrare».
Nel finale il presidente ha respinto le critiche relative alla struttura societaria e alle figure che lo hanno affiancato durante la stagione.
«Il direttore sportivo l’avevamo preso. C’erano figure esperte come Fiorini e Buonamano. Quando ho visto che c’erano situazioni che non portavano benefici al Sora ho preso delle decisioni. Ho eliminato quello che ritenevo il marcio».
Tinto ha chiamato in causa anche l’amministrazione comunale, sostenendo di non aver trovato quel sostegno che riteneva necessario per proseguire il progetto.
«Con il sindaco ci sono stati diversi incontri. Poteva essere impostato un discorso con qualche imprenditore locale, perché oggi il presidente del Sora sono io. Poteva esserci qualcosa che mi desse un motivo per rimanere a Sora, ma questo non è successo».
Infine l’ultimo affondo sul rapporto tra calcio e territorio: «Il calcio dilettantistico deve essere sostenuto dall’amministrazione e dagli imprenditori locali. In altre realtà succede. A Termoli, ad esempio, il sindaco è riuscito a portare sponsor quando la società è rimasta senza presidente. Così si riesce ad andare avanti».
La sensazione è che la partita per il futuro del Sora sia soltanto all’inizio. Tinto ha confermato di voler lasciare, ma al momento la corsa alla successione resterebbe aperta e il destino abbastanza nebuloso…