Stellantis Cassino, sindacato aperto agli investimenti stranieri: purché non nasca una fabbrica-cacciavite

Si prolunga il fermo dello stabilimento che a maggio ha "lavorato" due giorni. La trattativa con Byd resta l'ultima speranza per i lavoratori

La paralisi dello stabilimento automobilistico di Piedimonte San Germano prosegue. Infatti la direzione aziendale Stellantis Cassino ha comunicato, dopo la chiusura della settimana che oggi volge al termine, un ulteriore fermo produttivo per l’unità montaggio nelle giornate di 18-19-20 maggio. Per le unità lastratura e verniciatura le giornate di fermo saranno 18-19 maggio. Pare quasi che tutto sia sospeso in attesa che si concretizzi la vendita del sito produttivo ai cinesi di Byd. Almeno questo stando alle ultime dichiarazioni della vice presidente esecutiva Stella Lì, raccolte a Londra e rilanciate da Bloomberg. – LEGGI QUI – Interpellata sulla possibilità di aver visitato lo stabilimento di Cassino, la manager non ha né confermato e neppure smentito, affermando che Byd ha ispezionato “molti impianti” in Europa. Tra l’altro Stella Li ha citato Maserati come esempio di brand “molto interessante”, ma alcune fonti parlano anche di interessamento ad Alfa Romeo.

De Palma: i siti italiani non sono di Elkann ma dei lavoratori

Il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, all’assemblea dei delegati del sindacato tenutasi a Bari, ha sostenuto come sia “del tutto evidente che io non sono contrario agli investimenti di altri produttori compresi i produttori cinesi nel nostro paese ma loro non possono pensare che noi diventiamo una fabbrica cacciavite, dove si assemblano pezzi prodotti all’estero. Quelle fabbriche non sono solo fabbriche, sono la storia industriale e democratica del nostro paese. Quanti soldi pubblici abbiamo investito nell’industria dell’auto e non abbiamo investito altrove per fare di quella struttura industriale la storia industriale del nostro paese”.

“Non possiamo concedere a John Elkann – presidente di Stellantis – la possibilità di poter negoziare una cosa che non è sua. Lo dico con una provocazione. Ma gli stabilimenti e la capacità produttiva dell’Italia dell’automotive non sono di John Elkann, sono delle lavoratrici e dei lavoratori della fabbriche italiane”, ha scandito il segretario generale della Fiom.

Minotti: vogliamo certezze, lavoro e tornare a costruire auto

“Ci fa piacere apprendere come il sito di Cassino sia diventato “interessante” per gruppi stranieri, soprattutto cinesi, che costruiscono auto – ha dichiarato Gerardo Minotti, segretario Ugl Metalmeccanici Frosinone -. Significa che il sito è sottoutilizzato e quasi abbandonato da Stellantis. Sono anni che Uglm di Frosinone denuncia questa situazione di non lavoro che, assieme al costo dell’energia troppo elevato, sta strozzando le famiglie e le imprese italiane. In tutti gli incontri abbiamo sempre sottolineato l’importanza del sito di Cassino e la professionalità dei lavoratori. Diciamo basta agli annunci: vogliamo certezze, vogliamo il lavoro, vogliamo tornare a costruire automobili, vogliamo un piano industriale con investimenti e nuovi modelli e aspettiamo che Stellantis, il prossimo 21 maggio, faccia chiarezza sul futuro dello stabilimento di Cassino”, ha concluso Minotti.

Nessun confronto col governo italiano prima del 21 maggio

L’attesa è quindi ormai concentrata sulla data del 21 maggio quando il ceo Filosa dovrà scoprire le sue carte sul futuro degli stabilimenti. La politica italiana puntava ad un confronto che avesse preceduto la data dell’Investor Day ma, nonostante i frequenti contatti con l’esecutivo, non c’è l’intenzione di Stellantis di fare annunci e precisazioni prima del 21 maggio. Cassino resta il dossier più sensibile del Gruppo francese, visti i ritardi accumulati sui modelli ibridi delle nuove Stelvio e Giulia e l’affossamento in atto del marchio Maserati, che non compare più neanche nelle classifiche di vendita dei singoli modelli vista l’esiguità dei volumi.

Ecco perché i cinesi oggi appaiono perfino una speranza rispetto ai sei anni di smantellamento operato dai francesi, mentre è scarsa la fiducia che resta in un governo inerme e pronto a farsi sfilare gioielli della manifattura come avviene nelle ultime ore con gli yacht Ferretti finiti ai cinesi o con la società Mermec (Ferrovie dello Stato – segnalamento ferroviario) in vendita ai tedeschi di Siemens. Senza parlare della svendita dell’acciaio in corso giunta alla finale tra indiani e americani. Ma questo è il sovranismo all’italiana.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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