Stop alla shrinkflation, da ieri in vigore le nuove regole sui prodotti “rimpiccioliti”

Il Codacons afferma in una nota: "Provvedimento depotenziato". Resta anche il rischio della cosiddetta “skimpflation”

Da ieri, 15 luglio, sono entrate in vigore le nuove disposizioni introdotte per contrastare la cosiddetta shrinkflation, il fenomeno che consiste nel ridurre la quantità dei prodotti confezionati senza una corrispondente diminuzione del prezzo.

A ricordarlo è il Codacons, spiegando che è scaduto il termine entro il quale l’Unione Europea avrebbe potuto presentare osservazioni sul decreto notificato lo scorso 15 aprile dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. In assenza di rilievi da parte di Bruxelles, il provvedimento è diventato operativo.

Le nuove norme puntano a garantire una maggiore trasparenza nei confronti dei consumatori, anche se rispetto alla versione inizialmente ipotizzata sono state ridimensionate. È infatti scomparso l’obbligo per i produttori di riportare direttamente sulle confezioni una dicitura che segnalasse la riduzione del contenuto rispetto al formato precedente.

Il decreto introduce invece un sistema di comunicazione lungo tutta la filiera commerciale. Quando un prodotto subirà una riduzione della quantità nominale, produttori e distributori dovranno trasmettere ai rivenditori una comunicazione standardizzata contenente le informazioni sulla variazione e la percentuale di aumento del prezzo riconducibile alla diminuzione del contenuto. Tali informazioni dovranno poi essere rese disponibili ai consumatori sia nei punti vendita sia attraverso i canali digitali.

Secondo il Codacons, tuttavia, il provvedimento risulta meno incisivo rispetto a quanto previsto inizialmente. L’associazione ritiene infatti che l’eliminazione dell’obbligo di informare direttamente in etichetta renda più difficile per i consumatori accorgersi della riduzione delle quantità.

La shrinkflation interessa il mercato dei beni di largo consumo, che in Italia vale circa 120 miliardi di euro. Sempre secondo il Codacons, questa pratica determina aumenti “occulti” dei prezzi mediamente compresi tra il 10% e il 18%, con punte che in alcuni casi arrivano fino al 40%. Tra i prodotti maggiormente coinvolti figurano cereali, yogurt, gelati, snack, biscotti e bibite, ma anche detersivi, carta igienica, shampoo, bagnoschiuma e dentifrici.

L’associazione richiama infine l’attenzione anche sul fenomeno della skimpflation, che consiste nella riduzione della qualità delle materie prime o dei servizi offerti senza alcuna diminuzione del prezzo finale. Tra gli esempi più ricorrenti figurano la sostituzione del burro o dell’olio d’oliva con ingredienti meno costosi, come margarina o olio di palma, oppure l’impiego di materie prime di qualità inferiore per contenere i costi di produzione.

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